Pierpaolo Furlano rappresenta una delle espressioni più originali e complete del talento calabrese contemporaneo. Artista, illustratore medico-scientifico e docente, ha costruito un percorso che unisce rigore scientifico, creatività artistica e profonda vocazione educativa.

Laureato con il massimo dei voti all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e autore di numerose specializzazioni in ambito artistico, restaurativo e religioso, si è affermato nel settore dell’illustrazione medico-scientifica collaborando con importanti università e strutture ospedaliere italiane ed europee, tra cui l’Università di Parigi, l’Università Tor Vergata di Roma e l’Università Magna Graecia di Catanzaro.

La sua attività artistica ha raggiunto prestigiosi riconoscimenti, culminati con la partecipazione alla 54ª Biennale di Venezia nel 2011, dove ha esposto una monumentale opera in cartone che ha ricevuto apprezzamenti dalla critica, tra cui quelli di Vittorio Sgarbi e Giorgio Gregorio Grasso.

Dal 2024 insegna alle Scuole Riccardo Misasi di Cosenza, distinguendosi per un metodo educativo innovativo fondato sull’ascolto, sull’inclusione e sulla valorizzazione dell’errore come opportunità di crescita. La sua visione didattica, ispirata ai valori umani e alla tradizione culturale cristiana, pone al centro lo studente e il rapporto di fiducia con le famiglie.

Figura poliedrica e profondamente legata alle proprie radici, Furlano rappresenta un esempio di eccellenza calabrese capace di coniugare arte, scienza e formazione al servizio delle nuove generazioni.

Può raccontare il momento in cui ha capito che arte e scienza non erano due mondi separati per lei, ma un’unica strada da percorrere?

«Questo momento si è verificato durante gli studi di ScuolaSuperiore compiuti nel Liceo Artistico Statale di Cosenza, nel II anno, durante il quale iniziavo a fare le prime esperienze di Disegno Anatomico, “incontrando” Leonardo Da Vinci…. Si, Incontrai la sua storia, il suo estro geniale, il suo amore per l’Anatomia, la sua tecnica di studio; fu il primo a eseguire studi approfonditi sull’Anatomia Umana. Ciò accese in me un grande interesse che immediatamente dopo si trasformò in puro amore e passione verso la perfezione “divina nel nostro corpo”, che nessuna tecnica anche la più perfetta può riprodurre, ogni organo pur avendo una funzione autonoma è importante solo se collabora con l’altro, dando vita ad un ciclo continuo: la vita. L’essere umano nel corpo e nello spirito è pura armonia di colori di forme di contenuti di bellezza e di perfezione, è un’opera d’arte ma anche scientifica, due realtà fuse in una che potevano essere conosciute e percorse insieme».

La sua formazione spazia dalla pittura all’illustrazione medicoscientifica, dal restauro alle scienze religiose: come influiscono questi diversi saperi sul suo approccio all’insegnamento del disegno anatomico?

«Parto da un principio fondamentale: l’essere umano è una realtà unitaria derivata dall’interazione reciproca di due grandi complessi strutturali: la somatica e la psichica. E attraverso il disegno anatomico – che amo profondamente – spiego come tutte le discipline hanno punto di riferimento l’essere umano da promuovere, da curare, l’essere umano parte di questo universo interconnesso dove ogni azione ed emozione genera risonanze con l'ambiente, spiego come nell’arte è specchio del divino, canone di bellezza ideale, veicolo di moti interiori e infine strumento d'indagine sociale ed esistenziale, spiego come nella religione è considerato ponte tra il materiale e il divino e unità inscindibile di corpo e anima, dotato di libero arbitrio e chiamato a essere custode della creazione, e come nella scienza è il risultato di un lungo percorso di evoluzione biologica e culturale»

Tra collaborazioni con università europee e reparti ospedalieri, quali progetti le hanno dato le soddisfazioni professionali più grandi e perché?

