Processo a Lucano, il teste chiave: «Ingenti somme non usate per l'accoglienza»

Nuova deposizione del colonnello della Guardia di Finanza Nicola Sportelli nel processo a carico dell'ex sindaco di Riace che deve rispondere di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e truffa 

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di Ilario  Balì
30 giugno 2020
22:06
Un momento del processo (immagini di repertorio)
Un momento del processo (immagini di repertorio)

È ripreso al tribunale di Locri il processo a carico di Mimmo Lucano, l’ex sindaco di Riace alla sbarra insieme ad altre 25 persone che deve rispondere di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e truffa in relazione ai progetti di accoglienza agli immigrati.

A deporre in aula ancora il colonnello della Guardia di Finanza Nicola Sportelli, teste chiave dell’accusa. Il finanziere, rispondendo alle domande del pubblico ministero Michele Permumian, ha focalizzato la sua attenzione sulle posizioni dell’ex primo cittadino, della compagna Lemlem Tesfahun e del presidente dell’associazione Città Futura Fernando Antonio Capone circa le accuse di peculato mosse a loro carico. «Dalle indagini – ha spiegato Sportelli - è emersa una distrazione di ingenti somme di denaro per fini diversi dall’accoglienza». Sotto la lente delle Fiamme Gialle la casa assegnata da Lucano a Lemlem «non per le finalità del progetto». Nel mirino degli investigatori anche il frantoio e le case Atena, Santo Spirito e Piazza.

 

Intanto la difesa di Lucano il prossimo 2 luglio davanti al tribunale monocratico chiederà al giudice la riunione del processo in cui l’ex sindaco deve rispondere sulla falsificazione di due carte d’identità, in quanto presenta profili di connessione oggettiva e soggettiva per i fatti per cui si procede. Il processo riprenderà lunedì 6 luglio.

Giornalista
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