Si è concluso con la realizzazione di un’opera collettiva e con la sua presentazione, nell’ambito della seconda edizione di “Vicoli in Arte”, promossa dal Comitato Santa Maria di Mezzogiorno - Pianicello, a Catanzaro, il percorso LabEC - Laboratorio aperto di Espressione Creativa, promosso da “Dedalo” Società Cooperativa Impresa Sociale, sostenuto dalla Regione Calabria - Dipartimento Turismo, Marketing Territoriale, Trasporto Pubblico Locale e Mobilità Sostenibile.

L’iniziativa, rivolta a giovani con sindrome di down e autismo, ponendo al centro la loro capacità espressiva e il loro sguardo sul mondo, è nata con l’obiettivo di coniugare arte, inclusione, partecipazione e valorizzazione del centro storico, costruendo un’esperienza capace di accompagnare i ragazzi non soltanto verso la realizzazione di un elaborato finale, ma soprattutto all’interno di un percorso di scoperta, relazione e consapevolezza. Il linguaggio scelto è quello del murales, interpretato in una forma originale.

La prima fase delle attività laboratoriali, coordinate dall’artista Massimo Sirelli, è stata dedicata alla conoscenza dei materiali e delle tecniche artistiche proposte dalle artiste-tutor Lisa Russo e Silvana De Santis; i partecipanti - Lorenzo Barberio, Diego Leopardi Ciriaco, Vittoria Cossu, Maria Di Domenico, Salvatore Dolce, Laura Lamanna, Francesca Mignoli, Nicole Museo, Luigi Piscioneri, Francesco Scalese, Andrea Solimeo e Miryam Tremoliti - affiancati dal coordinatore di aula, Francesco Nicotera e dalle educatrici Luana Colicchia, Sonja Giglio e Rosaria Vono, hanno avuto l’opportunità di sperimentare pittura, collage, stencil, incollaggio, colorazione e composizione materica, avvicinandosi gradualmente a un linguaggio espressivo fondato sulla manualità, sulla libertà creativa e sulla scelta consapevole di forme e colori. Ogni incontro ha rappresentato un momento di apprendimento e sperimentazione, in cui le tecniche artistiche sono diventate strumenti per raccontarsi, confrontarsi e sviluppare una propria modalità espressiva.

A partire da questa base, il progetto ha poi accompagnato i ragazzi verso una dimensione più ampia: quella del quartiere Pianicello come spazio vivo, identitario e narrativo. I vicoli, le forme urbane, le architetture e le suggestioni del luogo sono diventati il riferimento da osservare, interpretare e restituire artisticamente. L’elaborato finale nasce proprio da questo passaggio: una miniatura artistica che rappresenta una porzione urbana di Catanzaro, con particolare riferimento all’area del Pianicello. L’opera non è stata pensata come una semplice riproduzione dello spazio urbano, ma come una rilettura collettiva e sensibile del quartiere, filtrata attraverso lo sguardo, il gesto e la partecipazione dei ragazzi. Dal punto di vista visivo, l’elaborato si presenta come una grande composizione suddivisa in pezzi di puzzle uniti tra loro. Ogni porzione è caratterizzata da colori, forme e interventi differenti, a rappresentare le diverse “anime” artistiche dei dodici partecipanti. Il puzzle diventa così una metafora concreta del percorso: ogni ragazzo ha portato una propria firma, una propria presenza, un proprio modo di abitare l’opera, contribuendo alla costruzione di un risultato unitario.

Il lavoro finale restituisce quindi due dimensioni fondamentali del progetto. Da una parte, la rappresentazione del Pianicello come luogo da attraversare, conoscere e valorizzare; dall’altra, la presenza individuale dei ragazzi, custodi di un percorso artistico e consapevole che li ha resi protagonisti attivi del processo creativo. L’elaborato assume anche il valore di testimonianza pubblica: non solo il risultato di un laboratorio, ma la traccia visibile di un’esperienza condivisa. Un’opera che racconta il quartiere attraverso il linguaggio dell’arte e, allo stesso tempo, racconta il percorso dei ragazzi attraverso colori, materiali, forme e gesti.

LabEC ha dimostrato come l’arte possa diventare strumento di relazione, inclusione e rigenerazione simbolica dei luoghi. Il laboratorio ha permesso ai partecipanti di sperimentare tecniche, sviluppare manualità, lavorare in gruppo, riconoscersi in un progetto comune e lasciare un segno personale all’interno di un racconto collettivo.

Il percorso si conclude quindi con un risultato che non è soltanto estetico, ma educativo, sociale e culturale: una miniatura urbana che tiene insieme territorio, identità, creatività e partecipazione. Un’opera-puzzle in cui ogni parte ha valore perché dialoga con le altre, proprio come accade in una comunità.

L’iniziativa ha intrecciato dimensioni diverse: quella artistica, che stimola creatività e innovazione nei linguaggi; quella sociale, che promuove inclusione e partecipazione attiva; quella culturale, che valorizza un patrimonio spesso poco conosciuto; quella turistica, che apre a nuove forme di fruizione esperienziale. Con una particolare attenzione alla sostenibilità ambientale, attraverso l’uso di materiali ecocompatibili, il recupero di superfici urbane esistenti e l’adozione di pratiche a basso impatto energetico.

«Il progetto muove da una visione chiara: riconoscere nella diversità una risorsa, nell’arte uno strumento di connessione e nella città uno spazio condiviso di crescita. LabEC, quindi, vuole attivare processi duraturi di coesione sociale, dando ai partecipanti un ruolo da protagonisti e facendo divenire l’intera comunità parte integrante di un racconto collettivo in divenire», dichiara il presidente di Dedalo, Guido Mignolli. LabEC è la prima edizione di un percorso destinato a continuare nel tempo con l’obiettivo di generare socialità e creatività nel senso più bello e più ampio, al tempo stesso posizionando il centro storico di Catanzaro come polo culturale dinamico e inclusivo.