In piazza anche a Catanzaro per protestate contro la riformulazione del testo sulla violenza sessuale proposto dalla senatrice Bongiorno. Associazioni e centri antiviolenza manifestano per bloccare l'approvazione del disegno di legge

«Cambiare una sola parola può cambiare tutto. Riteniamo che sia meglio lasciare le cose così come sono e non aggiungere un concetto differente». Anche a Catanzaro in piazza per protestare contro la riformulazione del ddl Bongiorno. La rivisitazione del testo sta scatenando in Italia una lunga serie di manifestazioni, in prima linea associazioni e centri antiviolenza. 

«Abbiamo aderito alle manifestazioni nazionali che proseguiranno fino al 9 di aprile per bloccare questa legge» spiega Cassandra Castro, ricercatrice e attivista per i diritti delle donne. «Riteniamo fondamentale che venga riconosciuto il diritto delle donne a manifestare il loro consenso libero, attuale e a non essere vittime di stereotipi nei tribunali».

«Il ddl Bongiorno è per noi una grossa presa in giro. Nei casi di violenza – aggiunge - si parte sempre dalla certezza che la persona che denuncia ha manifestato il proprio dissenso, non era quindi disponibile a subire una violenza. Con questa legge si ribalta il concetto: una donna che ha subito violenza deve dimostrare il proprio dissenso. Viene nuovamente colpevolizzata e violentata una seconda volta».

In particolare, nel testo sparisce ogni riferimento al termine “consenso” e si introduce il principio della dimostrazione del dissenso. «Senza consenso è stupro» ribadisce Teresa Talarico, operatrice e socia del centro antiviolenza “Attivamente coinvolte”. «Vi è la necessità di rivedere l'impianto del progetto di legge sul consenso dopo le modifiche apportate al disegno originario. Così si torna indietro di 50 anni, ricordiamo tutti i fatti del Circeo. Si torna alla legge degli anni ‘30 quando si costringeva la donna a resistere, quando solo portando l'evidenza dei segni sul corpo si poteva attestare l'effettiva violenza».