È uscita di casa nella serata di lunedì per una commissione apparentemente ordinaria e da allora di lei non si hanno più notizie. Giuliana, 43 anni, è scomparsa lasciando dietro di sé una famiglia in allarme e una serie di interrogativi che, con il passare delle ore, si concentrano anche sul passato del marito.

Lorenzo Bruzzese, 43 anni, originario della Piana di Gioia Tauro, è infatti un collaboratore di giustizia che dal 2014 ha contribuito alle indagini sulla ’ndrangheta calabrese e, in particolare, sulla cosca Pisano, conosciuta come “i Diavoli”. Nel corso degli anni ha confermato le proprie accuse anche in tribunale, nonostante le minacce ricevute.

È questo il particolare che rende ancora più delicata la vicenda della scomparsa di Giuliana. Non ci sono, allo stato delle informazioni disponibili, elementi che consentano di affermare che la sparizione sia collegata alla criminalità organizzata. Ma il percorso giudiziario del marito e la storia della famiglia rappresentano inevitabilmente uno degli elementi di contesto sui quali si concentrano le attenzioni.

L’ultima sera e l’allarme della famiglia

Giuliana - la storia della sua scomparsa è stata raccontata nei giorni scorsi da Napoli Today – è uscita di casa intorno alle 20.30 per andare a comprare le sigarette. Secondo il racconto del marito, era una consuetudine: spesso dopo essere uscita si fermava a parlare con alcune amiche o per prendere un caffè. Quella sera, però, non è più rientrata.

Lorenzo si è accorto della sua assenza soltanto il mattino successivo. A insospettirlo ulteriormente è stata la mancanza della borsa della moglie. Da lì è partita la denuncia e l'appello pubblico per cercare di ottenere informazioni sulla donna.

Il marito esclude che Giuliana possa essersi allontanata volontariamente. Racconta che la coppia stava progettando un trasferimento e che l'obiettivo era riunire tutti i figli in quella che avrebbe dovuto diventare la loro casa definitiva.

Una famiglia che aveva già vissuto sotto protezione

La storia di Giuliana e Lorenzo è segnata da anni di spostamenti e cambiamenti. Dopo la collaborazione con la giustizia, la famiglia aveva vissuto in diverse località e modificato più volte vita e lavoro.

Successivamente Bruzzese ha scelto di uscire dal programma centrale di protezione per i collaboratori di giustizia. La famiglia aveva quindi deciso di vivere senza una tutela ufficiale, in una località mantenuta riservata. Una scelta condivisa, secondo quanto raccontato dall'uomo, e legata anche alla volontà di garantire ai figli una vita lontana dal contesto criminale dal quale lui aveva preso le distanze.

Proprio questa storia rende particolarmente delicata la ricerca di Giuliana. Bruzzese sostiene che la moglie non avrebbe mai lasciato volontariamente i figli senza dare loro spiegazioni o senza mantenere almeno un contatto con i familiari.

Il telefono conduce nel Salernitano

Uno dei pochi elementi concreti emersi finora riguarda il cellulare della donna. Gli accertamenti hanno consentito di individuare l'ultima cella agganciata dal dispositivo a Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno.

Il telefono, inoltre, avrebbe continuato a ricevere messaggi WhatsApp inviati dai figli fino alla tarda serata di giovedì 30 luglio. I messaggi risultavano consegnati, ma nessuno ha ricevuto risposta. Dopo quella sera, il dispositivo è diventato irraggiungibile.

È quindi nel territorio salernitano che si concentra una parte degli accertamenti, mentre gli investigatori cercano di capire chi abbia avuto con sé il telefono e cosa sia accaduto alla donna.

La minaccia ricevuta mesi fa e le altre piste

Nel quadro ancora frammentario della vicenda c'è anche una precedente minaccia ricevuta da Giuliana attraverso Messenger. A riferirlo è lo stesso marito: a scriverle sarebbe stato un uomo con cui aveva avuto una relazione in passato e originario della Piana di Gioia Tauro. Il messaggio, secondo quanto riportato, conteneva una minaccia esplicita.

Parallelamente, i familiari hanno riferito agli inquirenti alcuni elementi legati ai contatti social della donna. Giuliana utilizzava soprattutto Facebook e TikTok e avrebbe interagito con un uomo apparentemente di Napoli, ma con legami familiari proprio con Giffoni Valle Piana.

C'è poi un altro particolare riferito dai figli: la sera della scomparsa avrebbero notato una Mercedes bianca ferma davanti all'abitazione, con una persona all'interno e una donna all'esterno, come se qualcuno fosse in attesa.

Sono tutti elementi che, al momento, compongono un quadro investigativo ancora da verificare. Nessuno di questi, preso singolarmente, consente di stabilire cosa sia accaduto a Giuliana.

L'appello di Lorenzo: «Voglio solo sapere che è viva»

Mentre le ricerche proseguono, Lorenzo Bruzzese continua a rivolgersi pubblicamente alla moglie e a chiunque possa fornire informazioni utili. Ha diffuso la fotografia di Giuliana sui social e annunciato di voler distribuire migliaia di volantini per aumentare le possibilità di ritrovarla.

Il suo messaggio, al di là delle ipotesi e delle piste investigative, resta soprattutto quello di un padre che chiede notizie della madre dei propri figli. «Se mia moglie vuole stare con un altro per me non è un problema», ha spiegato a Napoli Today, ribadendo che la sua unica preoccupazione è sapere che Giuliana sia viva, stia bene e possa parlare con i ragazzi.

La ricerca continua. E il passato di Lorenzo, collaboratore di giustizia della Piana di Gioia Tauro, resta sullo sfondo di una scomparsa sulla quale, al momento, non esiste ancora una spiegazione.