Processo Aemilia 1992, ergastolo per Nicolino Grande Aracri

La sentenza emessa dalla Corte d'Assise del tribunale di Reggio Emilia. Assolti gli altri tre imputati. Aracri si trova già recluso al 41 bis nel carcere di Opera a Milano

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di Redazione
2 ottobre 2020
19:48

Ergastolo per Nicolino Grande Aracri, assolti gli altri tre imputati Angelo Greco, Antonio Lerose e Antonio Ciampà «per non aver commesso il fatto». È la sentenza emessa poco fa dalla Corte d'Assise del tribunale di Reggio Emilia per il processo 'Aemilia 1992', uno dei filoni del maxiprocesso alla 'ndrangheta emiliana.

 

I quattro erano accusati di omicidio volontario, premeditato e aggravato del metodo mafioso nei confronti di Nicola Vasapollo, 33enne di Cutro, assassinato il 21 settembre 1992 a Reggio Emilia e di Giuseppe Ruggiero, 35enne cutrese, ammazzato da quattro uomini travestiti da carabinieri il 22 ottobre '92 a Brescello, sempre nel Reggiano.

 

Dopo la sentenza del processo 'Aemilia 1992' letta dal giudice Dario De Luca (a latere Silvia Guareschi) che ha presieduto la Corte di Assise - riunitasi in camera di consiglio per oltre 5 ore - il pubblico ministero della Dda, Beatrice Ronchi ha lasciato immediatamente il tribunale: nella sua requisitoria al termine del dibattimento aveva richiesto la condanna all'ergastolo di tutti e quattro gli imputati, ma solo uno è stato accolto, quello a carico di Nicolino Grande Aracri ritenuto responsabile solo per uno dei due omicidi (Ruggiero), mentre per l'altro (Vasapollo) è stato assolto «per non aver commesso il fatto».

 

Nicolino Grande Aracri - ritenuto il boss dell'omonima cosca - ha ascoltato la pronuncia in collegamento audiovideo dal carcere di Opera a Milano dove si trova recluso al 41 bis. Deve già scontare almeno un altro ergastolo dopo la sentenza divenuta definitiva del processo Kyterion a Catanzaro.

 

La pm aveva chiesto l'ergastolo anche per Angelo Greco, nato a San Mauro Marchesato (Crotone) e recluso a Torino, Antonio Lerose, nato a Cutro e residente a Bologna, e Antonio Ciampà. Per questi ultimi due, in stato di libertà, la Ronchi aveva chiesto anche la misura cautelare dell'arresto in quanto entrambi non avevano mai, secondo l'accusa, interrotto i loro contatti con la 'ndrangheta e smesso di investire i proventi delle attività criminali.

 

Per gli stessi omicidi nell'ottobre 2018 erano stati condannati in abbreviato Nicolino Sarcone a 30 anni e il pentito Antonio Valerio a 8 anni. Così come venne decretato l'ergastolo per Raffaele Dragone - figlio di Antonio Dragone, ucciso nel 2004 nella successiva faida coi Grande Aracri - e Domenico Lucente, che si suicidò in carcere dopo la sentenza. Al centro del processo cominciato l'11 febbraio 2019, infatti vi era la faida tra le cosche rivali Vasapollo-Ruggiero e Dragone-Grande Aracri-Ciampà-Arena, per l'egemonia della criminalità organizzata soprattutto per quanto concerne il traffico di droga tra Emilia-Romagna, Calabria e Lombardia.

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