Nuova linea

‘Ndrangheta nel Reggino, la rabbia del presunto boss: «Il sindaco di Bagnara l’ho fatto rieleggere io»

Dall’inchiesta “Nuova linea” emergono i tentativi dei clan di condizionare la pubblica amministrazione. Le intercettazioni si riferiscono a Frosina, in carica fino alle amministrative dello scorso giugno che non risulta tra gli indagati

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di Elisa Barresi
15 settembre 2022
07:44

Se non fosse una disarmante realtà quella emersa dall’indagine “Nuova linea” che ha disarticolato la cosca Nasone-Gaietti di Scilla, potrebbe sembrare un racconto a puntate. E la storia che emerge dalle carte dell’inchiesta della Dda di Reggio Calabria, coordinata dal procuratore Giovanni Bombardieri, racconta uno spaccato che delinea, anche grazie al contributo dei collaboratori di giustizia, come la ‘ndrangheta si sia divisa il territorio reggino pur mantenendo rapporti stretti e solidali tra le cosche. E non sono sole le ‘ndrine villesi ad aver intessuto rapporti criminali con i Nasone-Gaietti, la stessa sorte è toccata a Bagnara Calabra.

La ‘Ndrangheta nel Reggino

Rapporti che perdurano da decenni e che sono messi in ordine dalle operazioni che dai primi anni 2000 a oggi hanno inferto duri colpi alle locali di ‘ndrangheta. Il primo pronunciamento che ha ricostruito l’esistenza della “locale” di Bagnara Calabra è da individuarsi nell’ambito del procedimento “Crimine”, nei confronti di Rocco Zoccali, deceduto nel marzo 2012.
Da lì in poi, diversi procedimenti hanno consentito di «attualizzare e confermare l’esistenza della locale in questione, operante – è scritto nell’ordinanza di “Nuova linea” – attraverso il contributo di Rocco Busceti, Rosario De Giovanni e Fortunato Praticò. In particolare Busceti è risultato essere preposto a mantenere contatti con gli esponenti della ‘ndrangheta di Scilla con riferimento a questioni di natura estorsiva; De Giovanni, in posizione apicale, era consideralo dalle altre cosche quale soggetto di riferimento sul territorio di Bagnara; infine, Praticò Fortunato, in posizione subordinata al De Giovanni, soggetto condannato con sentenza del 16 luglio 2019 dal gup di Reggio Calabria a anni 20 di reclusione, nell’ambito del procedimento “Family Gang”, per tentato omicidio, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti cd altro».


Inchiesta Nuova linea

Dopo aver compreso i legami con il territorio e il tenore dei personaggi attualmente coinvolti e raggiunti da misure cautelari nell’operazione “Nuova linea”, gli inquirenti delineano i fatti che hanno fotografato, nel periodo compreso tra l’8 agosto e l’8 dicembre 2017, «una allarmante escalation criminale nel Comune di Bagnara Calabra, che vedeva quale protagonista l’odierno indagato, Fortunato Praticò. In particolare, in data 8 agosto 2017, Praticò sparava ripetutamente con una pistola calibro “6,35 mm Browning” contro l’abitazione di Rosario Bambara, Comandante della Polizia Municipale di Bagnara Calabra, per ritorsione agli stringenti controlli amministrativi che questi svolgeva nei confronti dei venditori ambulanti presenti nel territorio di Bagnara Calabra».

Ma le vicende che raccontano la violenta presenza della ‘ndrangheta nel territorio sono molteplici come quel novembre del 2017, quando Praticò con altri due soggetti «vagavano armati di fucile per le strade di Bagnara Calabra, pianificando – si legge ancora nelle carte dell’inchiesta – un attentato in danno di una persona che aveva mancato di rispetto al suocero del Praticò; nel medesimo frangente, poi, effettuavano una consegna di circa 1 Kg di sostanza stupefacente». Durante questo evento gli uomini «tenendo a portata di mano il fucile ed assicurandosi che fosse carico, si preparavano finanche ad ingaggiare un conflitto a fuoco con i carabinieri con l’espresso obiettivo di ucciderli. Peraltro, poche ore dopo, venivano anche sparati alcuni colpi di fucile davanti al municipio, di giorno e nel pieno centro del paese».

Dalle indagini è emerso come «quel fucile fosse stato consegnato al Praticò da De Giovanni soggetto che, nell’odierno procedimento, è risultato essere munito della carica di “capobastone”, detenendo armi, programmando ed eseguendo gravi delitti contro la persona, il patrimonio e la pubblica amministrazione, garantendo la “protezione” ai commercianti di Bagnara Calabra, decidendo in ordine al mantenimento degli affiliati detenuti, intrattenendo stretti rapporti con gli esponenti delle più temibili cosche, quali gli Araniti di Sambatello, i Pesce di Rosarno e i Nasone di Scilla, in taluni casi offrendogli assistenza nei momenti di crisi dell’associazione».

