L’escalation dopo i raid di Stati Uniti e Israele in Iran alza l’allerta anche nel Mediterraneo. Alcuni razzi avrebbero, sulla carta, autonomia sufficiente pari a circa 3000 chilometri a discapito però della scarsa precisione e di essere intercettati dallo scudo Nato
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L’escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran, dopo i raid su obiettivi iraniani, ha acceso l’allarme anche nel Mediterraneo. La risposta di Teheran - con attacchi su città israeliane e basi statunitensi nell’area del Golfo, dal Qatar agli Emirati Arabi Uniti - resta per ora confinata al Medio Oriente. Ma la domanda che rimbalza anche in Calabria è: quanto è remoto il rischio di un coinvolgimento diretto?
Secondo quanto dichiarato da Donald Trump, il conflitto «non sarà breve». E mentre in Europa cresce la vigilanza, l’attenzione si concentra sulle capacità missilistiche iraniane.
Le distanze reali
L’Iran dispone di un arsenale che va dai missili a corto raggio fino a vettori capaci, almeno teoricamente, di coprire 3.000 chilometri. È questo il dato che interessa l’Italia. Le principali basi iraniane collocate nel nord-ovest del Paese — come quelle nell’area di Tabriz o Khorramabad — distano in linea d’aria circa 3.000 chilometri dalle coste della Puglia, una misura che coincide con la gittata massima stimata per alcuni missili strategici.
Qui è necessario un chiarimento: la Calabria è tra le regioni più meridionali d’Italia, ma non è automaticamente la più vicina ai potenziali siti di lancio. Le aree affacciate sull’Adriatico orientale, come parte della Puglia, risultano leggermente più prossime rispetto a molte zone calabresi, più spostate verso il Mediterraneo centrale. Non è quindi solo una questione di latitudine, ma di orientamento rispetto al punto di partenza.
In ogni caso, si parla di distanze estreme, al limite delle capacità dichiarate: più cresce il raggio, più cala la precisione, e aumentano le possibilità di intercettazione.
Perché il rischio resta remoto
L’Italia è coperta dal sistema di difesa integrato della Nato, progettato per intercettare minacce balistiche provenienti dall’area mediorientale. Inoltre, al momento, la strategia iraniana appare concentrata su obiettivi regionali.
Intanto, però, la notte scorsa un velivolo senza pilota ha colpito la Royal Air Force di Akrotiri, sull’isola di Cipro. Dunque, un primo attacco su territorio europeo si è già verificato. Questo ha ulteriormente alzato la tensione, sebbene i danni siano stati limitati e non si siano registrate vittime. Regno Unito e Francia hanno annunciato l’invio di navi per difendere l'isola, mentre Teheran ha avvertito l’Europa che considererebbe una sua partecipazione all'attacco di Usa e Israele al pari di «un atto di guerra».
Per la Calabria, quindi, la minaccia diretta, anche se appare estremamente bassa, non può essere esclusa a priori. Le conseguenze più concrete, invece, potrebbero essere altre: tensioni economiche, rincari energetici, instabilità nel Mediterraneo. Più che rappresentare un bersaglio bellico, la nostra regione di certo è esposta agli effetti indiretti di una crisi globale.

