Il caso

Sanità Calabria, il Tar annulla gli atti di Longo: pasticcio che potrebbe costare 11 milioni di euro

VIDEO | La sentenza conferma l'erronea attribuzione dei tetti di spesa per l'assistenza ospedaliera. Ma le cliniche private potrebbero già aver erogato le prestazioni e rivendicare le somme non assegnate (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Luana  Costa
27 ottobre 2021
11:56

Potrebbe avere pesanti ripercussioni per le casse sanitarie calabresi la sentenza emessa ieri dal Tar Calabria che ha, in parte, annullato gli atti del commissario ad acta, Guido Longo, sulla base di una errata assegnazione dei tetti di spesa ai privati che svolgono - in regime di accreditamento - assistenza ospedaliera e prestazioni specialistiche ambulatoriali.

Annullati gli atti del commissario Longo: possibile danno da 11 milioni

L'erronea interpretazione di una precedente sentenza del Consiglio di Stato potrebbe, infatti, comportare in prospettiva una maggiore spesa per le casse pubbliche del valore di oltre 11 milioni di euro, ovvero il costo degli accorpamenti delle prestazioni ambulatoriali (apa) e dei pacchetti ambulatoriali complessi (pac) che il commissario - con i decreti 49 e 50 del 2021 - ha fatto transitare dalla specialistica ambulatoriale all'assistenza ospedaliera mentenendo però inalterati i tetti di spesa per le rispettive cliniche private.


Il ricorso al Tar contro gli atti del commissario Longo

Il caso è stato sollevato dinnanzi al Tar Calabria dalla casa di cura Sant'Anna Hospital di Reggio Calabria (assistita dagli avvocati Raffaele Izzo, Alessandro Vinci Orlando, Vittorio Amaddeo e Filippo Maria Longhi) che dopo aver impugnato i due decreti ha ottenuto dai giudici amministrativi il parziale annullamento dei due provvedimenti commissariali. In particolare, la clinica privata aveva lamentato l'erroneo spostamento delle prestazioni apa e pac dalla specialistica ambulatoriale facendole gravare sull'assistenza ospedaliera senza però aumentare parallelamente il tetto di spesa rimasto invariato in 186 milioni e 513mila euro pur contemplando nuove attività in precedenza di competenza della specialistica ambulatoriale. Quest'ultima ha mantenuto ugualmente invariato il tetto di spesa fissato in 66 milioni e 754mila euro ma senza aver più a carico apa e pac.

I due decreti di Longo annullati dal Tar: ecco cosa prevedevano

I due decreti hanno avuto un duplice effetto. In primo luogo, quello di costringere le strutture che svolgono assistenza ospedaliera a farsi carico di ulteriori prestazioni (ambulatoriali) non di propria pertinenza e non adeguatamente remunerate riducendo la spesa e le attività per i ricoveri ospedalieri. Secondariamente, ha liberato risorse per le strutture che svolgono specialistica ambulatoriale, le quali ottenendo l'assegnazione delle medesime risorse ma non avendo più in carico apa e pac hanno potuto aumentare proporzionalmente le attività ambulatoriali.

Erogate prestazioni non coperte

Rimischia le carte, invece, la sentenza del Tar che ha accolto le doglianze della casa di cura reggina. Apa e pac - conferma la seconda sezione del Tar - dovevano restare in carico alla specialistica ambulatoriale. Tuttavia, la pronuncia arriva tardiva, a quasi due mesi dal termine della validità dei contratti che hanno la durata di un anno. È assai probabile, infatti, che le cliniche già firmatarie del contratto per l'anno corrente con le aziende sanitarie provinciali abbiano erogato le prestazioni ambulatoriali erroneamente attribuitegli, diminuendo di conseguenza il volume dei ricoveri e delle attività ospedaliere remunerabili entro il tetto di spesa. Importi che potrebbero essere rivendicati oggi - alla luce della sentenza del Tar - innescando nuovi contenziosi. Nel frattempo, si attendono le nuove determinazioni del commissario chiamato a rifissare i tetti di spesa per entrambe le cliniche ma a fine anno.

Giornalista
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