Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i due indagati per la morte di Salvatore Giglio, muratore 69enne, avvenuta il 21 settembre del 2024. L’ex moglie Daniela Rossato, 60 anni, e il figlio Nicola Giglio, 28 anni, sono accusati del reato di omicidio e occultamento di cadavere, in giornata hanno sostenuto l’interrogatorio di garanzia in carcere dinnanzi al gip assistiti dai propri legali.

Daniela Rossato si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Il difensore, l’avvocato Luigi Colacino, ha fatto sapere di aver depositato una istanza per ottenere la revoca della misura cautelare non sussistendo, a suo avviso, le esigenze cautelari relativamente al rischio di reiterazione del reato e inquinamento probatorio.

Anche Nicola Giglio si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il difensore, l’avvocato Pietro Funaro, ne ha chiesto la scarcerazione, «per assoluta mancanza di elementi che hanno portato alla custodia cautelare». Giglio ha nominato in qualità di difensore anche l’avvocato Alessio Russo.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, all’origine del conflitto vi sarebbe stata la volontà dell’uomo di disfarsi di beni mobili e immobili formalmente intestati anche ai figli. Il dissidio sarebbe scoppiato intorno a mezzogiorno del 21 settembre tra Salvatore Giglio e l’ex moglie Daniela Rossato, in casa dell’uomo. Circa un’ora dopo sarebbe sopraggiunto anche il figlio Nicola.

L’aggressione sarebbe avvenuta con un oggetto non identificato. I due sarebbero riusciti a sopraffare l’uomo uccidendolo. Secondo la ricostruzione, consumato il delitto i due avrebbero dapprima occultato il cadavere nell’abitazione dell’uomo a Steccato di Cutro e due giorni dopo, il 23 settembre, di notte – tra le 22.24 e le 22.47 – gettato il corpo nel fiume Tacina utilizzando la Jeep intestata alla donna.