Si è spento a 13 anni Mattia Maestri, il bambino di Coredo, in Trentino, che dal 2017 viveva in stato vegetativo permanente dopo aver contratto una grave infezione da Escherichia coli in seguito al consumo di un formaggio prodotto con latte crudo contaminato.

La notizia è stata annunciata dal padre, Giovanni Battista Maestri, con un breve e commosso messaggio: «Il nostro Mattia ci ha lasciato e a nome suo vi ringrazio per aver contribuito a rendere meno dolorosa la sua scomparsa».

La vicenda risale al 2017. Mattia aveva soltanto quattro anni quando, dopo una merenda in campagna a base di formaggi, iniziò ad accusare i primi sintomi. Le sue condizioni peggiorarono rapidamente fino a provocare danni neurologici irreversibili che lo costrinsero a vivere in stato vegetativo permanente per il resto della sua vita.

Negli anni successivi il padre non ha mai smesso di chiedere giustizia e di sensibilizzare l'opinione pubblica sui rischi connessi al consumo di prodotti a latte crudo, soprattutto da parte dei bambini. Ha fondato un'associazione dedicata a questo tema e ha proseguito la sua battaglia anche dopo la conferma definitiva delle condanne per lesioni gravissime nei confronti dell'ex presidente del Caseificio sociale di Coredo e del casaro coinvolti nella vicenda.

«Ci batteremo e lotteremo come ho lottato per il mio bambino anche per gli altri bambini o anziani che dovessero essere uccisi dal formaggio a latte crudo», aveva dichiarato Giovanni Battista Maestri, spiegando di voler destinare le somme ottenute in sede giudiziaria ad aiutare altre famiglie colpite da tragedie simili.

Nel corso degli anni il padre di Mattia ha inoltre promosso iniziative di informazione e proposte per rendere più evidenti le avvertenze sui prodotti realizzati con latte non pastorizzato, sostenendo la necessità di una maggiore tutela per le categorie più vulnerabili.

Con la morte di Mattia si chiude una delle vicende più dolorose degli ultimi anni in materia di sicurezza alimentare, una storia che ha profondamente segnato il Trentino e l'intero Paese, alimentando un ampio dibattito sulla prevenzione, sull'etichettatura dei prodotti e sull'informazione ai consumatori.