Antimafia, il coraggio dell’imprenditore De Masi: «Alla Calabria serve una scossa»

VIDEO | Le parole del testimone di giustizia hanno commosso il pubblico di Paola. Presenti all'evento promosso dai giovani del Pd anche i consiglieri regionali Nicola Irto, Marcello Anastasi e Graziano Di Natale

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di Francesca  Lagatta
29 agosto 2020
16:02

I giovani del Pd locale di Paola, ieri sera rappresentato da Fabio Locane, Barbara Sciammarella e Chiara Donato, hanno organizzato un dibattito su politica e antimafia a cui hanno preso parte anche i consiglieri regionali Graziano Di Natale, vicepresidente della commissione regionale antimafia, Nicola Irto, vicepresidente della giunta regionale, e Marcello Anastasi, vicepresidente della commissioni Riforme e Assetto e utilizzazione del territorio e protezione dell’ambiente. Nonostante le restrizioni anticovid, il pubblico è accorso numeroso e ha seguito l'evento con attenzione. Tra gli ospiti c'era Nino De Masi, imprenditore calabrese che si è opposto al racket e ha denunciato la 'ndrangheta, una vicenda gli ha cambiato la vita per sempre. Il suo racconto, profondo e drammatico, ha letteralmente rapito i presenti.

Chi è Antonino De Masi

De Masi è titolare delle omonime aziende della piana di Gioia Tauro. Agli inizi degli anni 2000 si oppone alle richieste del pagamento del pizzo avanzate dagli scagnozzi dei boss locali e denuncia tutto alle forze dell'ordine. Le 'ndrine, però, non si spaventano e provano a destabilizzarlo a modo loro, con una sequela di atti di violenza e di vigliaccheria che culminano, nel 2013, con una raffica di colpi di kalashnikov sparati all'indirizzo di uno dei suoi capannoni. Si trasferisce altrove con la famiglia, ma rifiuta il programma di protezione riservato ai testimoni di giustizia e decide di restare a lavorare in Calabria. Semmai, se ne devono andare "loro", pensa.

Non se ne va neppure quando, qualche mese più tardi, uno 'ndranghetista gli rivolge nuove minacce di morte perché con le sue denunce lo ha fatto finire in carcere. Lo Stato, a questo punto della storia, gli assegna la scorta, dieci angeli che lo seguono come un'ombra e che con la loro presenza, probabilmente, gli hanno già salvato la vita tante volte. Da qui parte il suo racconto, una testimonianza shock che, grazie al suo coraggio, diventa storia di speranza.

«Non li perdono»

Le parole di De Masi hanno destato rabbia e commozione. «Non mi sento un eroe - ha detto alla fine - e non lo sono. La lotta alla 'ndrangheta non può più essere rimandata e c'è solo bisogno di coraggio. Non l'ho fatto per me, ma per i miei figli». Una battaglia, la sua, costellata di momenti bui e di sconforto, che però non lo hanno fatto arretrare di un millimetro: «Non mi sono mai pentito di aver denunciato i tentativi di estorsione e se tornassi indietro lo rifarei». Ma quei delinquenti che per certi aspetti hanno reso la sua vita un inferno non otterranno mai il perdono. «No, non li perdono - ha detto De Masi -. Sono persone che sanno quello fanno e scelgono di farlo di proposito».

Il messaggio della politica regionale

Difficile per Nicola Irto, Marcello Anastasi e Graziano Di Natale intervenire dopo la testimonianza di De Masi, ma nelle loro parole si è avvertita tutta la responsabilità della politica regionale, che spesso ha dato l'impressione di essere distante dai cittadini e di essere poco credibile nella lotta alla mafia. «Dobbiamo riappropriarci del nostro ruolo - ha detto Di Natale, calato nei panni del padrone di casa -. Spero che da Paola possa partire un messaggio, quello di ripristinare le regole del consiglio regionale, per restituire alla massima istituzione regionale la sua autorevolezza».

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