Un finto blitz delle forze dell'ordine per appropriarsi di droga per 280mila euro. È la truffa orchestrata dai camorristi napoletani e riuscita ai danni dei vertici sudamericani dell'organizzazione criminale che dal Sudamerica faceva arrivare in Italia ingenti quantitativi di cocaina.

I camorristi misero così le mani su 10 chilogrammi di cocaina appena consegnati dai colombiani. Ma la cosa non si chiuse così. Per recuperare il carico o il denaro, il cartello ha attivato i propri canali diplomatico-criminali, organizzando summit in Campania per dirimere la questione. Il che avvalora, secondo i carabinieri che hanno condotto l'indagine, la caratura criminale del cartello. Cartello che aveva una spiccata propensione alla violenza.

Per il recupero dei crediti della droga, il vertice colombiano pianificava rapimenti (noleggiando appartamenti in cui rinchiudere i debitori), l'uso di mazze da baseball e armi da fuoco. Le intercettazioni hanno inoltre confermato l'esistenza di legami diretti tra gli indagati e i vertici dei "Los Choneros", la più potente e sanguinaria fazione criminale dell'Ecuador. Significativa del modo di operare dell'organizzazione anche la scoperta, da parte dei carabinieri, di un laboratorio adibito a raffineria clandestina nelle campagne di Sant'Agata del Bianco (Reggio Calabria): oltre a presse idrauliche, stampi e forni a microonde, sono stati rinvenuti oltre 500 kg di miscele destinate verosimilmente ad abbassare la purezza della droga per moltiplicarne i profitti.