Avrà inizio il prossimo 9 aprile l’udienza preliminare a carico di sette persone coinvolte nell’inchiesta che vede al centro il reparto di Oculistica dell’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro.
Secondo l’accusa formulata dal procuratore aggiunto Giulia Pantano e dal sostituto Domenico Assumma, personale medico e paramedico dell’ospedale si sarebbe appropriato di dispositivi medici, prodotti medicali e farmaci di proprietà del nosocomio per impiegarli nello studio medico privato del dottore Marco Scicchitano (nel quale il sanitario era autorizzato a eseguire prestazioni sanitarie in regime di intramoenia allargata).

Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di peculato, reimpiego di beni di provenienza illecita, favoreggiamento reale e personale.

L’udienza preliminare vedrà coinvolti Marco Scicchiatano, in qualità di dirigente medico del reparto di oculistica dell’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro; Riccardo Sperlì, infermiere nello stesso reparto; Ugo Salvatore Vescio, colonnello medico dell’Arma dei carabinieri; Maurizio Gigliotti, amministratore della ditta Emmegi Hospital srl; Antonio Torchia, avvocato; Melania Musso, amministratore unico di un centro polispecialistico; Annarita Procopio, infermiera.

A sottrarre il materiale dall’ospedale di Catanzaro sarebbero stati Schicchitano e Sperlì con il concorso morale e l’istigazione di Gigliotti.
A coprire l’illecito sarebbero stati, dopo un controllo dei Nas nel centro polispecialstico di Sellia Marina, il collonnello Vescio – che avrebbe aiutato Scicchitano a occultare tutti gli apparecchi e i prodotti medici, spostandoli in altro sito di sua disponibilità –; Maurizio Gigliotti – che consigliava di creare documentazione falsa atta a “giustificare” la provenienza di due apparecchi sottratti al Pugliese – e l’avvocato Antonio Torchia che avrebbe aiutato ad occultare dispositivi medici e farmaci sottratti.

Dal canto suo Melania Musso è accusata di aver aiutato gli indagati a eludere le indagini utilizzando un falso documento, formato materialmente da Anna Rita Procopio, trasmettendolo al Reparto del Nas, per “giustificare” il prelievo da parte degli stessi dall’ospedale pubblico ed evitare la loro incriminazione per peculato.