Curava i latitanti, sequestro milionario per medico reggino

Sigilli a beni per 19 milioni di euro. Il chirurgo Francesco Cellini avrebbe messo a disposizione la clinica che gestiva per esponenti di varie consorterie vicini al clan Bertuca

15 marzo 2018
11:18

Sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria - Direzione Distrettuale Antimafia, militari del locale Comando Provinciale della Guardia di Finanza - con l’ausilio di personale del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata - unitamente ai Carabinieri del Ros hanno eseguito, nella provincia di Reggio Calabria e Roma, un provvedimento emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria con il quale è stata disposta, nei confronti di Francesco Cellini - medico chirurgo - l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro di un ingente patrimonio, stimato in circa 19 milioni di euro.

 Le indagini e l'operazione Sansone

Tale provvedimento si fonda sulle risultanze delle attività investigative condotte dai Carabinieri del Ros e del Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria, nell’ambito dell’operazione “Sansone” e conclusa nel 2016 con l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali, cautelari e reali, nei confronti di 53 presunti affiliati alle cosche di ‘ndrangheta “Condello” di Reggio Calabria e “Zito- Bertuca”, “Imerti - Buda” di Villa San Giovanni (RC). In tale contesto, il citato chirurgo risulta imputato, per concorso esterno in associazione per delinquere di tipo mafioso, poiché “in qualità di medico responsabile e legale rappresentante della cooperativa Anphora che gestisce la clinica “Nova Salus”, sita nella frazione di Cannitello di Villa San Giovanni (RC) che, in virtù dei rapporti di costante e reciproco scambio intrattenuti con il capo cosca Pasquale Bertuca, manifestava la disponibilità al ricovero presso la predetta struttura sanitaria, di soggetti mafiosi vicini al Bertuca, consentendo loro di accedere a trattamenti penitenziari meno afflittivi della detenzione carceraria.


L’assistenza sanitaria ai latitanti

Inoltre prestava assistenza sanitaria ai latitanti Pasquale Tegano e Giovanni Tegano. Sulla base delle indagini svolte, è emersa l'esistenza di un solido, duraturo e stabile rapporto di contiguità funzionale del medico con la cosca “Bertuca” ed in particolare proprio con il capo cosca Pasquale Bertuca. Le plurime intercettazioni ambientali hanno, infatti, provato come Cellini, nell'arco temporale prossimo e successivo al 2007, abbia avuto frequenti e costanti rapporti con il citato boss e come il proposto, nella sua qualità di rappresentante legale della “Cooperativa Anphora”, si sia più volte adoperato per favorire il ricovero presso la Clinica “Nova Salus” di Villa San Giovanni (RC) di esponenti di varie consorterie vicini a Bertuca, su sollecitazione diretta e indiretta di quest' ultimo, così permettendo loro di accedere a trattamenti penitenziari meno afflittivi della detenzione carceraria. In tale clinica, infatti, è stata curata la madre di Pasquale Bertuca nonché alcuni esponenti di spicco della 'ndrangheta in regime di detenzione domiciliare, tra i quali Giacomo Latella, Mario Palaia, Pasquale Libri, Pasquale Pititto, Paolo Meduri, Domenico Grasso, Gennaro Ditto, Pasquale De Maio, Pasquale Bilardi Francesco Pangallo, Giuseppe Mazzagatti.

I collegamenti con la cosca Bertuca

La valutazione delle risultanze processuali ha consentito di ritenere provati in un arco temporale che va dal 2007 al 2012 plurimi contatti fra i membri della cosca Bertuca ed il dottor Francesco Cellini il quale consapevolmente, in più occasioni, ha accettato di ricoverare presso la struttura dallo stesso gestita detenuti vicini a Bertuca così garantendo loro di godere di un trattamento meno afflittivo rispetto a quello carcerario, oltre alla possibilità di contatti e scambi tra gli affiliati. Altresì, dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, sono stati provati collegamenti tra Cellini e la ‘ndrangheta risalenti a periodi antecedenti il 2007 poiché è emerso che il proposto si prestava a fornire le cure mediche ai fratelli Tegano durante la loro risalente latitanza, iniziata nei primi anni novanta.

 

Dalle indagini accertati in un arco temporale che va dal 2007 al 2012 numerosi contatti fra i membri della cosca Bertuca ed il dottor Francesco Cellini il quale consapevolmente, in più occasioni, ha accettato di ricoverare presso la struttura dallo stesso gestita detenuti vicini a Bertuca così garantendo loro di godere di un trattamento meno afflittivo rispetto a quello carcerario, oltre alla possibilità di contatti e scambi tra gli affiliati. Altresì, dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, sono stati provati collegamenti tra Cellini e la ‘ndrangheta risalenti a periodi antecedenti il 2007 poiché è emerso che il proposto si prestava a fornire le cure mediche ai fratelli Tegano durante la loro risalente latitanza, iniziata nei primi anni novanta.

