Annullata con rinvio la condanna per bancarotta impropria fiscale. Confermate invece le altre contestazioni sulla gestione dela società finanziaria
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La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso presentato da Mario Occhiuto, attualmente senatore di Forza Italia e già sindaco di Cosenza, annullando con rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro limitatamente al capo relativo alla bancarotta fraudolenta impropria da operazioni dolose di natura fiscale, mentre ha confermato tutte le altre condanne pronunciate nel processo sul fallimento della società Ofin srl.
La quinta sezione penale della Suprema Corte ha disposto un nuovo giudizio davanti a un’altra sezione della Corte d’Appello di Catanzaro esclusivamente per il cosiddetto capo 5, rigettando invece tutte le altre doglianze difensive riguardanti le contestazioni di bancarotta fraudolenta patrimoniale.
La vicenda giudiziaria
Nel processo Ofin, Mario Occhiuto era stato condannato per una serie di operazioni ritenute distrattive compiute durante la gestione della società poi dichiarata fallita nell’ottobre 2014. In particolare, secondo l’accusa, sarebbero stati effettuati finanziamenti e trasferimenti di denaro verso lo stesso Occhiuto e verso altre società del gruppo per importi complessivi di diversi milioni di euro.
La Corte d’Appello di Catanzaro aveva inoltre accolto l’impugnazione della Procura generale e condannato l’imputato anche per il reato di bancarotta impropria da operazioni dolose, contestando l’omesso pagamento di imposte per oltre 1,4 milioni di euro.
Perché la Cassazione ha annullato il capo fiscale
La Suprema Corte ha ritenuto fondato il motivo di ricorso relativo alla condanna per la cosiddetta bancarotta fiscale.
Secondo i giudici di legittimità, la Corte d’Appello aveva ribaltato l’assoluzione pronunciata in primo grado dal Tribunale di Cosenza senza procedere alla necessaria rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale prevista dall’articolo 603, comma 3-bis, del Codice di procedura penale.
Il Tribunale aveva infatti valorizzato le dichiarazioni del commercialista della società, Salvatore Baldino, e alcune valutazioni tecniche che avevano escluso la riconducibilità del debito tributario a una scelta evasiva dell’amministratore. La Corte d’Appello aveva poi fornito una lettura diversa di quelle stesse prove dichiarative arrivando alla condanna, senza però riascoltare i testimoni ritenuti decisivi.
Per la Cassazione si tratta di una violazione processuale che impone un nuovo giudizio sul punto.
Confermate le contestazioni di bancarotta patrimoniale
La Suprema Corte ha invece respinto tutte le altre censure difensive.
Sono state confermate le valutazioni dei giudici di merito sulle operazioni ritenute distrattive in favore dello stesso Mario Occhiuto e di altre società del gruppo. La Cassazione ha condiviso la ricostruzione secondo cui, al momento dell’erogazione di alcuni finanziamenti, era già prevedibile la difficoltà di restituzione delle somme per effetto dell’elevata esposizione debitoria verso l’Erario.
Respinte anche le contestazioni relative ai finanziamenti concessi alle società partecipate Feel Spa e Zenobia Srl, così come quelle riguardanti i prelievi di cassa e i trasferimenti di denaro contestati nel capo 4 dell’imputazione.
Nuovo giudizio a Catanzaro
La sentenza della Cassazione non chiude quindi definitivamente il procedimento. La posizione di Mario Occhiuto dovrà essere nuovamente esaminata dalla Corte d’Appello di Catanzaro limitatamente alla contestazione di bancarotta impropria fiscale, mentre restano ferme tutte le altre statuizioni confermate dalla Suprema Corte. Mario Occhiuto è difeso dall’avvocato Nicola Carratelli, mentre la parte civile è rappresentata dall’avvocato Valerio Vetere.

