'Ndrangheta, processo “Jonny”: chiesti 280 anni di carcere per 33 imputati

Conclusa la requisitoria del pm Guarascio contro i clan di Isola Capo Rizzuto. Invocati 18 anni di reclusione per l'ex parrocco Scordio e 6 assoluzioni

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di Redazione
20 maggio 2020
17:50
Don Edoardo Scordio
Don Edoardo Scordio

Una condanna a 18 anni di reclusione per l'ex parroco di Isola Capo Rizzuto (Crotone), don Edoardo Scordio è stata chiesta dal sostituito procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Domenico Guarascio al termine della requisitoria pronunciata nel corso del processo “Jonny” che si sta celebrando con rito ordinario davanti al collegio penale del Tribunale di Crotone presieduto dal giudice Marco Bilotta, che vede alla sbarra 39 persone.

 

Il pubblico ministero, dopo un intervento durato quasi cinque ore nel corso del quale ha riassunto le dinamiche mafiose nel territorio di Isola Capo Rizzuto, ha chiesto 33 condanne per un totale di oltre 280 anni di reclusione ma anche sei assoluzioni.

Come nasce il processo

Il processo, iniziato il 25 luglio 2018, scaturisce dall'operazione “Jonny” del maggio 2017, con la quale la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha portato alla luce le ingerenze della cosca Arena nella gestione del Centro di accoglienza per migranti e nell'economia del territorio di Isola Capo Rizzuto.

 

Complessivamente sono state indagate 124 persone e nell'operazione portata a termine dai carabinieri sono stati eseguiti 68 arresti tra i quali quelli “eccellenti” dell'ex governatore dell'associazione di volontariato Misericordia, Leonardo Sacco (già condannato a 17 anni e 4 mesi di reclusione nel processo con rito abbreviato) e del sacerdote di Isola Capo Rizzuto, don Edoardo Scordio, che era anche correttore spirituale della stessa Misericordia, entrambi accusati di associazione mafiosa.

 

Le pene più pesanti il pm Guarascio le ha chieste proprio per gli imputati coinvolti nella gestione del servizio mensa del Centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto: Domenico e Pasquale Poerio (per i quali ha chiesto rispettivamente 16 anni e 6 mesi e 15 anni di reclusione), Aurora Cozza (14 anni), Maria Lanatà (14 anni).

 

Una pena ancora più severa, 21 anni di reclusione, il pm l'ha chiesta per Antonio Manfredi accusato, oltre che di associazione mafiosa, anche del mercato illecito di materiale archeologico.

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