Si è concluso davanti al gip del Tribunale di Paola l’incidente probatorio disposto per acquisire la testimonianza della giovane che, nel 2024, ha denunciato un collega di lavoro per violenza sessuale. L’esame, svolto in modalità protetta, è durato circa tre ore.

L’udienza si è tenuta il 14 ottobre davanti alla giudice per le indagini preliminari Maria Grazia Bellomusto. La persona offesa, assistita dall’avvocata Erica Pranno del Foro di Cosenza, ha risposto alle domande relative all’episodio denunciato, consentendo alle parti di approfondire i diversi aspetti della vicenda nel rispetto del contraddittorio.

Terminato l’incidente probatorio, gli atti sono stati restituiti alla Procura di Paola, che dovrà valutare i successivi sviluppi del procedimento e l’eventuale formulazione dell’imputazione. Le contestazioni si trovano ancora nella fase delle indagini preliminari.

La violenza denunciata nella struttura turistica

Secondo quanto riferito nella querela, la presunta violenza sarebbe avvenuta nel luglio 2024 all’interno di una struttura turistica del Tirreno cosentino, dove la giovane lavorava. La ragazza ha denunciato di essere stata aggredita sessualmente da un collega conosciuto da pochi giorni e con il quale non intratteneva rapporti personali. L’uomo, secondo la ricostruzione affidata agli inquirenti, si sarebbe fermato davanti alla porta della stanza occupata dalla collega nell’area riservata al personale.

Dopo avere tentato di avviare una conversazione, si sarebbe introdotto nella camera, avrebbe spinto la giovane sul letto e l’avrebbe privata degli indumenti, costringendola a un rapporto sessuale contro la sua volontà.

La persona offesa avrebbe riferito di avere manifestato il proprio dissenso sia verbalmente sia attraverso il comportamento fisico. Avrebbe inoltre descritto uno stato di shock che l’avrebbe paralizzata, impedendole di reagire come avrebbe voluto. La ricostruzione dovrà essere verificata nelle successive fasi del procedimento, nel corso delle quali l’indagato potrà esercitare pienamente il proprio diritto di difesa.

Il ritorno a casa e gli accertamenti sanitari

La giovane, che già stava valutando di lasciare il posto di lavoro a causa di alcuni contrasti sorti nella struttura, sarebbe partita il giorno successivo al fatto denunciato per tornare nella propria città. Una volta rientrata, si sarebbe recata al pronto soccorso per sottoporsi agli accertamenti sanitari e avrebbe riferito quanto accaduto. Successivamente ha presentato querela, dando avvio all’attività investigativa coordinata dalla sostituta procuratrice di Paola Chiara Pezone. La Procura ha quindi chiesto l’incidente probatorio per acquisire anticipatamente la testimonianza della persona offesa.

La perizia sulla capacità testimoniale

Prima dell’audizione, la giovane è stata sottoposta a una perizia medico-psichiatrica diretta a valutarne la capacità di percepire e riferire correttamente i fatti. L’accertamento doveva anche verificare la presenza di eventuali condizioni capaci di incidere sulla testimonianza o di determinare una particolare esposizione a fenomeni di suggestione.

Il perito nominato dal giudice, Antonio Ruffolo, è stato ascoltato durante l’udienza dell’8 luglio 2026. Al termine degli accertamenti ha riconosciuto la piena capacità della ragazza di testimoniare, rilevando contestualmente una condizione di particolare vulnerabilità e fragilità emotiva. Sulla base delle conclusioni peritali, il gip ha disposto l’audizione protetta per il 14 ottobre.

L’esame in modalità protetta

Durante l’incidente probatorio la giovane è stata collocata in una stanza separata. Le domande sono state rivolte attraverso l’esperta nominata dal giudice, la psicologa e psicoterapeuta Catia Ferraro. Le parti hanno seguito l’esame dall’aula mediante un collegamento audio-video, evitando il contatto diretto tra la persona offesa e l’indagato. Quest’ultimo era presente con la propria difensora di fiducia, l’avvocata Elena Maria Calabretta del Foro di Paola.

La testimonianza acquisita nel contraddittorio potrà essere utilizzata nelle eventuali fasi successive del procedimento. Spetterà ora alla Procura stabilire se chiedere il rinvio a giudizio, avanzare altre richieste o svolgere ulteriori attività investigative. L’indagato deve essere considerato non colpevole fino a un’eventuale sentenza definitiva.