Operazione “Pietranera”, vent’anni di estorsioni ai baroni Gallelli

Le indagini avviate dalla squadra mobile di Catanzaro hanno condotto all’arresto di sette persone ritenute appartenenti alla cosca Gallelli operante nel basso ionio catanzarese

di Luana  Costa
7 dicembre 2017
14:25

Vent’anni di estorsioni e danneggiamenti sfociati nell’imposizione di una guardiania mai richiesta e che ha finito per “strangolare” l’azienda agricola di proprietà di Vittorio e Lucia Gallelli situata a Badolato in località Pietranera nel Catanzarese. È con l’accusa di estorsione aggravata dalle modalità mafiose che questa mattina la squadra mobile della polizia di Catanzaro ha arrestato sette persone ritenute esponenti di rilievo e sodali della cosca Gallelli, operativa nel comprensorio del basso versante ionico catanzarese.


Vent'anni di estorsioni

Le vessazioni avrebbero avuto origine del 1997 con una serie di incendi e tagli indiscriminati di alberi per concludersi con l’imposizione in azienda di alcuni soggetti, ritenuti dagli inquirenti vicini alla cosca, al fine di procurare a questa un ingiusto vantaggio. Con il passare del tempo le presunte richieste estorsive sarebbero cresciute costringendo i titolari dell’azienda agricola a cedere appezzamenti di terreno in favore del sodalizio criminale. I fondi Vallina, Cercito, Cozzullo, Perari, Polejo e Carcarello in località Pietranera sono così finiti sotto la diretta ed esclusiva gestione di Antonio Gallelli, pronipote di Vincenzo Gallelli, quale “controprestazione per le attività di guardiania”. I terreni venivano utilizzati da questo ai fini di pascolo contro la volontà dei reali proprietari e ogni qual volta questi ultimi tentavano di avviare qualche forma di coltivazione, veniva puntualmente distrutte dagli animali portati al pascolo Antonio Gallelli.

 

Le indagini

L’indagine ha preso avvio da una serie di intercettazioni corroborate successivamente anche dalle dichiarazioni delle stesse vittime delle estorsioni. “Storicamente la ndrangheta ha sempre avuto interesse a controllare il latifondo” ha dichiarato il procuratore Nicola Gratteri. “In questo caso l’imposizione della guardiania consentiva alla cosca di controllare i bilanci aziendali e di poter chiedere attraverso il metodo dell’estorsione anche il denaro che l’azienda riceveva sotto forma di finanziamento della comunità europea. Quando ciò non avveniva venivano messi in atto una lunga serie di danneggiamenti. Riveste particolare importanza il contributo fornito dalle parti offese che hanno dimostrato di fidarsi di noi e che ci fanno sperare in un’inversione di tendenza”. Alla conferenza stampa ha partecipato anche il questore di Catanzaro Amalia di Ruocco, la quale ha definito l’operazione “un ottimo lavoro”. Alla sua prima uscita pubblica anche il procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla.

 

Luana Costa

Giornalista
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