Nel 2004 il regista calabrese Mimmo Calopresti gli dedica “L’ora della lucertola”. Le sue poesie epistaltiche nascono dalla Calabria pastorale dell'infanzia, mondo primordiale da incollare sul presente per coglierne la prospettiva migliore
Tutti gli articoli di Cultura
PHOTO
Calabrese di grande personalità ed estro, Mimmo Rotella è morto nel gennaio di venti anni fa. Il regista Mimmo Calopresti – anch'egli calabrese e autore nel 2004 di un film sulla sua vicenda artistica (nel quale il maestro è anche attore) intitolato L’ora della lucertola – spiega come la vita di Rotella fosse stata sempre «sulla superficie»: una superficie colorata, in grado di trasmettere grande entusiasmo e desiderio di essere rappresentata, ma che spesso bisogna saper oltrepassare. Bisogna essere capaci di individuare il modo giusto di rappresentarsi e Rotella, durante le riprese del film come in diverse altre occasioni, lo ha fatto raccontando quella che egli stesso era solito chiamare la «grande Magna Grecia», l'habitat naturale di gran parte delle sue intuizioni.
Come è noto, la prima intuizione di Rotella è stata, intorno al 1953, il décollage, la tecnica artistica che si serve di manifesti strappati e che si pone in una certa continuità con gli sviluppi in chiave gestuale, informale e pop del Dadaismo. Secondo l'artista nato a Catanzaro nel 1918 la magia che c'è alla base della creazione artistica dipende in gran parte dal luogo in cui si è nati, anche se poi, alla realizzazione dell'opera contribuisce soprattutto la capacità di concentrazione.
Alla Magna Grecia delle sue origini sono riconducibili diverse idee di Rotella, come anche il titolo del film diretto da Calopresti che, nello specifico, fa riferimento a un'espressione cara alla tradizione popolare e usata dalla madre dell'artista per indicare le prime ore pomeridiane della stagione estiva, destinate, per il caldo, al riposo. Insomma, sotto la pelle della città, dietro l'esteriorità da lacerare c'è un senso di appartenenza ai luoghi luminosi dell'infanzia, ma c'è anche il desiderio di scoprire altri mondi nascosti e, magari, di correggere gli aspetti più deteriori di ciò che si vive ogni giorno. In quest'ottica, le poesie epistaltiche di Rotella, che fruiscono di parole e suoni svincolati dal loro senso abituale e che recuperano così la loro primordiale natura evocativa, assumono una funzione del tutto omologa a quella degli strappi, richiamandosi ancora una volta alla Calabria, questa volta quella prettamente pastorale, della sua gioventù.
Operando, per così dire, nell'ora della lucertola, si ha la possibilità di recuperare questa Calabria primordiale non in chiave nostalgica o mitografica; essa diventa, bensì, un modello da incollare sul presente e sul futuro per individuare i difetti, strapparli via e cogliere appieno la prospettiva migliore.

