Il clan diviso e quell’intercettazione tra Emanuele Mancuso e Leone Soriano

La ricostruzione di una conversazione, agli atti dell’indagine “Nemea”, rivelatrice della portata della collaborazione con la giustizia del rampollo della cosca egemone a Limbadi - VIDEO

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di Redazione
3 luglio 2018
08:26

Leone Soriano: «I “cristiani” e i “cristiani”… Leccano il culo allo zio Ntoni e fanno i malandrini… Quattro cornuti». Emanuele Mancuso: «E nel mezzo non ci stavano sempre mio padre e mio zio… Che per una truffa hanno preso cinque anni. Cinque anni, loro si abbuffavano di soldi e li chiamavano don Paperone. E noi al matrimonio… Domanda, se non mi credi… Noi al matrimonio, degli zii non ci hanno invitato nessuno. Solo lo zio Luigi ci invita… Ma lo sai perché? Perché ormai noi questo gioco lo abbiamo capito già tutti… Quel lato della famiglia là ci tiene buoni per “allisciarti”, per non armare guerre, hai capito? Ma fondamentalmente non ci possono vedere a noi dal lato dello zio Peppe, a noi non ci possono vedere, e questo è storia».

 

È il 13 febbraio 2018Leone Soriano, il boss di Filandari ed Emanuele Mancuso, figlio di Luni “l’ingegnere”, pezzo da novanta del casato ‘ndranghetista di Nicotera e Limbadi parlano di cose di malavita. E i carabinieri ascoltano, registrano, trascrivono. Emanuele Mancuso, è notizia di ieri, dopo pochi mesi salterà il fosso. Iniziando una collaborazione con la giustizia che non ha precedenti all’interno del suo clan. In questa intercettazione dà un saggio di ciò che può riferire iniziando appunto dalle divisioni mai sanate all’interno di una delle famiglie di ‘ndrangheta più potenti e sanguinarie al mondo. Spiega, in pratica, che da un lato ci sono gli zii: quelli della “generazione degli undici”. Tutti tranne Luigi, la mente criminale più raffinata, che provava a mantenere buoni rapporti. Dall’altro c’erano i nipoti, ovvero i figli di Domenico Mancuso che faceva parte del ceppo “degli undici”: Peppe (il boss), Antonio (deceduto), DiegoPantaleone, detto "Luni “l’ingegnere”: suo padre, Francesco (alias "Tabacco"), Rosaria (arrestata nei giorni scorsi per l'autobomba in cui ha perso la vita Matteo Vinci) e Salvatore, alias "Turi u Zoppu", una figura minore. Tipo esuberante, “borderline”, Emanuele Mancuso. Se il suo narrato verrà riscontrato, uno dei locali mafiosi più potenti di sempre potrebbe essere annientato.


 

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