La Corte di Appello di Catanzaro, Terza sezione penale, ha dichiarato inammissibile l’appello proposto dal Pubblico Ministero avverso la sentenza emessa il 20 marzo 2025 dal Gup del Tribunale di Catanzaro nel processo Maestrale-Olimpo-Imperium svolto con il rito abbreviato. La decisione, contenuta in un’ordinanza pronunciata a scioglimento di riserva all'udienza del 29 giugno 2026, si fonda sul mancato rispetto delle nuove modalità di deposito telematico degli atti di impugnazione.

Si tratta di un colpo di scena che cambia l’iter del procedimento e conferma diverse sentenze assolutorie e alcuni verdetti rimodulati rispetto all’esito del primo grado

Accolta l’eccezione degli avvocati Rotundo e Miceli

La decisione è arrivata dopo l'accoglimento dell'eccezione sollevata dai difensori, in particolare dagli avvocati Sergio Rotundo e Michelangelo Miceli, alla quale hanno successivamente aderito anche gli altri legali degli imputati.

Al centro della vicenda vi sono le modalità di deposito dell'atto di appello. Secondo la Corte, dal 31 marzo 2025 gli appelli contro le sentenze emesse nei procedimenti definiti con rito abbreviato devono essere depositati esclusivamente in modalità telematica attraverso il portale del processo penale telematico, pena l'inammissibilità.

Nel caso in esame, invece, il deposito dell'impugnazione da parte della Procura è avvenuto con modalità ritenute non conformi. I giudici hanno richiamato anche il recente orientamento della Corte di Cassazione, secondo cui l'appello del pubblico ministero proposto tramite Pec, anziché attraverso il portale dedicato, è inammissibile per i procedimenti definiti con rito abbreviato dopo il 31 marzo 2025.

Respinte le tesi della Procura

Respinta anche la tesi della Procura, che aveva sostenuto la possibilità di utilizzare ancora il cosiddetto "doppio binario", richiamando un decreto del presidente del Tribunale di Catanzaro che consentiva il deposito cartaceo degli atti fino al 30 giugno 2026. Per la Corte, tuttavia, quel provvedimento riguardava esclusivamente problematiche organizzative interne dell'ufficio Gip-Gup e non certificava un malfunzionamento del sistema telematico tale da giustificare il deposito con modalità diverse. Rigettata anche la richiesta subordinata di rimessione in termini, non essendo emerse situazioni riconducibili a caso fortuito o forza maggiore.

Definitiva l’assoluazione dell’avvocato Sabatino

La pronuncia riguarda anche la posizione dell'avvocato Francesco Sabatino, assolto in primo grado con la formula piena "perché il fatto non sussiste", nei cui confronti la Dda aveva proposto appello chiedendo la riforma della sentenza. L'inammissibilità dell'impugnazione rende definitiva anche la sua assoluzione.

La decisione interessa complessivamente 35 imputati per i quali la Direzione distrettuale antimafia aveva impugnato le assoluzioni, totali o parziali, pronunciate nel giudizio abbreviato. Con il pronunciamento della Corte d'Appello restano quindi ferme le decisioni di primo grado per tutte le posizioni coinvolte dall'appello.

