Dopo trent’anni l’inchiesta sui mandanti esterni resta aperta. Il gip ordina nuove indagini, i pm parlano di atto “abnorme”. Il documento inedito sul fondatore di Avanguardia nazionale rilanciato da Report torna al centro del caso: «Il terrorista nero era a Capaci». Il precedente del 1969 al summit di Montalto che cambiò per sempre le cosche
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L’attacco allo Stato, le stragi del ’92, un legame antico (secondo i pentiti) con la ’Ndrangheta: il nome di Stefano Delle Chiaie – terrorista, esponente dell'estrema destra extraparlamentare neofascista, fondatore di Avanguardia Nazionale – ricorre spesso nelle trame oscure d’Italia. Il suo presunto ruolo nella strage di Capaci è soltanto un passaggio dello scontro senza precedenti che si è aperto a Caltanissetta sull’inchiesta relativa ai cosiddetti “mandanti esterni” delle stragi mafiose del 1992. Da un lato il gip Graziana Luparello, che respinge per la seconda volta la richiesta di archiviazione della Procura; dall’altro i pm nisseni, che reagiscono impugnando il provvedimento davanti alla Cassazione, definendolo addirittura “abnorme”.
Un conflitto istituzionale che ora assume contorni ancora più delicati dopo l’intervento dell’avvocato Fabio Repici, legale della parte offesa Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, ucciso nella strage di via D’Amelio. Repici, il 2 gennaio scorso, ha depositato una diffida formale nei confronti della Procura, accusandola di non aver dato esecuzione alle attività investigative ordinate dal giudice.
Le “attività a sorpresa” e il nodo dell’urgenza
Nella diffida, l’avvocato Repici rivela un passaggio chiave dell’ordinanza del gip Luparello: alcune delle indagini disposte sarebbero “attività a sorpresa”, caratterizzate dunque da straordinaria urgenza, al punto che il giudice ha deciso di non comunicare immediatamente il provvedimento per non comprometterne l’efficacia.
Una scelta che la Procura ha contestato frontalmente, rifiutandosi di procedere e chiedendo alla Corte di Cassazione l’annullamento dell’atto. Una mossa definita da Repici “inusitata” e, soprattutto, priva di fondamento giuridico, dal momento che – sostiene il legale – un pubblico ministero non può sottrarsi all’esecuzione di un ordine del giudice. Secondo Repici, l’inerzia della Procura potrebbe addirittura configurare i reati di rifiuto di atti d’ufficio e favoreggiamento.
Un’inchiesta che non si riesce a chiudere
La vicenda affonda le radici nel maggio 2022, quando il gip Luparello respinge una prima richiesta di archiviazione dell’indagine, formalmente contro ignoti, sui mandanti esterni delle stragi. In quell’occasione il giudice ordina ai pm 32 punti di approfondimento investigativo, che spaziano dai presunti rapporti tra Graviano, Berlusconi e Dell’Utri, fino alla cosiddetta “pista nera”, con riferimenti a Stefano Delle Chiaie, all’attentatore neofascista Paolo Bellini e al suicidio del boss Antonino Gioè.
A dicembre 2024 la Procura torna a chiedere l’archiviazione. Ma il gip non è convinto. Su impulso dell’avvocato Repici, che deposita una nota del giugno 1992, emerge un dettaglio rimasto ai margini per oltre trent’anni: Paolo Borsellino si era interessato al collaboratore Alberto Lo Cicero. Un elemento che riporta al centro dell’inchiesta proprio la pista dell’eversione nera.
Il ruolo di Report e l’audio che riapre il caso
Su questa pista si innesta il lavoro giornalistico di Report, che dal 2022 ha dedicato numerosi servizi alla figura di Lo Cicero. L’ultima puntata, firmata da Paolo Mondani, manda in onda un audio inedito: il colloquio investigativo del 2007 tra Lo Cicero e l’allora viceprocuratore nazionale antimafia Gianfranco Donadio.
In quell’audio, Lo Cicero parla apertamente di un ruolo di Stefano Delle Chiaie nella strage di Capaci. Un’accusa mai tradotta in un’indagine formale e sempre liquidata come priva di riscontri. Non a caso, il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, ascoltato in Commissione Antimafia il 9 dicembre scorso, ha definito la pista Lo Cicero–Delle Chiaie “zero tagliato”, svalutando il contributo del collaboratore come “presunto”.
La trasmissione dell’audio punta ora a mettere in discussione questa liquidazione netta. E richiama le dichiarazioni dei pentiti finite nella monumentale attività d’indagine dell’inchiesta ’Ndrangheta stragista.
Stefano Delle Chiaie al summit di Montalto
Stefano Delle Chiaie sarebbe stato presente al summit di Montalto del 1969, la riunione destinata a segnare uno spartiacque nella storia della ’ndrangheta. A dirlo, durante il processo che è approdato di recente al secondo giudizio d’appello, è stato Stefano Carmelo Serpa, ex collaboratore di giustizia e testimone diretto di quell’incontro, interrotto da un blitz delle forze dell’ordine e rimasto nella memoria criminale come il momento in cui l’organizzazione calabrese cambiò definitivamente passo.
Serpa non parla per sentito dire: avrebbe visto, avrebbe partecipato. E nel processo, interrogato dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, ha ricostruito il senso politico e strategico di quel summit. All’epoca – ha raccontato – don Paolino De Stefano spiegava che la ’ndrangheta aveva bisogno di nuovi alleati. Non altre cosche, ma qualcosa di diverso, più ambizioso e pericoloso.