 

La figura dello specialista era già emersa in precedenza anche nell’operazione “Meta”, per i suoi rapporti con il boss calabro-milanese Giulio Giuseppe Lampada e con il politico Alberto Sarra. Già nel 2007, Lampada, Sarra e Cellini dialogavano della possibilità di costruire una clinica nella frazione di Gallico, periferia nord di Reggio Calabria, all'interno di una proprietà dello stesso Lampada, che sarebbe stata gestita proprio dal Cellini, il quale, immediatamente, scartava l’ipotesi, per la non idoneità della struttura muraria preesistente.

 

In tale contesto, si riporta un passaggio del provvedimento eseguito: “Ebbene, la valutazione complessiva delle emergenze processuali sin qui descritte consegna certamente la fotografia di un professionista e di un imprenditore che da ben più di un ventennio ed in modo assolutamente continuativo, pur non essendo intraneo ad alcuna specifica cosca, si è messo a disposizione di questa o quella compagine ndranghetistica, peraltro venendo a contatto con boss di primario calibro, elargendo favori ed accettandone la protezione in un rapporto certamente sinallagmatico.


Va, in merito, evidenziato che lo stesso gip di Reggio Calabria “non pare esservi dubbio sull'assoluta consapevolezza dell'indagato di rapportarsi e "favorire" la cosca Bertuca (e gli altri interessati che a questa si rifanno per gli stessi fini) sia alla luce dell'affermazione indicata per cui sono primariamente interessati a recarsi presso la clinica gestita dall'indagato solo i soggetti detenuti in carcere (e non certamente chi è già ai domiciliari), senza contare che Cellini si rapporta non solo con i fratelli Bertuca ma anche con altri "sodali del gruppo" (Liotta p.e.) a cui chiede all'occorrenza "favori" quale univoco segno della consapevolezza dell'indagato di agire con compartecipi del gruppo Bertuca/Zito. La cosa "ancora più grave" sono poi i "favori" (di natura non meglio specificata) che Cellini richiede ai Bertuca (e ai sodali della cosca) laddove Liotta "riprende" il predetto medico "ricordandogli" che non si possono assumere due atteggiamenti diversi quando "si chiede" e quando di contro "si dà" (oggi si ricorda e domani si dimentica?). Ed ancora, negli stessi termini sinallagmatici, si devono sottolineare gli "omaggi" che in occasione delle festività

 

Cellini è solito ricevere dal vertice "in persona" della cosca. Tutto ciò, nell'ambito di una più ampia "contiguità e vicinanza" alla 'ndrangheta in quanto tale per quanto si è accertato a seguito dell'incontro con i Lampada ed alla presenza di Sarra ovvero dalle dichiarazione dell'attendibile e già riscontrato aliunde Moio che inserisce Cellini "tra i medici abituali frequentatori" della cosca Tegano che non ha mancato di appoggiare la sorella dell'indagato alle trascorse competizioni elettorali. Tutto ciò "dà l'idea della condotta" nel complesso assunta da Cellini che se non apporta - a livello di gravità indiziaria - un contributo in grado di essere sussunto nel concorso esterno associativo è certamente idoneo a generare un urgente procedimento di prevenzione personale e patrimoniale".

I beni sequestrati

Alla luce di tali risultanze, su richiesta della stessa Dda, la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto il sequestro di prevenzione del patrimonio riconducibile a Francesco Cellini e al proprio nucleo familiare, stimato in circa 19 milioni di euro, costituito da imprese e relativi compendi aziendali: quote sociali, patrimonio aziendale, rapporti finanziari della “Nova Salus s.r.l. in liquidazione” con sede legale in Villa San Giovanni; quote sociali, patrimonio aziendale, rapporti finanziari della “Nuova Anphora s.r.l.”, con sede legale in Villa San Giovanni; quote sociali e patrimonio aziendale, rapporti finanziari della “Anphora Cooperativa Sociale a r.l.”, con sede legale in Reggio Calabria, compresa la Clinica “Nova Salus” con sede in Villa San Giovanni, frazione Cannitello. Sigilli anche a due fabbricati siti in Villa San Giovanni, un terreno sito a Reggio Calabria; conti correnti, libretti di deposito al portatore o nominativi, contratti di acquisto di titoli di Stato, azioni, obbligazioni, certificati di deposito, assicurazioni, intestati presso istituti di credito pubblici o privati, casse rurali, direzioni provinciali P.T., società assicurative, finanziarie o fiduciarie, società di intermediazione mobiliare, comunque riconducibili al proposto e ai componenti il proprio nucleo familiare, aventi saldo attivo superiore a  1.000,00 euro.

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