Gli imputati oggetto dell’appello della Procura dichiarato inammissibile

  • ANASTASI Pasquale, nato Rizziconi il 13-11-1951 (assolto perché il fatto non sussiste in primo grado nonostante la richiesta di condanna a 6 anni);
  • ANELLO Rocco, ritenuto il boss di Filadelfia, nato il 3-02-1961 (assolto per non aver commesso il fatto in primo grado, con l’accusa che aveva chiesto 9 anni);
  • ANELLO Tommaso, di Filadelfia (fratello di Rocco), nato il 28-05-1964 (assolto in primo grado, chiesti 9 anni);
  • BARBA Vincenzo, alias “Musichiere”, di Vibo Valentia, nato il 14-04-1952 (assolto, chiesti 8 anni);
  • BARTONE Domenico, nato il 22-08-1968, di Mileto (assolto, chiesti 15 anni in primo grado);
  • CALAFATI Vincenzo nato il 18-01-1972, di Vibo Valentia, imprenditore (condannato in primo grado a 11 anni e 4 mesi, assolto per due capi d’imputazione, con richiesta della Dda a 14 anni);
  • ERRIGO Maria Vittoria, nata il 07-12-1954, di Vibo Valentia, dottoressa dell’Asp (assolta, chiesti 4 anni in primo grado);
  • FACCIOLO Antonio, nato Francavilla Angitola il 7-12-1959 (assolto, chiesti 8 anni in primo grado);
  • FIUMARA Claudio, di Francavilla Angitola, nato il 27-02-1966 (assolto, chiesti 8 anni in primo grado);
  • FRANZONI Giacomo, inteso Gianfranco, avvocato, nato il 27-01-1963, di Briatico (assolto, chiesti 8 anni in primo grado);
  • GALATI Michele, nato 1-11-1980, di Mileto (condannato a 20 anni in primo grado ma assolto da un capo d’imputazione);
  • GALATI Ottavio, nato il 21-01-1968, di Mileto (assolto, chiesti 16 anni in primo grado);
  • GALATI Salvatore Domenico, nato Vibo Valentia il 25-04-1967, domiciliato a Lamezia Terme (assolto, chiesti 4 anni);
  • IL GRANDE Carmine, nato il 19 ottobre 1959, ritenuto il boss di Parghelia (assolto, chiesti 18 anni in primo grado);
  • IL GRANDE Egidio, nato il 02-12-1964, di Parghelia (4 anni e 8 mesi in primo grado, chiesti 14 anni);
  • LA ROSA Francesco, nato il 29-1l-1971, di Tropea, alias “U Bimbu” (condannato a 20 anni, ma assolto da un capo d’imputazione);
  • LUCIANO Alfonso, nato a Filogaso il 25-10-1959 e residente a Pizzo, medico legale (assolto, chiesti 8 anni in primo grado);
  • MANCUSO Antonio, nato il 23-07-1983, di Limbadi (assolto, chiesti 8 anni);
  • MANCUSO Domenico, 9-06-1975, di Limbadi ( condannato a 4 anni e 8 mesi, chiesti 9 anni in primo grado);
  • MANCUSO Francesco, alias “Bandera”, nato a il 05-10-1971, di Nicotera Marina (condannato a 16 anni, chiesti 20 anni in primo grado);
  • MANGONE Giuseppe, di Mileto, nato il 13-02-1955 (assolto, chiesti 8 anni in primo grado);
  • MANTELLA Andrea, nato il 03-12-1972, di Vibo Valentia, collaboratore di giustizia (assolto, chiesti 9 mesi);
  • MERCURIO Paolo, nato a Marcellinara il 23-10-1978 (condannato a 11 anni, ma assolto da un capo d’imputazione);
  • MOLINO Gaetano, nato Limbadi il 15 marzo 1959, domiciliato a Joppolo (assolto, chiesti 8 anni in primo grado);
  • MORELLI Salvatore, alias “l’Americano”, nato il 13-10-1983, di Vibo Valentia (assolto, chiesti 8 anni in primo grado);
  • PALMIERI Salvatore, nato il 19-03-1976, di Mileto (assolto, chiesti 12 anni in primo grado);
  • POLITO Domenico, alias “Ciota”, nato a Desio (MI) il 20-02-1974, di Mileto (ergastolo in primo grado, ma assolto da un capo d’imputazione);
  • PROSTAMO Giuseppe, alias “Ciopane”, nato il 12-04-1985, di San Giovanni di Mileto (assoluzione, chiesti 12 anni in primo grado);
  • PUGLIESE Umberto, nato il 22-09-1985, di Spilinga (prescrizione con esclusione dell’aggravante mafiosa, chiesti 4 anni in primo grado);
  • PUTORTI’ Demetrio, nato il 16-07-1993, di Nicotera Marina (assoluzione, chiesti 8 anni);
  • RAGUSEO Giuseppe, nato in data 08-04-1978, di Nicotera (assoluzione, chiesti 14 anni in primo grado);
  • SABATINO Francesco, nato il 25-3-1979, di Vibo Valentia, avvocato (assoluzione perché il fatto non sussiste, chiesti 8 anni e 9 mesi in primo grado);
  • SURACE Davide, nato il 17-12-1985, di Spilinga (condannato a 13 anni, chiesti 18 anni in primo grado);
  • SURACE Diego, nato il 30-08-1982, di Spilinga (prescrizione con esclusione aggravante mafiosa, chiesti 4 anni in primo grado);
  • VARONE Antonio Massimiliano, alias “U Cagnolu”, nato il 05-05-1975, di Mileto (assoluzione, chiesti 30 anni in primo grado).