Stragi di mafia, Cafiero de Raho: «Indaghiamo su politica, entità terze ed estremismo»

Il procuratore nazionale antimafia nel giorno della commemorazione della strage di Capaci: «Vogliamo la verità. Ci sono indizi su altri coinvolgimenti». Su Covid e rischio usura: «I ritardi dello Stato aiutano le mafie»

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di Consolato Minniti
24 maggio 2020
09:03
Stragi di mafia, il procuratore Cafiero de Raho
Stragi di mafia, il procuratore Cafiero de Raho

«Vogliamo la verità sulle stragi di mafia. Vogliamo capire se effettivamente ci siano state entità terze, diverse dalle mafie. Se vi sia stata una politica che ha condiviso e se vi sia stato un sostegno da parte formazioni estremiste». È quanto ha dichiarato il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho nel giorno della commemorazione della strage di Capaci. Cafiero ha rimarcato come sulla partecipazione di entità terze vi sono «sintomi, elementi e indizi sui quali la Dna sta approfondendo, avendo costituito un gruppo stragi, con tre magistrati siciliani».

L’intervento del procuratore nazionale nel corso della commemorazione della strage di Capaci, organizzata dal Movimento ReggioNonTace, si è soffermato anche sul processo “’Ndrangheta stragista”, in corso a Reggio Calabria: «È un processo fondamentale per approfondire la verità. Ne abbiamo bisogno per la nostra democrazia».

 

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I ritardi aiutano le mafie

Cafiero de Raho ha parlato in modo netto anche di «esigenza di etica, trasparenza e chiarezza che deve provenire innanzitutto dallo Stato. C’è l’esigenza che esso intervenga con le proprie liquidità e lo faccia con immediatezza. Non è pensabile che ci siano ritardi. Dove ci sono ritardi, le mafie si insinuano e infiltrano, perché, diversamente dagli imprenditori che hanno bisogno di denaro, le mafie hanno un problema opposto: devono collocare il proprio denaro, nasconderlo ed inserirlo. Ci sono troppi sentori di soggetti economici che vorrebbero aiutare le imprese in crisi. Sono questi i soggetti che bisogna bloccare ed è necessario che lo Stato intervenga con urgenza». Il procuratore nazionale antimafia ha rimarcato come occorra «consentire le immediate liquidità, senza ostacolarle in alcun modo, anche ricorrendo al codice antimafia e degli appalti e alle regole ulteriori di verifica che devono essere compiute sul binario parallelo dell’elargizione di liquidità. Bisogna che gli organismi che si occupano dei controlli, svolgano a pieno il loro ruolo».

Poi la stoccata alla politica: «Non comprendo come nel decreto che si sta emendando, si dice che i controlli avverranno secondo protocolli che si firmeranno da parte del ministro dell’Economia etc. Questo è solo un rinviare a chissà quando, con dei meccanismi che non ci saranno, mentre le verifiche sono necessarie».

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Il ruolo delle banche

Dopo aver annunciato agli imprenditori che denunciano che le Regioni stanno depositando una proposta di legge che prevede un canale preferenziale per gli appalti, Cafiero rimarca come occorra una cooperazione «fra istituzioni e impresa. Questo è il miglior modo per dare sviluppo e progresso. Le banche hanno un ruolo fondamentale e non debbono operare solo per profitto. Rientrano in un sistema economico ampio e vengono chiamate a dare sostegno e, per questo, ricevono dallo Stato una forte copertura. Non riesco a capire il motivo di alcuni ritardi. A volte il sospetto che in tanti hanno lanciato, si è concretizzato in reale comportamento: il mafioso viene trattato meglio dell’imprenditore sano. Come se avesse una copertura che l’imprenditore sano non ha. Con Abi ripetutamente abbiamo parlato e tentato di portare tutto il settore all’etica del finanziamento. Lo dico di nuovo: laddove non interviene la banca, intervengono le mafie».

 

Giornalista
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