Rinascita Scott, scarcerato l'avvocato Giancarlo Pittelli: era detenuto da 10 mesi

L'ex parlamentare di Forza Italia è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il processo inizierà il 9 novembre

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di Giuseppe Baglivo
16 ottobre 2020
12:29
Giancarlo Pittelli
Giancarlo Pittelli

Decisione del Tribunale del Riesame di Catanzaro: l'avvocato Giancarlo Pittelli lascia il carcere e passa agli arresti domiciliari in accoglimento di un'istanza degli avvocati Guido Contestabile e Salvatore Staiano sull'affievolimento delle esigenze cautelari. Il processo per lui (Rinascita-Scott) si aprirà il 9 novembre prossimo dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia.

 

I difensori Salvatore Staiano e Guido Contestabile, in una nota, esprimono la loro «soddisfazione per l'esito dell'appello cautelare che ha sostituito la misura della detenzione in carcere con quella degli arresti domiciliari. Si chiude in questo modo una parentesi assai dolorosa, in attesa che il giudizio di merito sancisca l'assoluta innocenza dell'avvocato Pittelli».

 

La principale accusa mossa all’avvocato Giancarlo Pittelli è quella di concorso esterno in associazione mafiosa. Pittelli è in particolare accusato di aver messo a disposizione dei clan del Vibonese, come i Mancuso di Limbadi e Nicotera ed i Razionale-Fiarè-Gasparro di San Gregorio d’Ippona, i suoi “canali” ed i suoi “agganci” per rafforzare il loro potere mafioso.

 

 

In particolare, l’avvocato Pittelli nella sua qualità «di avvocato e di massone – e, in quanto tale, di soggetto portatore di un rilevante patrimonio di conoscenze e di rapporti privilegiati con esponenti di primo piano a livello politico-istituzionale e del mondo imprenditoriale e delle professioni, caratterizzati da vincoli di fratellanza e reciproca riconoscenza – è indicato quale risolutore dei più svariati problemi dei clan «sfruttando le enormi potenzialità derivanti dai rapporti del medesimo con importanti esponenti delle istituzioni o della pubblica amministrazione, in particolare delle forze dell’ordine, e, quindi, dalle illimitate possibilità di accesso a notizie riservate». 

 

Si sarebbe creato, secondo l’accusa, una sorta di circolare rapporto “a tre” tra il politico, il professionista e il faccendiere, l’operatore di impresa e la cosca mafiosa, in cui il primo ottiene e concede favori, in forza dei suoi legami con le istituzioni e la ndrangheta, fungendo da “cerniera” tra i due mondi, il secondo cresce o risolve problemi grazie all’influenza mafiosa ed alla politica collusa, e la terza rafforza il suo radicamento nel tessuto politico ed economico.

Giornalista
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