Otto poesie commentate per rivelare, come in un'illuminazione, quegli aspetti della coscienza e della rappresentazione di noi meridionali rimasti oscuri ai più, ma che hanno comunque avuto un peso decisivo nella definizione del nostro carattere e continuano ad averlo nella lettura della realtà contemporanea. Dopo Terronia di Rocco Scotellaro, è la volta di Calabria infame di Franco Costabile.

È il 1960 quando Franco Costabile, poeta nato a Sambiase nel 1924 e morto suicida a Roma nel 1965, pubblica sulla rivista Letteratura un poemetto in cinque parti intitolato Caro Sud, vorrei scriverti un giorno. Una delle sezioni di questo componimento, con alcune varianti, verrà inserita nella sua seconda raccolta di versi, La rosa nel bicchiere, come poesia autonoma con il titolo Calabria infame. Eccone il testo, esemplare per quella scarnificazione verbale e ritmica che tanto piacque a Giuseppe Ungaretti:

Calabria infame

Un giorno
anche tu lascerai
queste case,
dirai addio,
Calabria infame.

Solo
ma leale
servizievole,
ti cercherai
un'amicizia,
vorrai sentirti
un po' civile,
uguale a ogni altro uomo;
ma quante volte
sentirai risuonarti
bassitalia,
quante volte
vorrai tu restare solo
e ripeterti
meglio la vita
ad allevare porci.

È evidente il riferimento indignato al dramma dell'emigrazione e alla desolazione di paesi sempre più spopolati, così come il lamento sofferto, disilluso, doloroso e rabbioso per una terra che costringe i propri figli a partire e che ha riservato lo stesso destino all'autore di Calabria infame. Tuttavia, è ancora più significativa la contrapposizione tra l'attualissima immagine evocata dai martellanti versi di Costabile, fatta di emigrazione di massa, devastazione del territorio, precarietà permanente, lavoro nero e isolamento culturale, e, sul versante opposto, un'umanità periferica ma ancora viva, persino negli spazi più marginali dell'esistenza: quella di chi parte ma, al tempo stesso, continua a cercare dignità e uguaglianza, scontrandosi con il disprezzo e con l'umiliante etichetta di «bassitalia», un vero e proprio marchio d'infamia, simbolo di inferiorità e sospetto.

«Bassitalia» è un'espressione tanto poetica, nella misura in cui richiama una bellezza antica, quanto ambigua, perché non indica una posizione geografica, bensì una concezione mentale e una condizione economica, sociale e civile di inferiorità che una parte del Nord ha voluto attribuire al Mezzogiorno. Nel tono con cui Costabile la utilizza c'è tutta la solitudine di chi, già abbandonato dal padre, continua a sentirsi fuori posto, fino a rimpiangere persino la propria miseria.

Il peso di questa espressione pregiudiziale all'interno della lirica rappresenta un esempio emblematico del carattere anticausale del lucido realismo del poeta. I suoi versi, come spiegava Libero Bigiaretti, «sono talmente intrisi di realtà, impregnati di Calabria, che ci sembra di potergli rivolgere una lode, dicendogli che quasi non ci si accorge [...] del lavoro letterario, della scrittura». È proprio per questo che Costabile aderisce al fragile equilibrio e all'assurdità della sua esistenza di straniero, quasi di profugo, e che, privo di speranza, finisce per somigliare, a distanza di decenni, anche alla nostra.