Dalla Calabria al teatro classico, dalla musica a Shakespeare. Lorenzo Patella è un giovane artista calabrese che sta costruendo un percorso importante nel mondo dello spettacolo. Una formazione tra teatro, musica e studi classici, esperienze prestigiose come quella al Teatro Greco di Siracusa e collaborazioni con importanti interpreti.

Mercoledì 2 settembre ha debuttato, insieme a Melania Giglio, in “Rapsodia Shakespeariana”, uno spettacolo che porta in scena l’universo dei sonetti di Shakespeare attraverso un originale dialogo tra parola, teatro e musica.

Lo abbiamo intervistato.

Mercoledì 2 settembre il successo di “Rapsodia Shakespeariana”. Che cosa ti ha conquistato di questo viaggio dentro l’amore, il desiderio, la passione e le contraddizioni dell’animo umano?

Dei sonetti di Shakespeare mi ha colpito innanzitutto la sua straordinaria capacità di conoscere e raccontare l’essere umano in tutte le sue sfumature: i desideri e le paure, le ansie e le inquietudini, le introspezioni più profonde, ma anche la magia, lo stupore e il bisogno di amare.

Shakespeare riesce a entrare nell’animo umano con una precisione sorprendente, come se conoscesse le nostre fragilità ancora prima di noi stessi.

Ciò che mi affascina maggiormente è il modo in cui mette in luce le nostre contraddizioni. Attraverso la sua immensa maestria, Shakespeare ci mette davanti a uno specchio e ci invita a guardarci davvero. Ci interroga su chi siamo, da dove veniamo e verso quale direzione stiamo andando.

Forse è proprio questo il motivo per cui la sua parola, a distanza di secoli, continua a parlarci con una forza intatta: perché riesce ancora a dare voce a ciò che spesso non sappiamo dire, alle domande più profonde e ai sentimenti che appartengono a ogni essere umano.

Tu sei un giovane artista calabrese. Sei partito da Maione, in provincia di Cosenza, e sei arrivato a calcare palcoscenici importanti. Quanto c’è della Calabria dentro Lorenzo Patella artista?

La mia adorata Calabria ha sempre rappresentato per me un punto fermo e importante. Ovunque sia andato, non ho mai dimenticato le mie radici e soprattutto il mio paese, Maione, che è stato il luogo che più mi ha ispirato durante l’infanzia.

I racconti dei miei genitori, dei miei nonni, dei miei zii hanno contribuito a formare il mio immaginario. Ho vissuto in un paesino di circa trecento anime, circondato dal verde e da persone, storie e cose semplici che hanno costruito, nel tempo, il mio bagaglio emotivo.

E credo che per fare questo mestiere quel bagaglio sia fondamentale. In qualche modo, tutto quello che ho vissuto lì continua a viaggiare con me.

Teatro e musica sono le due anime del tuo percorso. Che cosa succede quando una parola teatrale incontra una chitarra, una voce e la musica? È possibile raccontare un’emozione meglio attraverso questa fusione?

Insieme alla mia maestra e collega Melania Giglio, che ha curato la messinscena dello spettacolo, abbiamo cercato di contaminare la parola teatrale con alcuni interventi musicali, anche grazie a una passione per la musica che ci lega profondamente.

Credo che il miscuglio tra le arti sia sempre una ricchezza: quando una parola incontra una voce, una chitarra o una melodia si aprono possibilità espressive nuove.

Apprezzo molto questo modo di fare teatro, che è anche una cifra stilistica del teatro di Melania e che sento particolarmente vicino alla mia sensibilità.

Hai avuto esperienze importanti, fino al Teatro Greco di Siracusa. Che effetto fa, per un ragazzo che parte dalla Calabria, trovarsi su uno dei palcoscenici più prestigiosi e affascinanti del mondo?

È stata un’esperienza meravigliosa e profondamente gratificante. Dopotutto, è quello che sognavo da bambino.

Trovarmi al Teatro Greco di Siracusa e recitare gomito a gomito con attrici e attori di grande spessore è stato per me un privilegio enorme. Sono esperienze che ti fanno capire quanto sia straordinario il mestiere che hai scelto e, allo stesso tempo, quanto ci sia ancora da imparare.

In “Rapsodia Shakespeariana” lavori ancora una volta con Melania Giglio. Che cosa significa confrontarsi con un’artista di questa esperienza? E che cosa hai imparato da lei?

Melania è stata la mia maestra e, quando utilizzo questo sostantivo, non lo faccio affatto a caso. È un’insegnante nel senso più autentico del termine: qualcuno che sa “in-segnare”, cioè lasciare un segno.

Oltre a essere un’attrice e una cantante fenomenale, è stata la persona che mi ha introdotto a questo mondo e che mi ha dato gli strumenti per iniziare a costruire il mio percorso.

Lavorare oggi al suo fianco è per me un immenso onore. Quel poco che so fare lo devo soprattutto a lei e, ancora oggi, è per me uno stimolo continuo a crescere, a studiare e a mettermi in discussione.

Sei giovane, ma hai già scelto una strada tutt’altro che semplice. Quanto è difficile oggi per un ragazzo del Sud trasformare una passione artistica in una professione vera e propria?

Credo che alla base ci sia anche una grande voglia di riscatto. La voglia di fare tante cose belle, di mettermi continuamente alla prova e, soprattutto, di non annoiarmi mai.

È anche per questo che ho scelto questa strada, nonostante le difficoltà. Fare dell’arte una professione richiede sacrificio, studio, costanza e tanta pazienza, ma penso che quando una passione è davvero forte valga la pena inseguirla.

E forse proprio il desiderio di riscatto ti dà quella spinta in più per continuare a provarci.

Qual è il sogno di Lorenzo Patella? C’è un personaggio, un’opera, un grande palcoscenico o un progetto che ancora non hai realizzato e che vorresti conquistare?

Ho tanti sogni, soprattutto due a cui tengo particolarmente.

Il primo è debuttare presto in un teatro d’opera. Con il mio maestro Gianluca Terranova ci stiamo lavorando.

Il secondo, invece, è un sogno che riguarda la mia terra: portare il teatro nella nostra amata Calabria e creare un grande festival teatrale che possa ospitare artisti e spettatori da tutta Italia.

Mi piacerebbe farlo proprio nei nostri borghi, restituendo loro quella centralità culturale che meritano. Credo che la nostra terra ne abbia bisogno e che questo sia un momento particolarmente favorevole, perché sento che in Calabria c’è un grande fermento culturale.

Chissà, magari questo sogno un giorno potrà davvero diventare realtà.