’Ndrangheta

Processo Jonny, la procura chiede la conferma della condanna per ex parroco di Isola Capo Rizzuto

Don Edoardo Scordio è accusato, insieme al governatore di Misericordie della cittadina Leonardo Sacco, di essere di fatto il gestore della confraternita. I due avrebbero accumulato immense risorse distratte in favore della cosca locale

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di Redazione
14 dicembre 2021
14:47
Don Edoardo Scordio
Don Edoardo Scordio

Il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Domenico Guarascio, applicato come sostituto procuratore generale, ha chiesto la conferma di tutte le condanne comminate con rito ordinario in primo grado, nell'ambito del processo di appetto denominato Jonny, istruito contro le cosche di 'ndrangheta di Isola Capo Rizzuto e il controllo asfissiante che avevano imposto sul territorio.

Chiesta la conferma della pena a 14 anni e 6 mesi di reclusione per don Edoardo Scordio, l'ex parroco nella chiesa di Santa Maria Assunta (o ad Nives) di Isola accusato - insieme al governatore della confraternita Misericordie di Isola Leonardo Sacco (condannato a 20 anni di reclusione nel processo d'appello proveniente dall'abbreviato) - di essere il gestore di fatto della confraternita Misericordia della città crotonese.


Attraverso la Misericordia, ente gestore dei servizi resi al centro di accoglienza dei migranti di Sant'Anna, Scordio e Sacco, secondo l'accusa, avrebbero accumulato immense risorse distratte in favore della bacinella della cosca. Sarebbero circa 32 i milioni di euro distratti dal loro uso, ossia l'assistenza ai migranti, e finiti nelle tasche del clan Arena grazie ai raggiri dei vertici della Misericordia.

Tramite la confraternita, per la Dda di Catanzaro, le cosche avrebbero acquisito il controllo delle forniture e dei servizi di assistenza ai migranti ospitati nel centro. I capitali ricevuti dalla Prefettura di Crotone quale compenso delle forniture e dei servizi resi venivano sottratti alla loro destinazione attraverso reati fiscali, riciclaggio e malversazione, orditi tramite imprese mantenute dagli stessi soggetti nel corso degli anni, a prescindere dalle denominazioni commerciali via via succedutesi.

Allo sfruttamento dell'emergenza migranti, grazie al parroco Scordio e con la connivenza del vertice della confraternita della Misericordia di Isola, per l'accusa, erano legati anche i gestori del servizio mensa al Centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto: Domenico e Pasquale Poerio (condannati in primo grado rispettivamente a 12 anni e 5 anni e 8 mesi), Aurora Cozza (5 anni), Maria Lanatà (6 anni, 6 mesi).

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