Perseo, in videoconferenza il pentito Cappello (VIDEO)

L'ex Killer della cosca Giampà ha riferito sulle dinamiche di quattro omicidi. L'udienza in assise è stata aggiornata al 31 marzo

di Gabriella Passariello
4 febbraio 2015
17:12

Catanzaro - "Non ho partecipato all'omicidio di Bruno Cittadino ucciso alla fine di luglio del 2008 in pieno centro a Lamezia.  Giuseppe Giampà  nutriva grande astio per lui perché aveva appreso che lo voleva attirare in un tranello per eliminarlo". Il pentito Saverio Cappello ed ex killer della cosca Giampà è stato il protagonista dell'udienza che si è svolta oggi in  Corte di assise  e che vede sul banco degli imputati Vincenzo Arceri, Giancarlo Chirumbolo, Franco Trovato e Antonio Voci, coinvolti nell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo calabrese sfociata nella maxi operazione "Perseo", diretta dalla Polizia contro il clan Giampà di Lamezia Terme. Imputati considerati elementi del gruppo di fuoco della cosca, responsabile degli omicidi di alcuni esponenti della cosca rivale dei Torcasio: Voci per quello di Nicola Gualtieri, detto "Coccodrillo", morto il 16 dicembre del 2010 dopo 21 giorni di agonia a seguito dell'agguato in cui rimase mortalmente ferito il 25 novembre precedente; Chirumbolo per quello di Bruno Cittadino, ucciso il 30 luglio del 2008; Trovato per quello di Giuseppe Chirumbolo, freddato il 31 marzo del 2010; e Arceri per quello di Pietro Pulice, assassinato il 28 settembre 2005. E proprio di quest'ultimo delitto il collaboratore Cappello, collegato in video-conferenza con Catanzaro dalla località protetta in cui si trova, ha potuto riferire direttamente in quanto esecutore materiale. "Essendo un affiliato della cosca Giampà, era divenuto "scomodo", in quanto raccontava cose che mettevano zizzania tra noi associati e in più aveva astio nei confronti di noi della "montagna". Pulice, per come riferito dallo stesso Cappello, «nell'ambito della cosca Giampà aveva il ruolo di killer e era temuto dagli stessi Giampà proprio in relazione alla sua attività di killer, poiché temevano che potesse mettere a segno un'azione isolata contro uno degli appartenenti alla cosca».  Il pentito ha risposto alle domande del pubblico ministero, Elio Romano, e all' avvocato Leopoldo Marchese, difensore di Voci assieme all'avvocato Gregorio Viscomi. L'udienza è stata aggiornata al 31 marzo, giorno in cui seguiranno le audizioni degli altri pentiti le cui dichiarazioni sono state determinanti per l'intera inchiesta, proprio come lo sono state  quelle di Angelo Torcasio, sentito alla scorsa udienza. Riprenderà venerdì davanti al tribunale collegiale di Lamezia Terme, invece, il processo dibattimentale per gli imputati che hanno scelto la via del rito ordinario e sono stati rinviati a giudizio. Ed è attesa il 23 febbraio la sentenza del giudice distrettuale dell'udienza preliminare del capoluogo per i 46 imputati che hanno scelto il giudizio abbreviato.

Gabriella Passariello

 


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