L’inchiesta

Traffico di droga nel Vibonese, la paura di Ascone dopo le dichiarazioni di Emanuele Mancuso: «Mò mi arrestano»

Dopo la pubblicazione dei verbali del collaboratore di giustizia, l’indagato si sfoga col figlio: «Di suo zio Luigi non parla?». La partita di droga venduta ai Soriano che era «quasi farina» e l’ira della cosca: «O ci ridà i soldi o 200 grammi di cocaina»

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di Alessia Truzzolillo
26 marzo 2024
20:00
Nel riquadro, Salvatore Ascone
Nel riquadro, Salvatore Ascone

«Mo qua mi fanno l’arresto». È parecchio preoccupato Salvatore Ascone, 58 anni, quando a marzo 2019, legge le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso sullo spaccio di droga nel vibonese. Il giovane conosceva bene, per averne fatto parte le dinamiche dell’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Mancuso conosce i protagonisti, i fornitori, gli spacciatori. Conosce Salvatore Ascone, detto “U pinnularu” perché aveva fatto da intermediario tra Ascone e Giuseppe Soriano, per l’acquisto di cocaina, in almeno quattro occasioni. «Ascone voleva che io intrattenessi i rapporti con Giuseppe Soriano perché era preciso, serio ed un buon pagatore, oltre a non creare mai problemi», racconta Emanuele Mancuso il 10 luglio 2018. Sono i primissimi verbali che il collaboratore rende alla Dda di Catanzaro.

L’omicidio Chindamo

Da allora moltissime cose sono accadute. Ascone – oggi indagato per traffico di stupefacenti – è imputato davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro per concorso nell’omicidio dell’imprenditrice 44enne di Laureana di Borrello, Maria Chindamo, scomparsa la mattina del 6 maggio 2016 davanti alla sua azienda a Limbadi: il suo corpo sarebbe stato dato in pasto ai maiali e i resti triturati con un trattore.


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Secondo le accuse che gli vengono mosse oggi, avrebbe fatto parte di un'associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, operante sul territorio della provincia di Vibo Valentia e con ramificazioni e contatti sul territorio nazionale e internazionale. In particolare il ruolo di Ascone sarebbe stato quello di promotore, finanziatore, organizzatore. L'uomo avrebbe rifornito stabilmente il sodalizio di ingenti quantitativi di droga, avvalendosi per tale attività dell'opera di intermediazione del figlio Rocco, del loro operaio Laurentiu Gheorghe Nicolae e del pentito Emanuele Mancuso il quale, a sua volta, in qualità di partecipe della specifica articolazione del gruppo, avrebbe fatto da intermediatore tra Giuseppe Antonio Accorinti, boss di Zungri, Michele Galati, ritenuto a capo della Locale di 'ndrangheta di Mileto e lo stesso Ascone.

«Distruggiamo tutto»

Il nome di Ascone, nei verbali divulgati nel 2019 è omissato, l’uomo però si preoccupa parecchio: «… questo figlio di putt... Mi spaccano! Non tenete niente, distruggiamo tutto là, andate e distruggete tutto là, qui arriva l'esercito! L'esercito, non mi vuole sentire quel cornuto del picciotto... lo sai qua... di carabinieri che mi arrivano!... Vedi dov'è quella cosa e digli di distruggerla, altrimenti lo ammazzo (impreca!) questo figlio di puttana! Di suo zio Luigi non parla?... Mi possono fare il mandato di cattura anche nel giorno …(impreca)… lo posso stare dietro di voi, (impreca), devo andare a nascondermi il giorno! Questi mi possono infilare nel processo di Nemea, qua, pare che, che c'entra nell'associazione che devono fare, mi vengono a prendere un giorno e mi portano. In particolare la famiglia Ascone!»
Ascone è inviperito, rammenta al figlio di avere contribuito all’arricchimento di Emanuele Mancuso: «Questo figlio di putt... dopo che l'ho reso ricco!».

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«Qua non so come va a finire»

Ascone comincia a dare disposizioni al suo collaboratore Laurentiu Gheorghe Nicolae, non solo per «distruggere tutto» a distanza di chilometri dalle loro proprietà, ma anche di occuparsi della gestione del traffico di droga e dei figli in caso di arresto: «Oh Leo mio, non fosse mai, facendo corna… non li abbandonare perché qua non so come va a finire, io!»

L’“impuffo” e la rabbia di Leone Soriano

Emanuele Mancuso aveva dichiarato che Salvatore Ascone non si era comportato bene con Peppe Soriano perché in una occasione gli aveva fatto il cosiddetto “impuffo” ovvero su 200 grammi di cocaina il 10% era principio attivo e il resto era «quasi farina».
A riscontro di questa dichiarazione c’è una conversazione del 17 febbraio 2018 nel corso della quale Leone Soriano si lamenta del comportamento di Ascone che aveva venduto cocaina di scarsa qualità a 37 euro al grammo alla cosca di Filandari. «Glielo dici tu magari che Nazzareno ha un taglio di merda, eh...sono andato per 700 grammi se l'è pagata a 37 euro contanti […] e per di più, gli ho detto io! Ah, gli ho detto a Pinnularu di prendere i soldi, e di ridargli i soldi! Se non vuole ridargli i soldi, gli deve dare almeno 200 grammi di cocaina e la chiudiamo in questa maniera…»

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