«Ogni collaborazione per me è sempre un arricchimento che mi permette di crescere come artista e persona. Certamente alcune sono indimenticabili, soprattutto per i rapporti umani creati e custoditi nel tempo, e tra questi ricordo come se fosse oggi tre episodi importanti, ancora da studente di III Anno presso l’Accademia delle Belle Arti in Catanzaro (2003/04), la mia partecipazione all’Intervento di chirurgia presso il Policlinico Universitario “Mater Domini” Catanzaro di Laringectomia ed asportazione di tumore, accanto al Primario Prof Otorinolaringoiatria Aldo Garrozzo; nel 2001 la realizzazione di 10 tavole Anatomiche richieste personalmente dalla Prof.ssa Renèe CrouzetBarbati, Orthoptiste dell’Università di Parigi, nonché assistente in Oftalmologia e docente in Ortottica e Riabilitazione visiva c/o università Tor Vergata, e nel 2015 la mia partecipazione al Concorso Europeo di Illustrazione Medica presso Il Rizzoli (Bologna), in memoria di Giliola Gamberini, classificato nei primi sei posti. Della Giliola conservo un ricordo indelebile, mi accolse, in Istituto Rizzoli Scuola di Disegno Anatomico di cui era direttrice, come una madre che accompagna il figlio a fare i primi passi nel disegno anatomico - “i suoi occhi brillano della mia stessa luce” - mi disse….

Tra questi ricordi cari, ne conservo uno in particolare, la mia prima Mostra Artistica realizzata a 18 anni presso i locali di Piazzetta Toscano in Cosenza. Una grande partecipazione di pubblico per un giovane diciottenne che presentava 100 opere in diverse tecniche artistiche, ero emozionato, ed il momento più emozionante fu la partecipazione ed il pensiero espresso dal presidente della Provincia Antonio Acri che si disse “estasiato ed impressionato da ciò che aveva visto”; volendo offrire un contributo con l’acquisto di un’opera e la promozione dell’artista. Mi colpì – del presidente – l’interesse visibile nella sua partecipazione e le parole espresse piene di cura».

Nel 2011 ha esposto alla Biennale di Venezia con un’opera monumentale realizzata in cartone: che valore simbolico e pratico attribuisce all’uso di “materiali poveri” nella sua arte?

«Il materiale povero è grezzo, è semplice, è di uso comune, di recupero o a basso impatto ambientale che viene rivalutato per la sua autenticità e versatilità. È Arte Povera ma nello stesso istante diventa ricchezza di energia vitale, una esperienza fisica, diventa strumento di comunicazione. L’opera grezza prende forma, io divento ne divento creatore, le do anima rendendo prezioso quel materiale, e mentre creo comprendo la bellezza della creazione dell’essere umano. L’opera assume una bellezza profonda che non è solo quella estetica, ma soprattutto quella interiore. È dalla semplicità che nasce la meravigliosità del creato, dell’essere umano. Le mie opere di “materiali poveri” vogliono ricordare che ogni essere umano è perfetto nella sua imperfezione, cercando di comprendere la propria bellezza interiore fatta da vizi e pregi, difetti e virtù, e che ognuno di noi è un’opera d’arte unica».

Lei parla spesso di pedagogia dell’ascolto e dell’inclusione: può fare un esempio pratico di come trasforma l’errore strumento di crescita nella sua classe?

«Certamente. Con i ragazzi ho instaurato un rapporto basato sul dialogo, sull’ascolto, sulla accoglienza, sul tendere la mano, sul rispetto, sulla fiducia, sul non aver paura di esprimere il proprio pensiero anche sbagliando. Io stesso sono cresciuto in una famiglia che mi ha insegnato tutto questo. Quest’anno i miei genitori hanno compiuto 62 anni di matrimonio, e noi figli siamo stati educati con queste modalità e soprattutto a bandire il giudizio. L’errore deve essere trasformato in strumento di crescita sempre, uno dei vari esempi: l’insegnante ha a disposizione uno strumento disciplinare. Anche a me è capitato di doverlo utilizzare con mio grande dispiacere pur avvisando uno studente. Al termine dell’orario scolastico ho atteso lo studente ed insieme abbiamo parlato, gli ho spiegato il perché della nota, gli ho spiegato che con la nota il professore non punisce lo studente ma l’azione non positiva posta in essere. Ho spiegato che tutti possono commettere errori, importante è riconoscerli perché si cresce e una nota può aiutare. E poi l’ho spiegato a tutti gli studenti della classe, è importante creare un clima di comprensione sempre, e così con le famiglie. Pensiamo a San Paolo cosa scriveva in 1 Corinzi 13,2, “se io conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza… ma non avessi l’amore”. Chi ama capisce meglio, prima e di più. Il dono della Scienza insegna ad amare le persone attraverso la comprensione, come Dio lo si comprende solo amandolo. Se nel nostro linguaggio “scienza” significa conoscenza umana di tipo tecnico, attraverso la quale si arriva a dominare il mondo; nel linguaggio biblico “Scienza” è la capacità di conoscere il mondo senza dominarlo, al contrario, riconoscendo Dio come Creatore. Scienza è la luce per vedere nelle cose e nelle persone la bellezza e la potenza di Dio, ma è anche la conoscenza che scaturisce dall’amore: il cuore che ama comprende più della mente. Il cuore si apre alla fiducia in Dio, al suo dono gratuito e coglierne la relazione di amore incondizionato, accettando anche ciò che non si capisce: le prove e il dolore».

