‘Ndrangheta, da rifare processo d’appello al clan Patania di Stefanaconi

La Cassazione annulla con rinvio le condanne per l’operazione antimafia Romanzo criminale. Confermata la pena solo per il collaboratore Figliuzzi

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di G. B.
21 febbraio 2020
22:35

Processo di secondo grado da rifare per tutti gli imputati giudicati con rito ordinario nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Romanzo criminale” contro il clan Patania di Stefanaconi. E’ quanto deciso dalla Corte di Cassazione che ha annullato con rinvio la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Catanzaro l’1 marzo dello scorso anno. Confermata solamente la condanna a 4 anni e 6 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa inflitta a Nicola Figliuzzi di Sant’Angelo di Gerocarne (poi divenuto collaboratore di giustizia e che in primo grado a Vibo era stato assolto).

 


Annullamento con rinvio, quindi, e processo d’appello da rifare per i seguenti imputati: Giuseppina Iacopetta (vedova di Fortunato Patania) che era stata condannata in secondo grado a 14 anni; Saverio Patania (15 anni in appello); Salvatore Patania (15 anni in appello); Giuseppe Patania (16 anni in appello); Nazzareno Patania (12 anni in appello); Bruno Patania (9 anni in appello, mentre in primo grado era stato assolto per non aver commesso il fatto e perchè il fatto non sussiste); Andrea Patania (cugino dei cinque fratelli Patania): in appello era stato condannato a 9 anni; Caterina Caglioti (moglie di Nazzareno Patania), condannata in appello a 12 anni; Cristian Loielo di Sant’Angelo di Gerocarne (10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa in appello, assolto in primo grado); Alessandro Bartalotta (10 anni in appello); Francesco Lopreiato (10 anni per associazione mafiosa in appello, assolto in primo grado).

 

La Procura generale della Cassazione aveva invece chiesto la conferma delle condanne per tutti gli imputati e l’annullamento con rinvio per il solo Nicola Figliuzzi. La Suprema Corte ha però deciso diversamente: annullamento con rinvio per tutti gli imputati e conferma della pena solo per Figliuzzi.

 

La sentenza di primo grado – che era stata riformata lo scorso anno dalla Corte d’Appello di Catanzaro – era stata emessa dal Tribunale di Vibo Valentia il 12 marzo 2017. La camera di consiglio (presidente Lucia Monaco, poi trasferita alla Corte d’Appello di Reggio Calabria) era durata quasi sei ore. Le assoluzioni decise dal Tribunale di Vibo Valentia si erano tutte tramutate in pesanti condanne in Corte d’Appello a Catanzaro, presieduta dal giudice Loredana De Franco. 

 

Associazione mafiosa il reato principale contestato. Il procedimento penale nasce dagli esiti di una complessa ed articolata attività di indagine condotta dai militari del Roninv dei carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia che aveva preso le mosse da molteplici fatti omicidiari consumati tra settembre 2011 e luglio 2012 nella provincia di Vibo Valentia, in relazione ai quali sono stati celebrati distinti processi a Catanzaro nell’ambito dell’operazione c.d. “Gringia”. Alla morte di Fortunato Patania (ucciso nel settembre 2011 dal clan dei Piscopisani), i figli – seppure formalmente non battezzati nella ‘ndrangheta per via della faida in corso con i Piscopisani – avrebbero preso “parte attiva all’associazione mafiosa, riconosciuti nel contesto criminale locale quali responsabili di Stefanaconi e stretti alleati del boss Pantaleone Mancuso, alias Scarpuni, che avrebbe finanziato con centomila euro la guerra di mafia contro il clan dei Piscopisani provvedendo al reperimento delle armi da fuoco”. Oltre al reato associativo venivano a vario titolo contestati i reati di usura, estorsione, danneggiamento, detenzione e porto illegale di armi da fuoco. 

 

Impegnati nel collegio di difesa gli avvocati: Sergio Rotundo, Enzo Galeota, Antonio Lomonaco, Francesco Capria (per Loielo e Salvatore Patania), Costantino Casuscelli, Salvatore Staiano (per Lopreiato unitamente all’avvocato Casuscelli), Gregorio Viscomi, Tiziana Barillaro, Loredana Gemelli (per Nicola Figliuzzi) Strazzullo, Giovanni Oliverio, Antonio Larussa. Parti civili il Comune di Stefanaconi e la Provincia di Vibo Valentia (avvocati Daniela Fuscà e Rino Rocchetto), la Regione Calabria, Sos Impresa e Gerardo Caparrotta. 

 

Giornalista
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