Il vicario della Forania di Terranova da Sibari esprime vicinanza ad agricoltori, autotrasportatori e famiglie e rivolge un appello a chi governa. Chiede risposte concrete, misure efficaci e tempi certi.
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Don Cosimo Galizia, parroco di Tarsia e vicario della Forania di Terranova da Sibari, interviene sulle proteste contro il caro carburanti che in questi giorni si susseguono nella Sibaritide. In una nota diffusa alla stampa il sacerdote dice di sentire «il dovere umano e pastorale» di stare accanto a chi manifesta contro i rincari e il costo della vita. Da parroco, spiega, non può ignorare le famiglie e i lavoratori che ogni giorno fanno i conti per pagare le spese e dare un futuro ai figli. Il testo parte proprio da quei conti: «Dietro ogni protesta c’è una storia. Dietro ogni volto c’è una famiglia – scrive don Galizia -. Quando il carburante diventa un lusso, andare al lavoro costa troppo. Quando aumentano le spese essenziali, fare la spesa diventa un calcolo doloroso». Il parroco collega questa fatica alla sfiducia verso le istituzioni, che a suo dire cresce quando lo stipendio non basta più a vivere con dignità, e si chiede: «come può una famiglia vivere serenamente, se ogni giorno è costretta a scegliere a cosa rinunciare?». A chi scende in strada il sacerdote chiede che la protesta resti rispettosa delle persone e della sicurezza. E avverte che il malcontento del territorio non va archiviato come un disagio passeggero. Il passaggio più duro è per la politica: «Non basta ascoltare il rumore della protesta. Bisogna ascoltare il silenzio di chi soffre e non ha più nemmeno la forza di protestare» afferma il parroco, secondo cui le parole di circostanza non bastano più. Le scelte, scrive, devono riguardare famiglie, lavoratori, autotrasportatori, agricoltori e piccole imprese. «Il nostro territorio non chiede privilegi. Chiede attenzione, rispetto, giustizia e la possibilità di vivere e lavorare senza essere schiacciato dal peso crescente delle spese». La dignità delle persone, aggiunge, non si può sacrificare «sull’altare dei numeri, dei bilanci e delle scadenze». Don Galizia richiama poi il Vangelo e il dovere di non voltarsi dall’altra parte davanti a chi è in difficoltà. «La fede non ci rende spettatori della sofferenza – scrive – ci chiama a farci prossimi». Chiarisce anche con quale spirito andrà tra i manifestanti: «Non vado per giudicare nessuno. Vado per ascoltare, per esserci, per ricordare che nessuno deve sentirsi solo davanti alle proprie difficoltà». La nota si chiude con un nuovo invito ai decisori a non lasciare che la stanchezza della gente si trasformi in disperazione e in distacco definitivo dalle istituzioni: «Fermatevi ad ascoltare. Guardate negli occhi queste persone» scrive il parroco, che chiude con una preghiera perché il Signore «illumini le coscienze» di chi governa.

