Traffico di reperti archeologici: nuovo colpo ai Mancuso NOMI-VIDEO-FOTO

Sgominata un'organizzazione criminale, direttamente collegata alla cosca dei Mancuso, dedita al traffico illecito di reperti archeologici trafugati dalle più importanti aree archeologiche della Calabria

di Redazione
20 luglio 2015
09:35

I carabinieri del nucleo "Tutela del patrimonio culturale" di Cosenza e del Ros di Catanzaro hanno dato il via questa mattina all’operazione ‘Purgatorio’ che ha permesso di sgominare un'organizzazione criminale - diretta espressione della cosca di 'ndrangheta del boss Pantaleone Mancuso, 68 anni, di Limbadi (Vv), detto "Vetrinetta" - dedita al traffico illecito di reperti archeologici trafugati dalle piu' importanti aree archeologiche della Calabria.

 


conferenza stampa

Conferenza stampa 

 

Al centro delle indagini la la città di Vibo Valentia: negli anni vari i reperti archeologici sarebbero stati trafugati dall'antica Hipponion di epoca greca, con veri tunnel sotterranei, profondi anche 30 metri, scavati dai "tombaroli" nel cuore della città. I reperti archeologici trafugati sarebbero stati piazzati sul mercato illegale, specie estero. Fra i finanziatori ed i partecipanti all'organizzazione, pure diversi vibonesi insospettabili e "colletti bianchi". 

 

L’indagine, nata nel settembre del 2010 da una più ampia attività condotta dalla sezione anticrimine del Ros di Catanzaro nei confronti del clan Mancuso, ha consentito di identificare i componenti di un ramificato sodalizio criminoso, diretta espressione del locale di ‘ndrangheta con a capo Pantaleone Mancuso, operante in territorio interregionale (Calabria e Campania) e all’estero (Svizzera), dedito allo scavo ed alla successiva commercializzazione di reperti, provenienti principalmente dall’importante sito archeologico di “Scrimbia” del VII secolo a.C., area sacra dell’antica città di Hipponion, denominazione dell’insediamento urbano della Magna Grecia che sorgeva nell’area dell’attuale Vibo Valentia.

 

Proprio in questa zona, nel dicembre del 2010, i militari del nucleo Tpc di Cosenza e del Ros di Catanzaro individuavano uno scavo clandestino, consistente in un vero e proprio tunnel lungo circa 40 metri, adeguatamente puntellato, dotato di prese di areazione e di una pompa idrovora, che dal garage di una privata abitazione conduceva nel sottosuolo del citato sito archeologico vincolato. Nella galleria vennero rinvenuti migliaia di reperti fittili e varie attrezzature occorrenti per le operazioni di scavo, sottoposte a sequestro unitamente al cunicolo.

 

In corso numerose perquisizioni sono in corso nelle province di Vibo Valentia, Catanzaro, Reggio Calabria, Napoli, Avellino, Roma e Asti.

 

Gli arrestati: Pantaleone Mancuso, Giuseppe Bragò, Francesco Staropoli, Giuseppe Tavella, Orazio Cicerone, Luigi Fabiano, Pietro Proto

 


Sono stati sequestrati anche numerosi reperti archeologici di notevole interesse storico-artistico e di rilevante pregio, recuperati in territorio elvetico.

 

L’operazione odierna, coordinata dalla Dda di Catanzaro ed in specie dal procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e dal sostituto Camillo Falvo, sintetizza le risultanze di un particolare troncone di più ampie e complesse indagini svolte negli ultimi anni, finalizzate ad accertare l’attuale esistenza ed operatività della potente associazione mafiosa facente capo alla famiglia Mancuso.

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