Da piazza Bilotti a Cosenza al lungomare di Gioia Tauro: l’elenco degli appalti truccati

Dalle indagini emersa una fitta rete di rapporti, che legava importanti gruppi imprenditoriali con gli esponenti di spicco di alcuni clan, quello dei “Muto”, quello bruzio “Lanzino – Ruà - Patitucci” e quello reggino dei “Piromalli”. Le principali gare d’appalto turbate

19 gennaio 2017
12:49
La Guardia di finanza a piazza Bilotti (Cosenza)
La Guardia di finanza a piazza Bilotti (Cosenza)

Un collante composito fatto di corruzione, imposizione ‘ndranghetistica e collusione: lo scopo dei gruppi imprenditoriali appoggiati dalle cosche è stato quello di garantirsi il controllo del sistema delle gare pubbliche indette dalle stazioni appaltanti calabresi, procurandosi l’aggiudicazione illecita delle commesse da parte di imprese colluse.

 


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Ecco le principali gare turbate:

 

a. “Sviluppo water front della Città di Gioia Tauro, realizzazione piazza, sistemazione lungomare, costruzione parco urbano” – importo pubblico dell’operazione pari a euro 2.300.000,00;

b. “Sviluppo water front della Cittàdi Gioia Tauro, costruzione parcheggio interrato con piazza” - importo pubblico dell’operazione pari a euro 3.000.000,00;

c. “Sviluppo water front della Città di Gioia Tauro, sistemazione palazzetto dello sport con annessi parcheggi e viabilita?” - importo pubblico dell’operazione pari a euro 400.000,00;

d. “Riqualificazione ambientale Torrente Budello” della Città di Gioia Tauro – importo pubblico dell’operazione pari a euro 1.000.000,00;

e. “Realizzazione centro polifunzionale a servizio della città -porto sul water front” della Città di Gioia Tauro - importo pubblico dell’operazione pari a euro 5.100.000,00;

f. “Riqualificazione e ripristino percorsi pedonali stazione centro storico” della Città di Rosarno - importo pubblico dell’operazione pari a euro 300.000,00

g. “Centro polisportivo a servizio della città – porto” della Città di Rosarno - importo pubblico dell’operazione pari a euro 7.000.000,00.

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Sono emerse, infine, irregolarità anche nell’esecuzione dei lavori dello svincolo di Rosarno dell’autostrada A3 Salerno - Reggio Calabria in relazione alla procedura del cosiddetto “accordo bonario” prevista dal Codice degli Appalti, in quanto sono state riconosciute all’impresa appaltante sostanziali agevolazioni in virtù di rapporti collusivi e/o corruttivi con funzionari pubblici.

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Emersa anche una fitta rete di rapporti di carattere finanziario/economico, che legava un importante gruppo imprenditoriale cosentino con gli esponenti di spicco di alcuni clan, quello dei “Muto” (operante sulla costa dell’alto Tirreno), quello bruzio “Lanzino – Ruà - Patitucci” e quello reggino dei “Piromalli”.

 

Gli appalti truccati dalla 'ndrangheta a Cosenza - Nello specifico, seguendo gli spostamenti di un dipendente fidato dell’imprenditore intraneo alla cosca, i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Cosenza hanno ricostruito le dinamiche, le relazioni e gli accordi con gli altri gruppi criminali operanti sul territorio calabrese. Grazie a questi solidi intrecci, 10 aziende riconducibili allo stesso imprenditore sono riuscite ad aggiudicarsi i più importanti appalti (costruzione e gestione) nella provincia di Cosenza nel triennio 2013/2015.

 

Il valore complessivo degli appalti ammonta ad oltre 100milioni derivanti dalla costruzione, riqualificazione e gestione venticinquennale (da qui il nome dell’operazione "5 lustri") degli impianti e dei servizi annessi.

I cantieri interessati sono:

 

a. riqualificazione e rifunzionalizzazione ricreativo-culturale di piazza “Carlo Bilotti” e realizzazione di un parcheggio interrato, nonche? relativa gestione per 28 anni del parcheggio multipiano, della struttura polifunzionale (ivi compreso il museo) e del MAB.

 

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b. comprensorio sport-natura di Lorica (CS) e relativa gestione per 25 anni;

c. riqualificazione delle aree prospicienti l’aviosuperficie di Scalea (CS) ai fini della realizzazione di servizi turistici e della riduzione dell’impatto ambientale, nonche? relativa gestione per 25 anni.

Per questi motivi, appurata la connotazione “mafiosa” dell’imprenditore e delle imprese a lui facenti capo, la Dda di Catanzaro ha disposto mirati provvedimenti cautelari reali puntando al sequestro dei cantieri sopracitati, delle 10 societa? coinvolte, dei relativi conti correnti, dei numerosissimi beni ad esse intestate: 38 immobili (ville, box, locali commerciali), 1 struttura alberghiera, munita di 144 camere e con annessa spiaggia, piscina, ristorante e impianti sportivi, 1 locale notturno (discoteca), 1 sala slot e videolottery, 5 automezzi. Il tutto per un valore di oltre 10 milioni. (m.s.)

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