Nessuno sfratto alla Camera di Commercio, ma soltanto la decisione di tornare in possesso dei locali comunali del Valentianum alla naturale scadenza del contratto di locazione. E soprattutto nessuna conseguenza per la sede istituzionale dell'ente camerale, che si trova al primo piano dello storico complesso ed è di sua proprietà. Il Comune di Vibo Valentia interviene con una nota ufficiale per chiarire i termini della vicenda dopo l'articolo pubblicato dal Vibonese sulla decisione della Giunta Romeo di non rinnovare il contratto di affitto dei locali al piano terra, per i quali, secondo il prospetto comunale dei canoni di locazione del 2024, la Camera di Commercio versava appena 104 euro al mese.

L'Amministrazione contesta innanzitutto l'utilizzo del termine “sfratto”, impiegato nel titolo dell'articolo, e precisa che la decisione riguarda esclusivamente i locali di proprietà comunale situati al piano terra del Valentianum, nell'area del Chiostro, e non quelli al primo piano, che appartengono alla Camera di Commercio e ospitano la sede istituzionale e i servizi dell'ente.

Si tratta, sostiene il Comune, della «naturale conclusione del contratto di locazione» per gli ambienti di proprietà municipale, il cui rapporto contrattuale scade il prossimo 31 ottobre.

Romeo: «Vogliamo mettere gli spazi a disposizione delle realtà sociali»

La decisione di non rinnovare il contratto, spiega l'Amministrazione, si inserisce in «un più ampio piano del Comune di ricognizione, riorganizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare di sua proprietà».

A illustrare le ragioni della scelta è direttamente il sindaco Enzo Romeo, che riconosce la legittimità della richiesta avanzata dall'ente camerale: «Legittimamente la Camera di commercio aveva chiesto di rinnovare per ulteriori nove anni la concessione in locazione dei locali in questione, in scadenza il prossimo 31 ottobre. Tuttavia, il Comune ha il dovere di ascoltare le esigenze di tutti e di intervenire, laddove possibile, per dare risposte concrete alle necessità del territorio».

Il primo cittadino spiega quindi che, nel corso dei primi due anni di amministrazione, sono arrivate numerose richieste da parte di associazioni e altre realtà impegnate in attività di interesse collettivo, spesso prive di sedi adeguate.

«Nel corso di questi due anni abbiamo raccolto le istanze di numerose realtà che, pur svolgendo un'attività meritoria a favore della comunità, si trovano spesso prive di spazi adeguati in cui organizzare le proprie iniziative. È proprio da queste esigenze che nasce la necessità di una riorganizzazione nell'utilizzo del patrimonio immobiliare comunale, affinché determinati locali possano essere messi a disposizione di chi ne ha bisogno, garantendo una risposta equa alle richieste provenienti dalla comunità».

L'obiettivo, dunque, è recuperare gli ambienti del Valentianum per destinarli ad attività sociali e associative. Non viene indicata, al momento, una specifica realtà destinataria degli spazi, ma il sindaco anticipa che saranno stabilite apposite procedure per la loro assegnazione.

«Per queste ragioni, abbiamo ritenuto opportuno rientrare nella piena disponibilità degli immobili, con l'obiettivo di destinarli a finalità di interesse collettivo e renderli accessibili alle realtà sociali che ne faranno richiesta, secondo modalità e procedure che saranno definite».

«Con la Camera di Commercio rapporti di stima e collaborazione»

Il sindaco tiene infine a escludere che la decisione possa essere interpretata come un'iniziativa ostile nei confronti dell'ente camerale. «Tengo a precisare che tra l'Amministrazione comunale e la Camera di Commercio esiste un rapporto consolidato di stima e collaborazione, che intendiamo preservare e rafforzare anche per il futuro».

La precisazione del direttore de Il Vibonese, De Girolamo

Accogliamo volentieri i chiarimenti dell'Amministrazione comunale, sebbene nel nostro articolo non ci fosse scritto nulla di diverso e si precisava che i locali in questione sono quelli al piano terra. Quanto allo “sfratto”, il termine era stato utilizzato tra virgolette, evidentemente in senso giornalistico e non tecnico-giuridico. Nessuno ha sostenuto l'esistenza di un provvedimento giudiziario di sfratto, come si evince non solo dal testo dell’articolo ma anche dal sommario e dal relativo post social. Resta il fatto che la Camera di Commercio aveva chiesto di poter continuare a utilizzare i locali e il Comune ha risposto negativamente, disponendone il rilascio entro il 31 ottobre. È quanto emerge testualmente dalla delibera di Giunta numero 293, sulla quale si fondava il nostro articolo.

Prendiamo inoltre atto delle motivazioni illustrate dal sindaco Romeo, che nella nota stampa aggiunge un elemento assente dalla delibera: l'intenzione di mettere gli spazi a disposizione delle realtà sociali e associative del territorio. Un obiettivo certamente apprezzabile, del quale sarà interessante conoscere tempi, criteri e modalità di attuazione.

Rimane tuttavia un dettaglio sul quale il comunicato comunale sorvola completamente: il canone di locazione. Il nostro articolo documentava, sulla base di un prospetto pubblicato dallo stesso Comune, che la Camera di Commercio figura tra gli affittuari del patrimonio municipale per appena 1.248 euro all'anno, equivalenti a 104 euro al mese, poco più di tre euro al giorno. Un importo che di certo non dipende dall’amministrazione Romeo, che presumibilmente ha ereditato il contratto dalle amministrazioni che l’hanno preceduta, visto che la Camera di Commercio occupa quei locali da ben 17 anni. Su questo punto, che costituiva uno degli aspetti più interessanti della notizia, però, non è arrivata alcuna precisazione. È troppo poco? È normale? È stato proposto e rigettato un aumento del canone? Per ora non si sa.

Naturalmente, il Comune, chiunque lo guidi, ha tutto il diritto di scegliere come utilizzare il proprio patrimonio, nel rispetto delle procedure previste. E il giornale ha il dovere di raccontare quelle scelte, anche attraverso i numeri che la stessa Amministrazione rende pubblici.

La questione, dunque, non è soltanto come chiamare il mancato rinnovo di un contratto, ma anche quanto sia costato fino a oggi l'utilizzo di quegli spazi e come saranno valorizzati in futuro. Su questo terreno, più che sull’uso delle virgolette, ci sembra utile proseguire il confronto.