Allarme simulato

Sisma dello Stretto, la prima esercitazione di protezione civile mette in luce le criticità

Per il capo della Prociv nazionale Fabrizio Curcio il bilancio complessivo è positivo ma non sono mancati intoppi come gli sms di allerta non arrivati a tutti i destinatari. «Abbiamo testato la tecnologia, ora dobbiamo dire alla gente cosa fare in caso di allarme» (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Anna Foti
7 novembre 2022
18:06
Foto vigili del fuoco, nel riquadro il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio
Foto vigili del fuoco, nel riquadro il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio

«Ho trovato un sistema davvero molto attivo. Ho registrato un grande spirito di collaborazione e un desiderio sincero di ragionare insieme e trovare soluzioni operative alle criticità che questa terra, come altre nel nostro Paese, ci pone».

A dichiararlo è stato il capo del dipartimento nazionale della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, con riferimento all’esercitazione Sisma dello Stretto svoltasi a Reggio e Messina lo scorso week end. Coordinata dal Dipartimento della protezione civile, d’intesa con le Regioni coinvolte e le Prefetture di Reggio Calabria e Messina, ha coinvolto oltre 50 Comuni delle due Città Metropolitane dello Stretto.


«Il bilancio di un’esercitazione è sempre positivo. Serve, tuttavia, che ci sia un’azione di sistema affinché sia fruttuoso oltre che positivo. Si continua a lavorare nel segno di ciò che va e si migliora ciò che non va, stimolando il sistema a fare sempre meglio. Certamente le infrastrutture restano un tema chiave su cui lavorare ancora molto per assicurare gli spostamenti e i collegamenti, non solo in Calabria e Sicilia ma anche in altre regioni ad alta sismicità. Non a caso, comunque, abbiamo scelto l'area dello Stretto per questa esercitazione nazionale, proprio perché ne conosciamo le difficoltà di raggiungimento. Ci prefiggiamo di capire come potere migliorare», ha dichiarato ancora Fabrizio Curcio.

L'esercitazione Sisma dello Stretto ha previsto la simulazione della Direzione di comando e controllo (Dicomac) al Cedir e l’allestimento di una serie di scenari operativi dopo un ipotetico sisma di magnitudo 6.2. Il richiamo storico è stato al sisma realmente registrato nel 1975 di intensità leggermente inferiore.

L’allarme rischio maremoto

A dare il via all’esercitazione, l’alert sonoro e un messaggio per lanciare un allarme per possibili onde di maremoto, ricevuto da quasi 500 mila persone, residenti negli oltre venti comuni della zona costiera di Reggio Calabria e Messina.

«Il sistema di allarme pubblico It-alert, è stato testato come tecnologia per raggiungere la popolazione. La cittadinanza avvisata deve, però, sapere cosa fare. Dunque, unitamente ad un sistema performante con garanzie di funzionamento, è necessario che concorrano adeguate cultura della protezione civile e conoscenza del rischio nella popolazione. In questa occasione abbiamo testato la tecnologia. Da una prima stima riteniamo buono l’esito. La maggior parte dei destinatari ipotizzati lo ha ricevuto ma qualcuno no. È nostro compito capire perché ciò è avvenuto», ha spiegato il capo del dipartimento nazionale della Protezione Civile, Fabrizio Curcio.

La mostra terremoti d’Italia

Fondamentale il coinvolgimento della cittadinanza e delle scuole. Visitabile fino al prossimo 3 dicembre, con una piccola variazione di orario, dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19, non più dalle 15 alle 18, presso la struttura allestita sul Lungomare Falcomatà a Reggio Calabria, la mostra “Terremoti d’Italia”.

«È necessario stimolare la conoscenza delle giovani generazioni. Le Istituzioni devono garantire la sicurezza nelle scuole, costruite nel rispetto delle norme antisismiche, ma occorre anche sollecitare il contributo della comunità. La prevenzione è un obiettivo da raggiungere insieme», ha dichiarato la vicepresidente della Regione Giuseppina Princi, anche assessora al Lavoro e alla Pubblica Istruzione.

«La mostra propone un percorso di coscienza e conoscenza dei terremoti. Sono esposti scale e strumenti di misurazione, dispositivi di attenuazione delle scosse, se inseriti negli edifici e nei ponti. Visitabile anche lo stand che illustra le attività della Protezione civile.

C’è un’area dedicata ai documenti e ai giornali d’epoca, con pannelli sulla storia di alcuni sismi che hanno colpito il nostro paese, compreso quello del 1908 che colpì Reggio Calabria e Messina. Poi ci sono la tavola vibrante che simula il movimento di edifici in caso di scosse e la stanza sismica che simula il terremoto ovviamente in condizioni di sicurezza», ha spiegato l’assessore regionale alle Infrastrutture, Mauro Dolce. 

La Direzione di comando e controllo

Una prova di successo dell’esercitazione è stata certamente lascelta del Centro direzionale a Reggio Calabria quale luogo indicato per l’istituzione della Dicomac, Direzione di comando e controllo, in caso di terremoto e maremoto nell’area dello Stretto. Individuazione che certamente farà risparmiare tempo prezioso, al momento di dovere realmente gestire un’emergenza.

«La simulazione di un terremoto di una magnitudo tale da immaginare edifici distrutti e persone evacuate ha innescato l’iter di interventi e soccorsi coordinati in sede di Dicomac, Direzione di Comando a Controllo. In questo centro di coordinamento operativo confluiscono tutte le strutture operative, vigili del fuoco, protezione civile, operatori nei campi di assistenza alla popolazione, sanitari, volontari. Impegnate trecento persone che hanno simulato la gestione concitata delle richieste affluite dai territori colpiti da sisma e da terremoto. Il sistema prevede la richiesta di aiuto anche ad altre regioni in caso di necessità», ha spiegato Michele Folino Gallo, impegnato nella gestione delle Emergenze nella Protezione civile della Calabria.

Lo scenario operativo al porto di Reggio

Due contingenti con personale e cinquanta mezzi a distanza di pochi giorni per supportare la Calabria in caso di emergenza.

Questo il fondamentale contributo della Protezione civile della Campania all’esercitazione nazionale Sisma dello Stretto.

«Il secondo contingente con personale e altri venti mezzi è arrivato dal porto di Gioia Tauro a quella di Reggio, sabato, a bordo della nave della Marina militare San Giusto. Pick up per trasporto merci e persone e mezzi di poli soccorso con attrezzature di vario tipo. Poi ancora idrovore per intervenire in caso di allagamento, un mezzo anfibio per intervenire in caso di eventi alluvionali, esondazioni e rotture di argini.

Un convoglio che ha integrato quello arrivato qualche giorno prima. Esso aveva già condotto altro personale e trenta mezzi deputati al trasporto di tende, impianti elettrici e tutto l’occorrente per allestire il campo per un’accoglienza anche duratura di 120 persone sfollate a Bova Marina», ha spiegato Claudia Campobasso, dirigente Protezione Civile della regione Campania.

Accanto anche lo scenario operativo legato alle attività di approvvigionamento idrico. Ha eseguito, infatti l’attracco la nave cisterna Ticino con un carico di 700 metri cubi di acqua.

«Sono state simulate un’avaria al servizio idrico cittadino e un’attività di rifornimento per colmare il deficit di acqua potabile creato dal sisma e dal maremoto. Così la nave Ticino della Marina Militare con il suo carico è arrivata al porto di Reggio Calabria per portare il bene essenziale alla popolazione colpita», ha spiegato Francesco Luciani del centro operativo di Emergenze marittime del dipartimento nazionale di Protezione Civile.

Giornalista
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