Come dialogano nella sua esperienza la dimensione della fede e quella scientifica—soprattutto nella rappresentazione del corpo umano e nella pratica educativa?

«Sant’Agostino e San Tommaso ci spiegano che esiste una armonia tra fede e ragione, e nella ragione confluisce il sapere scientifico, e Come ha scritto nella Fides et RatioPapa Giovanni Paolo II, esse sono come "due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità". Ecco, la verità della fede che unita alla scienza permette di conoscere, amare e rispettare noi stessi, gli altri, la bellezza del creato, e quindi la bellezza di Dio che si riflette in tutto ciò che ci circonda e soprattutto nell’essere umano – per me che credo – creato a sua immagine e somiglianza. Questo significa accogliere, ascoltare e aiutare i ragazzi ad autocomprendersi, a perdonarsi, ad amarsi proiettando tutto ciò verso il prossimo, ed ancora, valorizzare le differenze individuali perché ogni studente diventi autore del proprio percorso formativo».

Quali sono oggi, a suo avviso, le condizioni necessarie per “valorizzare” talenti come il suo in Calabria, e che ruolo possono avere scuole, istituzioni culturali e ospedali in questo processo?

«La Calabria è piena di talenti, e molti ancora non conosciuti. Talento come competenze, capacità che vengono naturali da mettere in pratica permettendo di raggiungere risultati eccellenti. Spesso chi ha un talento lo vive naturalmente e non pensa che quella manifestazione lo sia. Le storie talentuose, poi, diventano note - quasi sempre – grazie ai mezzi di comunicazione, alla stampa, dovuti o a casi fortuiti o perché qualcuno lo racconta..Penso sia importante creare ponti concreti tra il potenziale individuale e il sistema pubblico, accademico o lavorativo, perché hanno gli strumenti adeguati per far emergere quei talenti inespressi, valorizzarli e donarli al mondo. Soprattutto le Istituzioni hanno un ruolo fondamentale nell’ascoltare l’altro, osservarlo, focalizzare e promuovere le abilità perché il talento che emerge diventa promozione culturale, sociale ed economica»

Chi è Pierpaolo Furlano?

«Potrei raccontare una magnifica storia di vita con gioie e dolori, cadute e risalite, ma sintetizzo.

Pierpaolo nasce in una famiglia cattolica cristiana che ha sempre creduto nella Chiesa e in Gesù Cristo attivamente e camminando nel Rinnovamento nello Spirito dal 1972, accanto al rispetto dei principi dello Stato. La mia famiglia è sempre al mio fianco e mi ha guidato nel poter vivere libero nel rispetto di quei principi etici e morali che non possono essere dimenticati. Oggi aggiungoquesto mio vivere nella famiglia scolastica che ricomprende non solo gli studenti ma anche i colleghi e i dirigenti scolastici, non dimenticando la famiglia parrocchiale, di cammino spirituale e degli amici in giro per l’Italia che cerco di sentire il più possibile.

Chi è Pierpaolo? Mi piace ricordare alcune parole della canzone di Giovanotti: “Ho le tasche piene di sassi”:

Una libellula che vola sopra la ricchezza che viene e che va, e soprattutto consapevole di fermarsi sulle pozzanghere e gli stagni del mondo perché proprio là possiamo trovare quella ricchezza nascosta che dobbiamo aiutare a far sbocciare in piena libertà».