«La necessità di avere dei nuovi alleati. Non altre cosche – ha sottolineato Serpa – ma un comparto diverso, in particolare rivolto alla politica, che avrebbe potuto portare all’interno delle cosche perché “sta genti ‘ndi porta un saccu i sordi”».
Non solo soldi. Quei contatti avrebbero garantito accesso a relazioni, coperture e armi, aprendo alla ’ndrangheta scenari che fino a quel momento erano rimasti esterni al suo orizzonte. Un salto di qualità che un clan come quello dei De Stefano, ha spiegato Serpa, non solo desiderava, ma riteneva indispensabile.
«Aveva bisogno di tante cose», ha detto in aula, includendo tra queste i politici con cui il clan era già in contatto e che erano stati invitati proprio a Montalto.
Il gotha dell’eversione nera al summit
Non tutti parteciparono al summit, precisa Serpa, ma solo «una rappresentanza». Una rappresentanza, però, che coincide con il gotha dell’eversione nera italiana, nomi che hanno segnato con il sangue la stagione delle stragi, del terrorismo e dei tentativi di colpo di Stato.
Tra questi, Pierluigi Concutelli, terrorista di Ordine Nuovo, autore dell’omicidio del giudice Vittorio Occorsio e latitante per anni nella Spagna franchista; Stefano Delle Chiaie, militante storico del neofascismo italiano, fondatore di Avanguardia Nazionale e dei Gruppi di Azione Rivoluzionaria, latitante per diciassette anni in America Latina e figura ricorrente nelle inchieste sulle grandi stragi, senza mai una condanna definitiva.
E ancora Junio Valerio Borghese, il “Principe nero”, ideatore del golpe dell’Immacolata; il marchese Fefè Zerbi, indicato come uno dei principali finanziatori del colpo di Stato e dei Moti di Reggio; Sandro Saccucci, ex paracadutista e uomo dei servizi militari, luogotenente di Borghese.
Secondo Serpa, non si trattava di contatti occasionali o di semplici convergenze ideologiche.
«I De Stefano avevano rapporti strutturati con questi soggetti, è stato lui a portarli al summit di Montalto. I De Stefano avevano entrature dappertutto. Allora, ieri e ritengo anche adesso. Le ho vissute personalmente».
Parole che restituiscono l’immagine di una ’ndrangheta già proiettata oltre la dimensione mafiosa tradizionale, pronta a intrecciare affari, politica ed eversione armata. In questo senso, l’audio di Lo Cicero è un salto in avanti di oltre 20 anni con un protagonista in comune, Stefano Delle Chiaie, e rapporti con Cosa Nostra nei giorni in cui si decidevano le stragi che hanno colpito Falcone e Borsellino. Non è tutto.
Bellini, i procedimenti paralleli e il conflitto tra gip
Tra le attività investigative ordinate dal gip Luparello e rifiutate dalla Procura figurerebbero soprattutto accertamenti su Paolo Bellini, uomo dei misteri vicino agli apparati, all’eversione nera e alla ’ndrangheta, già condannato in via definitiva per la strage di Bologna. Ma su Bellini pende una richiesta di archiviazione in un altro procedimento, assegnato a un diverso gip, Santi Bologna, con udienza fissata per il 28 gennaio 2026.
Secondo la Procura, il gip Luparello non potrebbe utilizzare il procedimento contro ignoti per interferire con un fascicolo già incardinato contro Bellini. Una tesi che alimenta il conflitto interno alla magistratura nissena e rende ancora più esplosivo il caso.
Le accuse di Salvatore Borsellino
Dopo l’anticipazione del servizio di Report, Salvatore Borsellino ha affidato ai social parole durissime: «Non si può più parlare di depistaggio ma di occultamento delle prove».
E sull’audizione del procuratore De Luca in Antimafia ha scritto: un «atto pubblico di sottomissione ai voleri del Governo», accusato di voler cancellare il ruolo dell’eversione di destra nelle stragi.
Parole che rendono evidente come l’inchiesta sui mandanti esterni non sia soltanto una questione giudiziaria, ma un nodo politico e istituzionale ancora irrisolto, a oltre trent’anni dalle stragi.
Il testo dell’audio di Alberto Lo Cicero
Donadio (D): Era Troia che andava da Stefano Delle Chiaie?
Lo Cicero (L): no... era... all'incontrario... (...) Stefano Delle Chiaie andava da Troia...
D: Allora, che cosa diceva questo Stefano Delle Chiaie delle stragi.
L: che cosa diceva delle stragi? Io penso che... direttamente la mano viene da lui, è venuta da lui...
D: Era lui che ci mise nella testa a Cosa Nostra la storia delle stragi…
L: sì... gli ho detto pure, se lei si ricorda, che io ho visto la macchina bleu. E io l'ho vista più di una volta là...
D: a Capaci?
L: là dove c'è stata la strage...
D: ah, sull'autostrada, diciamo...
L: no, no, sul posto... che c'era pure quella persona che dice lei dentro la macchina...
D: Delle Chiaie?
L: si...
D: ah, cioè Delle Chiaie andò a vedere mentre mettevano la roba?
L: no, il posto è andato a guardare...
D: ma lei lo vide nella macchina a Delle Chiaie?
L: erano in tre.
D: e quanto tempo ci hanno messo per fare questo scavo insomma, per mettere questa roba...
L: no, perché lo scavo già c'era...
D: c'era un cunicolo, è vero? Quello un coso che passava sotto.
L: era pulito già.
D: quindi il discorso di Capaci fu portato da Delle Chiaie? Il discorso di fare l'attentatuni?
L: parliamo che fu portato di politica...
D: all'ultimo pezzo lo ha fatto Delle Chiaie?
L: all'ultimo pezzo, sì.





