‘Ndrangheta, presunto accordo boss-giudice: pm chiede 8 anni per l’avvocato Armando Veneto

Secondo l’accusa l’ex sottosegretario ed ex parlamentare europeo avrebbe fatto da mediatore tra alcuni membri della cosca Bellocco e un giudice del Tdl che li scarcerò

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di Redazione
23 giugno 2021
19:59
L’avvocato Armando Veneto
L’avvocato Armando Veneto

Il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Veronica Calcagno ha chiesto cinque condanne nel processo su un presunto caso di corruzione in atti giudiziari e aggravata dal metodo mafioso e concorso esterno in associazione mafiosa per avere tentato di corrompere un giudice. Tra gli imputati l'avvocato Armando Veneto, ex deputato ed ex parlamentare europeo dell'Udeur, già sindaco di Palmi con il Partito popolare, per il quale il pm ha chiesto 8 anni di reclusione. Stessa pena è stata invocata per Domenico Bellocco, Giuseppe Consiglio e Rosario Marcellino.

Quattro anni di reclusione sono stati chiesti per il collaboratore di giustizia Vincenzo Albanese. Le arringhe difensive sono in programma il 12 novembre mentre il 24 novembre avrà inizio il processo con rito ordinario nei confronti di Vincenzo Puntoriero e Gregorio Puntoriero. I fatti risalgono al 2009 e nelle indagini compare la figura del giudice Giancarlo Giusti (suicidatosi a marzo del 2015) che, stando alla ricostruzione dell'accusa, in qualità di magistrato componente il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, nell'udienza del 27 agosto 2009, annullò l'ordinanza di carcerazione emessa dal gip nei confronti dei componenti della cosca Bellocco arrestati nel corso dell'operazione "Rosarno è nostra 2".


In cambio del provvedimento favorevole, sempre secondo l'accusa, il giudice avrebbe ricevuto 120 mila euro, 40mila euro ciascuno dai tre indagati favoriti individuati in Rocco Bellocco, Rocco Gaetano Gallo e Domenico Bellocco. A fare da intermediari sarebbero stati l'avvocato Armando Veneto, Gregorio Puntoriero, Vincenzo Puntoriero. Secondo l'accusa di concorso esterno Armando Veneto, Vincenzo Puntoriero, Gregorio Puntoriero, Vincenzo Albanese, Giuseppe Consiglio e Rosario Marcellino avrebbero favorito la cosca Bellocco ponendosi quale trait d'union tra la cosca e il giudice del Riesame con conseguente scarcerazione di tre di essi, collocati ai vertici del sodalizio.

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