I rapporti con i Nasone

L’attuale procedimento, invece, avrebbe dimostrato «che i rapporti tra la ‘ndrangheta di Bagnara Calabra e i Nasone di Scilla sono oggi tenuti da Rocco Busceti, soggetto da cui Giuseppe Fulco si recava per discutere delle vicende estorsive». Ma il quadro che gli inquirenti etichettano come «allarmante» è il rapporto che De Giovanni ha con «l’amministrazione comunale di Bagnara Calabra, avendo egli stesso affermato – nel corso di una conversazione intercettala – di aver fatto eleggere il sindaco in carica».

Va comunque evidenziato che l’amministrazione a cui si fa riferimento non è coinvolta nell’indagine e non è stata interessata dalla commissione antimafia e Frosina, sindaco di Bagnara fino alle amministrative dello scorso giugno, non risulta tra gli indagati. Dalle carte emergono i contrasti con le istituzioni e il tentativo della cosca di condizionare l’attività amministrativa del Comune di Bagnara Calabra. E sono tante le condotte di minacce e aggressioni, programmate o eseguite, ai danni dei rappresentanti delle istituzioni locali di Bagnara Calabra: «Il 7.12.2017 De Giovanni faceva recapitare a Praticò un fucile, certo del fatto che sarebbe stato utilizzato contro il comandante della polizia municipale; il 21.6.2018 minacciava di morte il comandante della polizia municipale e la sua famiglia».

Le intercettazioni

Due fatti accumunati, secondo gli inquirenti, dalla volontà di «influenzare le scelte dell’amministrazione comunale, pretesa questa che si fondava sul contributo fornito, secondo le parole del De Giovanni, dal gruppo criminale all’elezione del sindaco in carica e di un consigliere comunale. In particolare, nel corso di una conversazione De Giovanni riferiva di aver avuto un’animata discussione con il Sindaco Gregorio Frosina a causa della nomina di Rosario Bambara quale comandante della polizia municipale. Si diceva risentito in quanto era stato lui stesso a fare eleggere il sindaco di Bagnara Calabra, Gregorio Giuseppe Frosina, nonché la propria nipote Concetta Zoccali quale consigliere di maggioranza (“Melo: ho litigato con il sindaco, dopo che l’ho portato avanti, ou! Che sia dannato! Dopo che è salito per me! Che ho messo a mia nipote!». Ma De Giovanni, in altri passaggi, ribadisce di essere stato determinante nell’elezione del sindaco anche in una precedente tornata elettorale: «Frosina è una brava persona ma non è cosa sua fare il sindaco, sono due volte, l’ho messo un’altra volta io al comune, troppo bravo ma non è cazzo suo!».

«Il sindaco si deve dimettere»

La conversazione, quindi, si concludeva con i riferimenti di De Giovanni circa alla «necessità che Frosina si dimettesse immediatamente dalla carica di sindaco: “se ne deve andare… si deve dimettere ora”». In merito a quest’ultimo proposito, per gli inquirenti non appare casuale la sommossa che il 14 e 15 maggio 2020 «alcuni componenti della famiglia De Giovanni avevano guidato contro il sindaco, al punto da indurre seriamente quest’ultimo a valutare le dimissioni». E nella vicenda «Concetta Zoccali benché fosse consigliere di maggioranza, rassegnava le dimissioni, accusando genericamente il sindaco di non avere rispettato delle promesse».

E nelle carte viene inserito uno stralcio della lettera che l’allora consigliera consegnò al sindaco per rassegnare le dimissioni: «Ci ho provato per la mia famiglia che mi ha sostenuto in questa esperienza, soprattutto nei momenti più difficili … omissis … ci ho provato soprattutto per i miei figli che purtroppo dovranno crescere in un paese dove ormai vengono meno il rispetto, la coerenza, la lealtà, la riconoscenza, le promesse fatte e mai mantenute. Sì, perché gli accordi presi vanno rispettati, perché la parola data vale quanto la dignità di una persona… omissis… saranno sempre le azioni a dire chi siamo, non le parole. Le azioni dicono chi sei, le parole chi credi di essere».

La coincidenza temporale tra i disordini del 14 e 15 maggio 2020 nel Comune di Bagnara Calabra con le dimissioni della Zoccali portava la polizia giudiziaria a ipotizzare che si trattasse di una «coordinata azione violenta orchestrata da De Giovanni per costringere l’amministrazione comunale alle dimissioni. Il motivo del risentimento potrebbe individuarsi in questo caso nella mancata nomina ad assessore della Zoccali, circostanza di per sé verosimile ma non riscontrata».

 

 

Giornalista
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