‘Ndrangheta, l'omicidio De Pietro e l’ascesa dei Piscopisani nelle dichiarazioni di Arena

Anche i verbali del pentito per far luce sul delitto avvenuto nella frazione di Vibo. Rosario Fiorillo avrebbe voluto uccidere pure la propria madre

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di Giuseppe Baglivo
1 aprile 2020
09:23

Ci sono anche le dichiarazioni del nuovo collaboratore di giustizia di Vibo Valentia, Bartolomeo Arena, a sostegno dell’impianto accusatorio messo in piedi dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia e dalla Dda di Catanzaro che ha portato il gip distrettuale a firmare un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Rosario Battaglia, 36 anni, e Michele Fiorillo, 34 anni, alias “Zarrillo”, entrambi di Piscopio ed accusati di concorso nell’omicidio di Antonio De Pietro.

La vittima, di Nicotera, impiegato della direzione provinciale del lavoro di Vibo Valentia, è stata freddata a colpi di pistola nei pressi del cimitero di Piscopio l’11 aprile 2005. Ad eseguire materialmente il fatto di sangue sarebbe stato Rosario Fiorillo, 31 anni, alias “Pulcino” – cugino di Battaglia e “Zarrillo” – la cui posizione è stata stralciata in quanto quindicenne all’epoca dei fatti.

Le dichiarazioni di Bartolomeo Arena

È stata la Squadra Mobile di Vibo Valentia a portare all’attenzione del pm della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso, con nota del 9 dicembre scorso, le recentissime dichiarazioni di Bartolomeo Arena sull’omicidio di Antonio De Pietro che, ad avviso del gip distrettuale Claudio Paris, riscontrano ulteriormente il quadro delineatosi con valenza individualizzante nei confronti di Rosario Fiorillo.

“Anche secondo Arena, l’omicidio – che addirittura assurge a fatto notorio in seno alla ‘ndrangheta vibonese – è stato commesso da Rosario Fiorillo con le seguenti modalità: Fiorillo apriva il fuoco all’indirizzo della vittima da distanza ravvicinata, colpendolo tra il collo e la testa. Tali elementi – scrive il gip – sono assolutamente coerenti con gli esiti dell’esame autoptico”.

 

Oltre a soffermarsi sulla relazione extraconiugale fra Antonio De Pietro e Maria Concetta Fortuna (madre di Rosario Fiorillo) quale movente del fatto omicidiario, il collaboratore Bartolomeo Arena ha altresì precisato che le sue fonti di conoscenza sull’omicidio sono state: Salvatore Morelli, appartenente allo stesso gruppo di Bartolomeo Arena ed attualmente irreperibile per l’operazione “Rinascita-Scott”, e Antonio Pardea, anche lui coinvolto da ultimo in “Rinascita-Scott” e definito dal collaboratore come “fraterno amico di Morelli dal quale ha appreso i particolari dell’omicidio De Pietro”.

Morelli, a sua volta, avrebbe saputo dell’omicidio De Pietro in quanto – secondo Bartolomeo Arena – sarebbe stato molto amico dei Piscopisani. “Mi è stato testualmente detto che con tale azione, l’omicidio De Pietro, Rosario Fiorillo – ha dichiarato il collaboratore – si era “cacciato le corna”.

Rosario Fiorillo, infatti, stando alle risultanze investigative, mal avrebbe sopportato la relazione extraconiugale della propria madre e nelle sue intenzioni – sebbene all’epoca solo quindicenne – ci sarebbe stata la volontà di assassinare persino la stessa mamma. Un proposito, quest’ultimo, frenato solo dall’intervento del proprio cugino Rosario Battaglia, all’epoca poco più che ventenne ma – ad avviso degli inquirenti e del collaboratore di giustizia Andrea Mantella – già profondo conoscitore delle regole della ‘ndrangheta secondo le quali è vietato uccidere le proprie madri.

 

Il racconto di Bartolomeo Arena coincide, ad avviso del gip, con le dichiarazioni fatte sull’omicidio De Pietro dai collaboratori di giustizia Andrea Mantella e Raffaele Moscato. Il delitto è stato preceduto da alcuni atti intimidatori “intrisi di metodica mafiosa” quali i danneggiamenti a colpi d’arma da fuoco ai danni dell’autovettura della vittima. “Come pure carico di simbologia mafiosa è probabilmente – rimarca il gip – il luogo scelto per l’esecuzione, ovvero il cimitero di Piscopio”.

L'omicidio e l'ascesa del clan

 Chiaro, inoltre, Bartolomeo Arena pure su altro aspetto fondamentale per ricostruire l’ascesa del nascente clan dei Piscopisani che con le famiglie Fiorillo, Battaglia e Galati stava all’epoca (siamo nel 2005) soppiantando i vecchi referenti della società di ‘ndrangheta di Piscopio legati ai Piperno e ai D’Angelo. “L’omicidio De Pietro – ha rivelato Bartolomeo Arena – ha segnato un momento di ascesa per i Piscopisani che già erano un gruppetto che si stava iniziando a far temere, attribuendo ulteriore prestigio criminale alla consorteria. Da allora, in effetti, per costoro la strada diveniva in discesa poiché con tale delitto si veniva a sapere che quello che i Piscopisani era un clan che sparava e, quindi, meritava rispetto e considerazione”.

Mantella e la premeditazione del delitto

 “E’ innegabile – sottolinea il gip –anche la premeditazione del delitto, avuto riguardo alla preparazione che ha caratterizzato il delitto, preannunciato nell’ambiente criminale”. Preciso sul punto Andrea Mantella: “Quel pomeriggio dell’11 aprile 2005, prima dell’omicidio, Salvatore Morelli venne in viale Affaccio a Vibo dove ha la stalla mio zio, il padre di Salvatore Mantella, e io mi trovavo lì. Morelli mi disse che Rosario Fiorillo aveva dato appuntamento alla vittima lì a Piscopio via telefono. Erano già al corrente  che da lì a qualche oretta se De Pietro andava lì lo dovevano ammazzare. E così fu”.

Michele Fiorillo ha scontato 8 anni in via definitiva per associazione mafiosa dopo la condanna rimediata al culmine dell’operazione “Crimine” della Dda di Reggio Calabria, scattata nel 2010, quale vertice del clan dei Piscopisani. E’ coinvolto attualmente anche nelle operazioni “Rimpiazzo” e “Rinascita-Scott”. Rosario Battaglia e Rosario Fiorillo sono stati invece condannati all’ergastolo per l’omicidio (settembre 2011) di Fortunato Patania, ritenuto a capo dell’omonimo clan di Stefanaconi.

Giornalista
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