Ospedale Tropea, un milione per un impianto solare mai utilizzato: in tre a giudizio

L’indagine denominata Solleone coordinata dalla Procura della Corte dei conti. Sarebbero riusciti ad aggiudicarsi fondi europei per la realizzazione dell'opera, coinvolti due pubblici dipendenti e un consulente esterno dell’Asp di Vibo Valentia 

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di Redazione
23 aprile 2021
10:27

Quasi un milione di euro di fondi comunitari spesi per la realizzazione di un impianto solare inutilizzato e inutilizzabile. Questo è quanto contestato a tre persone nell’ambito dell’inchiesta Solleone condotta dalla guardia di finanza di Catanzaro e coordinata dalla Procura regionale della Corte dei conti per la Calabria guidata dal procuratore Maria Rachele Anita Aronica.

Coinvolti due pubblici dipendenti (un funzionario e un dirigente di rango generale) nonché a un professionista, consulente esterno dell’Asp di Vibo Valentia.


Le indagini

Al centro delle indagini si colloca l’abusiva realizzazione di un impianto termodinamico a concentrazione solare per la produzione di energia termica ed elettrica - Progetto “Prometeo” finanziato con fondi strutturali europei - che avrebbe dovuto essere a servizio del presidio ospedaliero di Tropea producendo, nelle intenzioni, significativi risparmi energetici. L’opera, che era ritenuta di notevole interesse pubblico, è stata realizzata, senza le dovute autorizzazioni, in un’area gravata da vincoli paesaggistici e sismici. Di qui l’adozione, da parte del Comune di Tropea, di un ordine di demolizione e rimessa in pristino dei luoghi, con conseguente inutilizzabilità dell’impianto realizzato, che infatti non è mai stato nemmeno collaudato e attualmente versa in stato di totale abbandono.

L’opera, costituita da 35 “ombrelli” fotovoltaici (concentratori solari) per la produzione di energia elettrica e da 4 apparati a cogenerazione è stata realizzata non solo in assenza dei prescritti permessi a costruire che avrebbe dovuto richiedere al Comune di Tropea, ma addirittura senza nemmeno denunciare preventivamente l’esecuzione dei lavori al Genio Civile.

L’impianto non avrebbe comunque mai potuto essere omologato, in quanto per di più era stato costruito in difformità rispetto alle norme tecniche per i manufatti in cemento armato e non aveva ottenuto né l’autorizzazione paesaggistica né la valutazione sismica.

I destinatari del provvedimento hanno ora 45 giorni per presentare le proprie memorie e controdeduzioni all’Autorità Giudiziaria Contabile

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