La requisitoria

Ucciso da un’autobomba a Limbadi, chiesti due ergastoli per la morte di Matteo Vinci

Dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro la Dda ha invocato anche altre due condanne, a 20 e 12 anni di reclusione. Le accuse vanno da omicidio a estorsione fino a lesioni personali, oltre alle aggravanti mafiose e a quelle dei motivi abietti e futili (ASCOLTA L'AUDIO)

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di G. B.
9 novembre 2021
19:16
Il luogo dell’esplosione e, nel riquadro, Matteo Vinci
Il luogo dell’esplosione e, nel riquadro, Matteo Vinci

Due ergastoli, una condanna a 20 anni ed una a 12 anni. Ha concluso così la propria requisitoria il pm della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso, nel processo dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro che mira a far luce sull’autobomba di Limbadi che il 9 aprile del 2018 ha fatto saltare in aria Matteo Vinci, provocando anche il grave ferimento del padre Francesco. La condanna all’ergastolo è stata chiesta dal pubblico ministero nei confronti di Rosaria Mancuso, 64 anni, e del genero Vito Barbara, 28 anni. Per loro anche la richiesta dell’isolamento diurno per 18 mesi durante l’espiazione della pena. Per Domenico Di Grillo, 72 anni (marito di Rosaria Mancuso), la richiesta del pm è di 20 anni di reclusione. Nei confronti di Lucia Di Grillo, 30 anni (figlia di Domenico Di Grillo e Rosaria Mancuso e moglie di Vito Barbara) la richiesta di condanna è di 12 anni di reclusione.

Nei confronti di Rosaria Mancuso e Vito Barbara l’accusa di aver organizzato e portato a termine l’omicidio di Matteo Vinci attraverso l’autobomba e di aver ferito gravemente il padre Francesco. Nei confronti di Domenico Di Grillo l’accusa di tentato omicidio ai danni di Francesco Vinci (pestato brutalmente nell’ottobre 2017) e detenzione di armi. Tali contestazioni vengono mosse anche a Vito Barbara e Rosaria Mancuso. Per Lucia Di Grillo, infine, l’accusa di tentata estorsione, lesioni aggravate nei confronti dei Vinci-Scarpulla e la detenzione di armi.


Secondo l’accusa, Vito Barbara e Rosaria Mancuso avrebbero approfittato di un momento in cui Matteo Vinci si trovava in una zona isolata in compagnia solo del padre Francesco Vinci collocando (ovvero disponendo che altri la collocassero) una radiobomba al di sotto dell’autovettura Ford, modello Fiesta, di proprietà di Francesco Vinci condotta nell’occasione da Matteo Vinci facendola successivamente esplodere causando la morte del 42enne per carbonizzazione e quindi fra atroci sofferenze.

Vito Barbara e Rosaria Mancuso sono poi accusati di aver causato lesioni personali a Francesco Vinci attraverso lo scoppio della bomba collocata sotto l’auto, e quindi anche di detenzione illegale di ordigno esplosivo e distruzione di autovettura. Estorsione aggravata dalle modalità mafiose l’accusa mossa a Domenico Di Grillo, al genero Vito Barbara, a Lucia Di Grillo, e Rosaria Mancuso. Nello specifico, Lucia e Rosaria Mancuso avrebbero aggredito i coniugi Francesco Vinci e Rosaria Scarpulla il 29 marzo del 2014 cagionando loro lesioni personali. Domenico Di Grillo e Rosaria Mancuso avrebbero poi intimato a più riprese ai coniugi Vinci di cedergli il fondo del quale erano proprietari sito a Limbadi in contrada Macrea. Il tutto attraverso violenza e minaccia consistita nell’evocazione della propria caratura criminale e dei collegamenti tra loro stessi e la cosca dei Mancuso (in particolare con i fratelli di Mancuso Rosaria, ovvero Giuseppe Mancuso cl. ’49, Mancuso Pantaleone, alias “l’Ingegnere”, Mancuso Diego e Mancuso Francesco, detto “Tabacco”), con modalità tali da manifestare una notevole carica intimidatoria. Domenico Di Grillo, Vito Barbara e Rosaria Mancuso sono quindi accusati di aver colpito con un’ascia ed un forcone il 30 ottobre 2017 Francesco Vinci, con in particolare Rosaria Mancuso che avrebbe incitato gli altri due gridando “Ammazzatelo, ammazzatelo”.

I colpi provocavano a Francesco Vinci un focolaio emorragico, una frattura scomposta della mandibola, una ferita al cranio, una ferita al viso, una vasta lacerazione della mucosa interna della guancia e ferite alle mani. Sempre Domenico Di Grillo, Vito Barbara e Rosaria Mancuso sono anche accusati di aver detenuto illegalmente una pistola revolver in data 30 ottobre 2017, mentre in data 1 maggio 2018, unitamente a Lucia Di Grillo, sono anche accusati della detenzione e della ricettazione (in data 1 maggio scorso) di altro revolver marca Colt calibro 38 special, di varie munizioni e di un fucile a pompa con matricola punzonata.

Impegnati nel collegio di difesa gli avvocati: Francesco Capria e Gianfranco Giunta per Domenico Di Grillo; Francesco Capria e Mario Santambrogio per Rosaria Mancuso; Giovanni Vecchio e Fabrizio Costarella per Vito Barbara; Giovanni Vecchio e Stefania Rania per Lucia Di Grillo.

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Giornalista
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