Mare e depurazione in Calabria, il punto in un convegno a Parghelia

VIDEO | Dal fenomeno della fioritura algale, fino alla moria dei pesci e ai depuratori vetusti un’analisi a 360 gradi dell’argomento. Zoccolo duro la richiesta dei sindaci di non essere lasciati soli

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di Tiziana Bagnato
24 agosto 2021
17:21

«Raramente abbiamo trovato acque cattive dal punto di vista microbiologico». Il direttore scientifico Arpacal Michelangelo Iannone fa chiarezza sulla costa calabrese in questa estate 2021 che si accinge al termine. Temperature alte, sovraccarico dei depuratori legato all’aumento dei turisti e dei bagnanti e fioritura algale, i tre fattori sui quali si è insistito per scattare un’istantanea del nostro mare all’interno del convegno “Buone prassi per la depurazione, mare, ambiente, turismo e sviluppo economico» che ha visto la partecipazione a Parghelia, tra gli altri, del sottosegretario per il Sud e la Coesione Sociale Dalila Nesci e di diversi sindaci del territorio.

I problemi della depurazione

Punto fisso da cui partire resta il sistema di depurazione spesso vecchio e vetusto, ma questi mesi rimarranno caratterizzati da un insieme di elementi concatenati. A partire dalle temperature eccezionali che hanno messo a dura prova la fioritura algale che ha “tinto” di verde il mare rendendolo meno appetibile. Eppure, è stato spiegato nel convegno, i ripetuti prelievi effettuati non hanno rilevato nulla di nocivo per la salute. A rendere quasi esasperata la fioritura algale ci sono però anche i reflui dei depuratori. Depuratori che in questa estate 2021 si sono trovati a dovere gestire un mole di liquidi mai sperimentata prima.


I chiarimenti dell'Arpacal

Il boom turistico che la Calabria ha saggiato ha anche un’altra faccia della medaglia, quindi. Come ad esempio, la diminuzione dell’ossigeno presente nell’acqua che ha comportato a sua volta la moria dei pesci segnalata nelle ultime settimane. Per quanto riguarda poi il problema depurazione in senso stretto l’Arpacal ha chiarito le cose e messo le mani avanti: «Noi controlliamo quanto esce dai depuratori ma non sta a noi indagare, semmai siamo di supporto alle indagini», ha sottolineato il direttore scientifico Michelangelo Iannone.

La necessità dei sindaci

Quando si parla di mare sporco si tende a puntare il dito immediatamente contro i primi cittadini, che per risorse e competenza poco, invece, possono. Ecco perché nell’incontro di Parghelia, al quale hanno preso parte molti sindaci della costa, è emerso in maniera chiara la necessità dei sindaci di allargare la questione all’interno di una dimensione strategica in cui anche altre istituzioni, in primis la Regione, facciano la loro parte.

I presenti al convegno

All’evento hanno preso parte il sindaco di Parghelia Antonio Landro, il sottosegretario al Sud e alla Coesione sociale Dalila Nesci, la presidente dell’associazione “Mare pulito Giordano” Francesca Mirabelli, Antonella Sette, dell’omonima associazione, Giovanni Colace e Pino De Seta per l’amministrazione provinciale di Vibo Valentia, Michelangelo Iannone, direttore scientifico Arpacal, Agazio Tedesco, comandante guardia costiera di Vibo, Emilio Sperone, docente Zoologia Marina all’Unical, Pasquale Ferrazzo, presidente del consiglio comunale di Parghelia. Tra le fasce tricolore quelle di Nicotera, Ioppolo, Ricadi, Tropea, Zambrone, Drapia, Vibo, Briatico, Pizzo, Spilinga, Zaccanopoli.

 

Giornalista
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