L’inchiesta della Procura di Crotone e dei Carabinieri del Comando provinciale sulla scomparsa di Salvatore Giglio si fonda anche sul contributo di uno dei figli della vittima, Antonio Giglio, classe 1989, impiegato in Campania e ritenuto estraneo alla vicenda, mentre sono stati tratti in carcere l’ex moglie della vittima, Daniela Rossato, e il figlio Nicola Giglio. È stato Antonio Giglio, il 13 dicembre 2024, a consegnare spontaneamente agli investigatori del Roni 91 file video dell’impianto di sorveglianza della vicina di casa, ampliando così la finestra temporale a disposizione degli investigatori per ricostruire i movimenti del 21 settembre, giorno della scomparsa.

Il boccaccio con i soldi

Antonio ha inoltre fornito informazioni sulla situazione economica del padre, riferendo che Salvatore aveva recentemente incassato tra i 10 e i 14mila euro dalla vendita di un castagneto e circa 20mila euro dalla cessione di un appartamento. Secondo l’accusa sarebbe proprio l’alienazione di questi beni ad aver scatenato la lite che ha portato all’omicidio dell’uomo.
Il figlio ha parlato anche di un boccaccio di vetro che il padre teneva nascosto in un pozzetto del magazzino di via Agrigento, contenente oltre 10mila euro in contanti e qualche monile d’oro di famiglia.

Quel contenitore, secondo quanto riferito agli investigatori, sarebbe scomparso dopo la morte del sessantanovenne., un dato che il figlio afferma di aver rivelato già a settembre ai carabinieri: «… avevo rilevato l’ammanco di un boccaccio di vetro che era custodito in un pozzetto nella stanza dei vini, nel magazzino, oppure sotto due mattoni usati come scalini posti sulla soglia del locale, all’interno del quale c’erano contanti. Io lo so perché fu mio padre a dirmi dell’esistenza di quel denaro e poi lo vidi l’ultima volta a marzo 2024. In questa circostanza invitai mio padre a usare quel denaro tipo per prendere una casa in affitto a Brindisi per stare più vicino alla sua nipotina. Per come mi chiedete, per quanto non possa definire una determinata somma, posso ritenere che quel contante potesse superare i diecimila euro. Alla domanda posta, circa l’opportunità di impiegare quel denaro lo stesso non diede alcuna risposta. Per come mi chiedete, sempre dentro quel boccaccio aveva l’oro della mia nascita e qualche altro monile riconducibile anche ai miei fratelli, quale ad esempio un paio di gemelli, delle spille, qualche altro monile».

Il gps della Jeep

A fornire ulteriori elementi sono stati gli accertamenti tecnologici. I dati della scatola nera gps installata sulla Jeep Cherokee hanno documentato tre spostamenti dell’auto, il 23 settembre, verso una zona isolata sulle sponde del fiume Tacina. Particolarmente significativa per gli investigatori è stata la terza sosta, in orario notturno, tra le 22.24 e le 22.47: 23 minuti che, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbero compatibili con l’occultamento del corpo. Nella stessa giornata, i rilevamenti satellitari hanno registrato anche una sosta presso il supermercato MD di Belcastro. Gli scontrini e i riscontri bancari riconducibili a Daniela Rossato avrebbero quindi documentato l’acquisto di acido muriatico, candeggina, detergenti e sacchi per l’immondizia di grandi dimensioni, prodotti che gli investigatori ritengono siano stati utilizzati per ripulire l’abitazione e cancellare eventuali tracce biologiche.

Gli accertamento sulla canna fumariae sulla Jeep

Ci sono poi gli accertamenti sulla canna fumaria dell’abitazione, dalla quale, a partire dalle 11.10 del 22 settembre, sarebbe fuoriuscito per ore un fumo denso e acre. Rossato aveva spiegato quella combustione con la necessità di eliminare della carne deteriorata a causa di un presunto blackout del congelatore. Le verifiche richieste a Enel Distribuzione, tuttavia, non avrebbero evidenziato interruzioni di corrente nella zona nel settembre 2024. Gli investigatori hanno inoltre acquisito il dato relativo alla presenza nell’abitazione di un impianto fotovoltaico da 6 kW. Ai riscontri ambientali si sono aggiunti quelli del Ris di Messina, che durante i sopralluoghi del 10 e 11 dicembre 2024 ha isolato sulla Jeep Cherokee un profilo di Dna maschile parziale estratto da una traccia ematica.

Le ricerche su Google

Infine, nelle intercettazioni telematiche effettuate attraverso il trojan installato sul telefono di Daniela Rossato, tra il 19 e il 20 dicembre 2024 sarebbero state registrate ricerche su Google relative agli interrogatori penali, alla cosiddetta tecnica del «poliziotto buono e poliziotto cattivo» e ai diritti dell’indagato durante gli interrogatori. Per la Procura, questi elementi, insieme alle immagini delle telecamere, alle testimonianze e agli altri accertamenti, compongono il quadro indiziario alla base dell’ipotesi di omicidio contestata a Rossato, e al figlio Nicola Giglio.