Processo a Lucano, il Riace film festival «pagato (irregolarmente) dalle associazioni»

In aula nuova deposizione del colonnello della Gdf Nicola Sportelli, teste chiave dell'accusa. Il finanziare, in merito ad alcune fattute analizzate: «C'erano anche dei materassi che non sono stati ritrovati nelle abitazioni ispezionate»

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di Ilario  Balì
15 settembre 2020
08:00

È ripreso a Locri dopo la pausa estiva il processo a Mimmo Lucano, l’ex sindaco di Riace accusato di far parte insieme ad altre 25 persone di un’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento dell’immigrazione clandestina, truffa e peculato in relazione ai progetti di accoglienza agli immigrati. Nella giornata di ieri nuova deposizione del colonnello della Guardia di Finanza Nicola Sportelli, teste chiave dell’accusa. Secondo l’ufficiale per il Riace Film Festival del 2015 sarebbe stato versato un contributo dalle associazioni del paese che avrebbero partecipato con un versamento in base all’importanza che avevano nel contesto dei progetti di accoglienza.

Il finanziare ha anche riferito sulle modalità di rendicontazione e sulla descrizione degli oggetti presenti nelle fatture. Tra questi anche dei materassi «che – ha sostenuto il teste – non sono stati effettivamente ritrovati nelle abitazioni ispezionate». È stata dunque analizzata la posizione dell’imputata Cosimina Ierinò, segretaria dell’associazione Città Futura «Eseguiva gli ordini di Lucano ed era una persona di sua fiducia – rimarca il finanziere – da lei anche disposizioni in occasione del Riace in Festival». Nel corso dell’udienza è emerso come ogni associazione attiva contribuiva con delle donazioni in modo proporzionale ai progetti gestiti. «Città Futura - dice Sportelli - gestiva il 60 per cento delle attività». Il processo riprenderà stamattina.

 

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Giornalista
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