Autobomba Limbadi

Si chiude il cerchio sull’omicidio di Matteo Vinci, 6 indagati nell’inchiesta Demetra 2

NOMI | Due giovani di Soriano per saldare un debito relativo all’acquisto di stupefacenti avrebbero accettato di fabbricare e posizionare l’ordigno che fece saltare in aria l’auto sulla quale viaggiavano il 42enne e il padre Francesco

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di G. B.
23 luglio 2021
09:11
Il luogo dell’esplosione e, nel riquadro, Matteo Vinci
Il luogo dell’esplosione e, nel riquadro, Matteo Vinci

Omicidio, tentato omicidio, danneggiamento, porto di esplosivi e tentata estorsione. Queste le accuse mosse dalla Dda di Catanzaro nei confronti di due giovani di Soriano Calabro destinatari di un avviso di conclusione delle indagini preliminari. Si tratta di: Filippo De Marco, 41 anni (difeso dagli avvocati Giuseppe Orecchio e Vincenzo Cicino) e Antonio Criniti, 30 anni (difeso dall’avvocato Pamela Tassone). I due indagati, secondo l’accusa, per sdebitarsi della cessione di sostanze stupefacenti per settemila, avrebbero fabbricato e materialmente posizionato la micidiale bomba che ha fatto saltare in aria l’auto sulla quale il 9 aprile 2018 viaggiavano Matteo Vinci, deceduto, ed il padre Francesco Vinci che è rimasto gravemente ferito. I reati sono tutti aggravati dalle modalità e dalle finalità mafiose.

I mandanti

I mandanti della spedizione di morte vengono indicati in Rosaria Mancuso, 66 anni (sotto in foto), e il genero Vito Barbara, 31 anni, i quali si trovano già sotto processo dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro. Criniti e De Marco avrebbero approfittato di un momento in cui Francesco Vinci si trovava in una zona isolata in compagnia solo del figlio Matteo Vinci per portare a termine l’azione criminale culminata con l’esplosione della radio-bomba.


Il traffico di sostanze stupefacenti

Associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico è invece l’accusa mossa nei confronti di Pantaleone Mancuso (cl. ’63) e di Alessandro Mancuso, 22 anni. I due Mancuso non hanno legami di parentela diretta con la più famosa famiglia dei Mancuso. Zio e nipote, in concorso con Vito Barbara, Antonio Criniti, Filippo De Marco e Domenico Bertucci, 28 anni, di Spadola, sono accusati di essersi associati stabilmente per la coltivazione, trasporto, spaccio e cessione di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana). Quale promotore, direttore ed organizzatore dell’associazione viene indicato Vito Barbara, mentre Antonio Criniti e Filippo De Marco si sarebbero occupati delle modalità di approvvigionamento dello stupefacente. Partecipi all’associazione vengono indicati Pantaleone Mancuso, Alessandro Mancuso e Domenico Bertucci, con Vito Barbara che, con l’intermedizione di Pantaleone Mancuso, avrebbe acquistato per conto di soggetti ancora da identificare circa 10 chili di stupefacente.

Nel maggio 2018, Vito Barbara e Pantaleone Mancuso avrebbero poi acquistato sostanza stupefacente, del tipo marijuana, per un quantitativo pari a circa cinque chili, da Giuseppe Consiglio di Rosarno, 35 anni, e Salvatore Paladino, anche lui di Rosarno che la detenevano per la vendita. Per Consiglio e Paladino si procede separatamente.

Il Tribunale del Riesame di Catanzaro – presieduto dal giudice Giuseppe Valea, da poco trasferito per incompatibilità ambientale ed indagato per altri procedimenti dalla Procura di Salerno – nel novembre dello scorso anno (ad eccezione dell’accusa di traffico di stupefacenti) ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare per i due giovani di Soriano Calabro ed anche le aggravanti delle modalità e finalità mafiose nei reati contestati.

Tutti gli indagati avranno ora venti giorni di tempo per chiedere al pm della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso, di essere interrogati o presentare memorie difensive attraverso i rispettivi avvocati. Vito Barbara è difeso dagli avvocati Giovanni Vecchio e Fabio Costarella, Domenico Bertucci è assistito dagli avvocati Domenico Rosso e Luca Cianferoni, Antonio Criniti dall’avvocato Pamela Tassone, Filippo De Marco dagli avvocati Giuseppe Orecchio e Vincenzo Cicino, Pantaleone Mancuso dall’avvocato Francesco Schimio, Alessandro Mancuso è assistito d’ufficio dall’avvocato Vittorio Platì.

Giornalista
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