Pronto l’atteso tour estivo degli Amakorà. La band calabrese, molto amata e seguita, è attesa nelle principali piazze della Calabria, da nord a sud della regione. Saranno tantissimi gli appuntamenti estivi.

Quali saranno le principali tappe? Cosa troverà il pubblico nei concerti? E quali sorprese sono state preparate per questa stagione? Lo chiediamo direttamente al gruppo.
«Questo è il tour che sancirà il nostro quindicesimo anno di attività. Dal 2011 ci muoviamo lungo tutta la regione tra festival, feste e sagre che portano la Calabria in una dimensione assai diversa rispetto a quella invernale. La prima data sarà il 18 luglio a Filogaso. Seguiranno molti appuntamenti in occasione di importanti eventi un po’ ovunque; il consiglio è sempre quello di seguirci sui nostri canali social, dove verranno pubblicate continuamente le nuove date. È inutile anticipare cosa troverà il pubblico ai nostri concerti: bisogna vivere l’evento dal vivo e calarsi nella genuinità della nostra terra, in totale e sfrenata libertà. Quindi, le sorprese? Resteranno tali!

Sono passati ormai otto anni dall’uscita di “Pe Tia”. Vi ricordate l’attesa che accompagnò quel brano? Quando avete capito che sarebbe diventato uno dei pezzi più amati della musica calabrese contemporanea?
«Quando nasce un brano, chi lo concepisce non può mai sapere quale impatto avrà sul pubblico. Qualsiasi previsione resta un’ipotesi che soltanto l’ascoltatore potrà decretare come azzeccata o meno. “Pe Tia” fu una sorpresa: la inserimmo nella scaletta dei concerti prima ancora della sua uscita ufficiale per testarla, e funzionò subito. In seguito ci furono la registrazione in studio e la realizzazione del videoclip, nel quale la vestimmo di sogni e d’amore all’interno di contesti urbani frequentati dagli studenti. L’intero videoclip fu girato a Rende, tra l’università, i parchi e i locali storici del mondo universitario. Tutto funzionò alla grande. Già dal tour successivo tutti la cantavano ovunque, ed è esattamente quello che accade ancora oggi».

Quali sono i pezzi che, a distanza di anni, continuano a essere cantati nelle piazze e sui social da persone di tutte le età?
«Anni fa avremmo dato una risposta basata solo sulle sensazioni ricevute dal vivo. Oggi, a quelle emozioni, possiamo aggiungere l’aiuto dei dati analitici ai quali abbiamo accesso. Abbiamo quindi un riscontro oggettivo che non lascia dubbi: “Mi Facisti Nnamurari” resta tra le canzoni più ascoltate di sempre, ma “Bellizzi”, “U Paisi” e molti altri brani mantengono ancora oggi intatta la loro attualità. “Pe Tia”, che abbiamo già citato, è stabilmente presente in moltissime playlist».

Secondo voi qual è il segreto di quelle canzoni che resistono al tempo e alle mode e ancora oggi riescono a emozionare così tanto?
«Le parole! Le parole restano impresse, si memorizzano e si fondono con le note che abbiamo voluto cucire loro addosso. Facendo musica identitaria, è naturale restare nel cuore di chi questa terra la sente davvero dentro».

Con “Senza Vuci” avete affrontato il tema della sofferenza maschile dopo la fine di una relazione, rompendo molti stereotipi. Che tipo di reazioni avete ricevuto dal pubblico a un anno dalla sua pubblicazione?
«Sì, siamo usciti dagli schemi sociali. Lo abbiamo fatto soprattutto con il videoclip, per il quale abbiamo pianificato un’intensa ricerca basata anche sulla simbologia e sui colori insieme al regista Massimo De Masi. Rispetto ad altri video, nei quali ognuno di noi interpreta semplicemente se stesso, questa volta ciascun componente ha dovuto esprimere una diversa reazione emotiva attraverso la recitazione. Sono tutti dettagli che non sono sfuggiti al nostro pubblico, che ha amato il brano fin da subito».

“Nuvoli e Fumu” nasce dal dramma dei bambini di Gaza e rappresenta una delle vostre canzoni più intense e impegnate. Quanto è importante per voi utilizzare la musica per raccontare anche le ferite del nostro tempo?
«Per noi è tutto, altrimenti saremmo soltanto musicisti prestati all’algoritmo. Sapevamo di intraprendere un lavoro totalmente decontestualizzato rispetto al nostro genere musicale e ai temi che oggi vengono generalmente proposti. Proprio per questo non siamo rimasti indifferenti e abbiamo voluto aggiungere una presentazione che allargasse ulteriormente la riflessione, con l’obiettivo di aprire le menti».

L’ingresso della vostra musica nel film “La Voce di Cupido” e l’approdo su Rai 1 rappresentano un importante riconoscimento nazionale. Che significato ha avuto per voi e quali nuove prospettive si sono aperte dopo questa esperienza?
«Non è la prima volta che la nostra musica arriva al pubblico nazionale: “Bellizzi” uscì in una compilation allegata a TV Sorrisi e Canzoni nel 2017. Ora, invece, tutto è approdato in prima serata su Rai 1 attraverso una prestigiosa collaborazione con un’importante produzione musicale. Sono esperienze gratificanti che ti proiettano su livelli diversi, un traguardo che, con il nostro genere musicale, è solitamente molto difficile da raggiungere».

Gli Amakorà sono una band, ma anche una famiglia artistica. Ecco chi sono i componenti del gruppo, quale ruolo svolgono e quale contributo personale portano all’identità musicale degli Amakorà.

Francesco Papillo (tamburello, percussioni, batteria e cori): in realtà è un polistrumentista, ottimo pipitaro e abile suonatore di flauti. Da questa sua abilità sono nate le sezioni strumentali di diversi brani.

Pietro Maida (basso elettrico e cori): è l’orecchio attento del gruppo tra spartiti e tracce audio, anche se il suo strumento principale è la tromba.

Sandro Scidà (chitarra battente, lira calabrese e cordofoni etnici): è il principale autore del gruppo, con all’attivo 21 testi diventati canzoni.

Lev Kristian Massa (organetto, zampogna e tamburello): polistrumentista, arricchisce il proprio repertorio con pipite, flauti e sax.

Francesco Soldano (sax, pipita, flauti, fiati etnici e suoni digitali): dalla sua postazione prendono vita anche sonorità non convenzionali derivate dal mondo digitale.

Francesco Caruso (voce e chitarra acustica): essendo il più giovane del gruppo, porta freschezza, energia ed espressività alla band.