'Ndrangheta, sventato Natale di sangue nel Crotonese: in manette 21 persone

NOMI-VIDEO | Fermati diversi esponenti di spicco di Isola Capo Rizzuto, Crotone e Petilia Policastro. Dalle indagini emerso che erano stati già pianificati alcuni omicidi

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di Redazione
20 dicembre 2018
08:10

Le cosche erano pronte a scatenare una nuova guerra di mafia per assicurarsi il controllo del territorio: lo ha accertato la Polizia al termine di un’inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro che ha portato all’arresto di diversi esponenti di spicco delle famiglie della ‘ndrangheta crotonese. Dalle indagini è emerso che erano già stati pianificati alcuni omicidi.

Colpiti esponenti delle cosche di Isola Capo RizzutoCrotone e Petilia Policastro accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, tentato omicidio, estorsione, tentata rapina, incendio, porto e detenzione illegale di armi e munizioni.

La pace spezzata dopo l'operazione Jonny

Sarebbe stata la fine degli interessi che ruotavano intorno al centro d'accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Isola Capo Rizzuto, determinata dagli arresti conseguenti all'operazione "Jhonny", a determinare la rottura degli equilibri fra le cosche di 'ndrangheta del Crotonese, colpite oggi dai fermi disposti dalla Dda di Catanzaro ed eseguiti dalla Polizia con l'operazione "Tisifone". È quanto emerge dagli atti dell'inchiesta che ha sventato una serie di omicidi, alcuni dei quali, secondo quanto riferito dagli inquirenti, sarebbero stati eseguiti, senza l'intervento delle forze dell'ordine, in questi giorni, a ridosso del Natale. L'operazione "Jhonny", nel maggio 2015, portà all'arresto di decine di persone, evidenziando le ingerenze della cosca Arena nella gestione del centro d'accoglienza per migranti. I fermi disposti oggi dalla Dda sono 23.

Ecco i nomi. Salvatore Arena, Brook Seyoum Assrat, Gianfranco Calabretta, Antonio Capicchiano, Orlando Capicchiano, Salvatore Capicchiano, Cesare Calvelli, Rosario Curcio, Rocco Devono, Antonio Gentile, Giuseppe Gentile, Alessandro Giardino, Tommasino Ierardi, Antonio Lentini, Francesco Macrillò, Antonio Manfredi, Luigi Manfredi, Giovanni Muccari, Antonio Nicoscia inteso Macchietta, Antonio Nicoscia, Santo Claudio Papaleo, Carmine Serapide, Antonio Sestito.

Le indagini

L’indagine svolta ha permesso di entrare nel cuore del territorio isolitano disvelando le nuove alleanze, i nuovi equilibri che si sono venuti a creare o che si stavano creando, ma soprattutto ha fatto emergere le nuove tensioni che, dopo i numerosi arresti operati, stavano emergendo dettati dalla volontà di imporre il proprio potere e controllo su Isola.

 

In particolare sono emersi due fronti contrapposti, da un lato i Capicchiano, con a capo Capicchiano Salvatore, desiderosi di affermare il loro monopolio nella gestione del lucroso settore delle gioco illegale mediante l’imposizione e la gestione delle loro slot machine in diversi bar ed esercizi commerciali, dall’altro i Nicoscia con al vertice Nicoscia Antonio, figlio di Nicoscia Pasquale alias Macchietta, i Manfredi e i Gentile non concordi su tale esclusività e sulla ascesa totalizzante e non condivisa dei Capicchiano. La conseguenza di questi attriti è stata un’escalation di violenza che ha visto entrambe le parti contrapposte in diverse occasioni ipotizzare pianificare degli omicidi ai danni della fazione opposta sventati dall’intervento della polizia. Infatti, proprio la pianificazione di questi gravissimi reati ha portato all’accelerazione dell’indagine con l’adozione di un provvedimento di fermo.

 

L’indagine ha consentito peraltro di documentare anche i rapporti con le diverse famiglie di ‘ndrangheta e in particolare con la cosca Megna di Papanice e con le cosche del petilino. In particolare, si sono documentati non soltanto “affari” tra i Nicoscia la cosca Megna ovvero l’estorsione e l’imposizione di un servizio di sicurezza e guardiania ai danni di un noto locale sito a Le Castella, ma, cosa assai importante e alquanto preoccupante, anche la celebrazione di diversi riti di affiliazione, finalizzati al rafforzamento delle file della cosca, che hanno visto partecipare o “portare in copiata” secondo precisi rituali, i vertici (Grande Aracri, Arena, Gentile, Lentini) delle cosche del crotonese, tra cui i Megna, e del petilino.

 

L’esecuzione delle catture disposte dalla Procura, che ha visto già dalle prime ore dell’alba impiegati decine di uomini e donne della Polizia di Stato, ha visto oltre alla Squadra Mobile di Crotone e del Servizio centrale Operativo anche il concorso della Squadra Mobile di Catanzaro, del Reparto Prevenzione Crimine di Cosenza, Vibo Valentia e Siderno.

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