‘Ndrangheta: il pentito Mantella ed i patti per spartirsi i lavori pubblici nel Vibonese

Il collaboratore di giustizia indica poi l’imprenditore Vincenzo Restuccia come vicino ai clan Mancuso e Tripodi

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di G. B.
19 aprile 2019
08:04
La strada del mare
La strada del mare

E’ un fiume in piena Andrea Mantella. Centinaia di pagine di verbali dove il collaboratore di giustizia svela i patti inconfessabili, i summit e gli accordi per spartirsi lavori di peso a Vibo e nel Vibonese come quelli per l’autostrada, Tangenziale Est - che nelle intenzioni avrebbe dovuto collegare Stefanaconi al bivio di Sant’Onofrio (nei pressi del carcere) - e che di fatto ha finito per sventrare la collina sotto il castello di Vibo - e la “Strada del Mare”. E l’ex padrino emergente di Vibo Valentia chiama in causa gli imprenditori Prestanicola di Soriano, che stava realizzando anche una parte dei lavori sull’autostrada, e il defunto Vincenzo Restuccia che aveva in appalto i lavori per la “Strada del Mare”.  “Io ho avuto a che fare con Prestanicola – racconta Mantella - durante i lavori di costruzione della Tangenziale che interessava i terreni di proprietà di mio padre. Per questi lavori ho chiesto che le estorsioni venissero pagate a me.

 

Prestanicola venne a parlarmi in compagnia di tale Piperno che io chiamavo “Ruzzu Tanguni”, soggetto arrestato per l’estorsione al mulino Morelli con i Piscopisani. Per fare ciò si è reso necessario un incontro per stabilire chi doveva prendere i soldi, incontro che si tenne in un agriturismo in montagna, nella zona delle Serre, con Damiano VallelungaDomenico Cugliari detto Micu i Mela, Francesco Fortuna, Domenico Bonavota, Rocco Cristello per i Galati di Mileto, Carmelo Novella detto compare Nunzio, Salvatore Pisani, cugino di Damiano Vallelunga. In tale occasione, Damiano Vallelunga con l’accordo degli altri stabilì che non solo per quanto riguardava Prestanicola, ma per tutti i lavori stradali e per l’autostrada, ognuno avrebbe preso i soldi per il tratto di lavoro di competenza”. Al summit, quindi, secondo Andrea Mantella avrebbero partecipato anche tre boss di primissimo piano della ‘ndrangheta poi morti ammazzati: Rocco Cristello di Mileto poi trucidato nel marzo 2008 a Verano Brianza, Nuzzo Novella di Guardavalle a capo dell’intera ‘ndrangheta in Lombardia, ucciso nel 2008 a San Vittore Olona, e Damiano Vallelunga, il boss di Serra San Bruno steso dinanzi al santuario di Riace nel settembre del 2009. 

Mantellla chiama poi pesantemente in causa anche il defunto imprenditore Vincenzo Restuccia di Rombiolo. Secondo il collaboratore di giustizia non sarebbe solo una vittima dei clan, bensì un soggetto legato a due fra le principali consorterie mafiose del Vibonese: i Mancuso di Limbadi ed i Tripodi di Portosalvo  “Da Longobardi a Portosalvo sino a Vibo Marina gli accordi prevedevano – rivela Mantella – che i soldi li avrebbero presi i Piscopisani, mentre su Vibo sino a Vibo-Pizzo li avremmo presi noi del mio gruppo. Così è stato perché l’imprenditore Vincenzo Restuccia che stava facendo ilavori sopra  Vibo-Pizzotramite Salvatore Tripodi, ci fece arrivare i soldi dell’estorsione. Finchè sono stato fuori io, mi hanno dato una tranche da diecimila euro, poi a Francesco Scrugli so che ha dato un’altra tranche. Ciò è avvenuto fra il 2009 ed il 2011. Vincenzo Restuccia era storicamente legato ai Mancuso. I Tripodi hanno numerose amicizie nel mondo imprenditoriale, essendo loro nel settore, come ad esempio la ditta Restuccia Vincenzo. In particolare, Restuccia non è mai stato vittima di danneggiamenti o attività estorsiva da parte dei Tripodi essendo loro intimo amico. Anzi quando subiva dei danneggiamenti, prendeva l’escavatore più vecchio e lo faceva incendiare. La cosa era diventata una barzelletta, in quanto quando vedevamo sui suoi cantieri un escavatore arrugginito, dicevamo “stasera lo appicciano”, lo bruciano, cosa che puntualmente accadeva”.  

Giornalista
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