Il colpo

‘Ndrangheta a Vibo Valentia, catturati i latitanti Salvatore Morelli e Domenico Tomaino

VIDEO | Si nascondevano nelle campagne di Briatico, al confine con il territorio comunale di Cessaniti. Sono imputati nel maxiprocesso Rinascita Scott (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Redazione
14 dicembre 2021
22:48

Catturati dopo quasi due anni di latitanza Salvatore Morelli, 38 anni, e Domenico Tomaino, 31 anni, entrambi di Vibo Valentia, ricercati nell’ambito dell’operazione Rinascita Scott. I due latitanti sono stati scovati dalle forze dell’ordine a Conidoni, frazione di Briatico. Erano ricercati dal 19 dicembre 2019 quando è scattato il maxiblitz della Dda di Catanzaro relativo all’operazione Rinascita Scott.

Salvatore Morelli, di Vibo Valentia, 37 anni, per il collaboratore di giustizia Raffaele Moscato è lui “il vero criminale di Vibo Valentia”. «Se c’è un criminale – ha dichiarato Moscato al pm Antonio De Bernardo il 3 dicembre 2019 – quello è Salvatore Morelli. Perché senza Ciccio Scrugli, Salvatore Morelli era come Andrea Mantella… La stessa cosa». Il clan dei Piscopisani, con Salvatore Morelli aveva avuto a che fare. Conosciuto come «l’Americano», faceva parte del gruppo di Mantelliani, ovvero la falange scissionista guidata da Andrea Mantella che aveva deciso di affrancare Vibo città dallo strapotere dei Mancuso. Mantella aveva due uomini di assoluta fiducia: uno era Francesco Scrugli, l’altro era appunto Morelli. Scrugli, legatosi ai Piscopisani ed assassinato il 21 marzo 2012 a Vibo Marina dal commando assoldato dai Patania di Stefanaconi, era uno che sapeva sparare; Morelli invece aveva più cervello ed era per questo che Mantella, durante la detenzione, preferiva affidarsi a lui. Poi, quando Mantella – dopo l’omicidio di Scrugli e il pentimento dello stesso Moscato – intraprese la collaborazione con la giustizia, Morelli rimase solo, mantenendo uniti gli ex mantelliani che si federarono ai Pardea i quali – spinti dal giovanissimo Francesco Antonio Pardea – tornarono in auge. E’ ora accusato in Rinascita-Scott dei reati di associazione mafiosa (con l’aggravante di essere un promotore del clan) ed estorsione. E’ stato già condannato in via definitiva a 4 anni e 6 mesi per associazione mafiosa nell’operazione “The Goddfellas” (“I Bravi Ragazzi”), venendo riconosciuto come il collettore dei proventi delle attività illecite del gruppo facente capo ad Andrea Mantella (inserito nel più ampio clan Lo Bianco) prima della decisione di quest’ultimo di collaborare con la giustizia.


Secondo le risultanze investigative dell’operazione Rinascita-Scott, al clan Lo Bianco-Barba è rimasta la competenza sulla zona centrale di Vibo e del centro storico, al clan Pardea (“Ranisi”) nel quale sono confluiti i Camillò, i Macrì, lo stesso Salvatore Morelli e altri ex “fedelissimi” di Mantella, la zona che va dal Cancello Rosso al quartiere Sant’Aloe sino a piazza San Leoluca, mentre al clan Pugliese (“Cassarola”), in cui sarebbe confluito anche Orazio Lo Bianco, il quartiere Affaccio e zone limitrofe. Nipote, fra l’altro di Leoluca Lo Bianco, 61 anni, detto “U Rozzu” – ritenuto personaggio di spicco dell’omonimo clan – sarebbe stato proprio Salvatore Morelli (secondo le risultanze investigative) ad intercedere tra Leoluca Lo Bianco e Mommo Macrì quando il rapporto tra i due stava per trascendere alle vie di fatto.

Domenico Tomaino, 31 anni, di Vibo Valentia, alias “U Lupu”, è invece accusato dei reati di associazione mafiosa ed estorsione ai danni del titolare di una concessionaria di auto in concorso con Salvatore Morelli e Domenico Macrì. A Tomaino viene inoltre contestato di aver posizionato il 22 marzo 2017 – su ordine di Salvatore Morelli – un delfino morto dinanzi alla sede delle società “2 P Costruzioni e Patania Costruzioni” di proprietà del costruttore Francesco Patania, 69 anni, alias “Ciccio Bello”, costruttore di Vibo Valentia, arrestato con l’accusa di associazione mafiosa e parente dei Pugliese, alias “Cassarola”. Secondo le contestazioni dell’operazione “Rinascita-Scott”, la carcassa del delfino sarebbe stata notata sulla spiaggia di Briatico e portata a Vibo allo scopo di intimidire Patania e fargli sborsare somme di denaro. Intento non riuscito, ad avviso degli inquirenti, anche per la ritenuta appartenenza di Ciccio Patania al clan Lo Bianco.

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