Lo stato di preallerta diramato dalla Protezione civile in vista di una nuova ondata di maltempo riporta alta l’attenzione sul versante tirrenico vibonese. Le intense precipitazioni previste tra giovedì e venerdì riaccendono timori mai sopiti in territori che portano ancora addosso le cicatrici dell’alluvione del 3 luglio 2006. Sotto stretta osservazione, in particolare, i torrenti che attraversano le aree di Bivona e Vibo Marina.

Proprio in vista del peggioramento delle condizioni meteorologiche, il neo assessore comunale alla Manutenzione, Francesco Colelli, si è recato ieri mattina nei punti considerati più critici. Lo incontriamo nel suo nuovo ufficio a Palazzo Luigi Razza. «Abbiamo fatto un sopralluogo sui fossi per capire qual è lo stato dell’arte – spiega Colelli –. È evidente che oggi la vegetazione è molto presente, ma gli interventi di pulizia si programmano in primavera. In questo periodo sarebbe anche difficile per i mezzi meccanici entrare nei fossi».

L’assessore ricorda come lo scorso anno, nel mese di maggio, sia stata completata la pulizia dei corsi d’acqua grazie a un protocollo d’intesa con Calabria Verde e la Regione Calabria: «Il protocollo è stato siglato il 25 gennaio 2025 e gli interventi sono stati poi realizzati a maggio, di concerto con il Comune».

Un modello che l’amministrazione intende replicare. «Mi sono insediato solo ieri – sottolinea – ma già oggi ho dato mandato agli uffici di avviare le comunicazioni con la Regione per siglare nuovamente lo stesso protocollo, così da risistemare i fossi in vista della stagione estiva».

Colelli rivendica inoltre la continuità amministrativa sugli interventi strutturali già avviati: «L’assessore Monteleone aveva impostato un lavoro eccellente che porteremo avanti. Parliamo di circa 12 milioni di euro per 14 interventi su 11 fossi. Sono opere di messa in sicurezza che daranno maggiore tranquillità dal punto di vista del dissesto idrogeologico».

Progetti già in fase esecutiva: «Entro due, massimo tre mesi – assicura – potremmo vedere l’avvio concreto dei lavori, chiaramente compatibilmente con le condizioni climatiche. Lavorare dentro un fosso durante forti piogge è impossibile». E sull’allerta imminente rassicura: «Non sono particolarmente preoccupato. Anche durante le piogge più intense i fossi hanno retto. Ma dobbiamo smettere di vivere in emergenza: la programmazione va proprio in questa direzione».

Intanto, siamo stati a Bivona e Vibo Marina per verificare lo stato dei torrenti. Il Tomarchiello appare invaso da canneti e sterpaglie. Ancora più critica la situazione del torrente Bravo, al confine tra i due quartieri, quasi completamente coperto dalla vegetazione, con un alveo che fatica a garantire il normale deflusso delle acque.

Qui incontriamo Gianni Patania, sindacalista e residente storico del quartiere marinaro, che da anni denuncia lo stato di abbandono del litorale. Oltre ai torrenti, punta il dito contro le fogne a cielo aperto: «In via Piemonte, all’angolo con via Roma, quando piove la fogna scorre in strada. È un problema noto a tutte le amministrazioni, ma mai risolto. I cittadini sono costretti a convivere con odori nauseabondi e sporcizia».

Secondo Patania la soluzione tecnica esisterebbe: «Basterebbe sostituire un tratto di tubatura, ma manca la volontà politica. Si pensa alle piazze e alle sagre, non alla sicurezza».

Raggiungiamo insieme il torrente Bravo, ed è qui che le preoccupazioni aumentano. «Questo corso d’acqua – racconta – ha una portata media importante in inverno, ma oggi è completamente abbandonato. Dopo l’alluvione sono stati stanziati fiumi di denaro pubblico, ma si è intervenuti solo alla foce. A monte non è stato fatto nulla e la vegetazione ha ripreso il sopravvento, rendendo il letto del fiume un pericolo costante».

Patania parla di fondi ancora bloccati: «Si dice che ci siano circa 14 milioni di euro fermi nei cassetti della Regione, destinati proprio ai torrenti di Vibo Marina, Bivona e Portosalvo. Ma nessuno ha mai affrontato seriamente il problema, nonostante le continue segnalazioni».

Sul lungomare, intanto, l’allerta viene vissuta con sentimenti diversi. C’è chi osserva il mare sotto un cielo carico di nuvole e chi, come una residente trasferitasi da Milano sette anni fa, mostra un certo distacco: «Anche a Milano basta che piova un po’ e i tombini saltano. Tutto il mondo è paese», dice. Poi aggiunge: «Finora qui siamo stati anche fortunati rispetto ad altre zone, come il Catanzarese o Messina. Ma la colpa di chi è? Di chi ha permesso di costruire ovunque. È quasi tutto abusivo, ed è questo il vero peccato».