Rossini, Mozart e Darius Milhaud ricompongono l’intera trilogia di Beaumarchais. Con La mère coupable, annunciata per la prima volta in Italia e alla quarta rappresentazione mondiale, Cosenza si candida a ospitare un evento di eccezionale rarità operistica. La visione della direttrice artistica Chiara Giordano abbraccia anche danza, progetti speciali, divulgazione musicale e nuove forme di partecipazione culturale
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Cosenza affida al Teatro di Tradizione Alfonso Rendano una stagione che ambisce a coniugare il prestigio del grande repertorio lirico con la ricerca artistica, la sperimentazione e l’apertura a nuovi pubblici. Il cartellone 2026, inserito nel Festival Calabria Teatri in Città, porta il titolo La saga di Figaro – Lirica, Danza e Progetti speciali e definisce un percorso nel quale la memoria dei capolavori europei incontra linguaggi contemporanei, iniziative divulgative e occasioni di condivisione culturale.
Il cuore della programmazione lirica, affidata alla visione della direttrice artistica Chiara Giordano, è rappresentato da un progetto di particolare ambizione: la ricomposizione della trilogia teatrale di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais attraverso tre opere che hanno segnato, ciascuna secondo una propria sensibilità, la storia del teatro musicale. Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, Le nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart e La mère coupable di Darius Milhaud compongono un itinerario narrativo e musicale di rara organicità.
A conferire al progetto un rilievo internazionale è soprattutto il terzo titolo.
La mère coupable sarà rappresentata per la prima volta in Italia e costituirà la quarta rappresentazione dell’opera nel mondo. Un dato che, se confermato sul piano storico, collocherebbe l’appuntamento cosentino in una posizione di assoluta singolarità nel panorama operistico internazionale.
La trilogia di Figaro: una vicenda, tre universi musicali
La trilogia di Beaumarchais attraversa un arco narrativo che conduce dall’intraprendenza giovanile alle inquietudini della maturità, dalle schermaglie amorose alla crisi dei rapporti coniugali, fino al confronto con le conseguenze delle scelte individuali. Figaro, personaggio arguto e anticonformista, attraversa le trasformazioni della società e dei rapporti umani, conservando la propria capacità di mettere in discussione privilegi, convenzioni e gerarchie.
La possibilità di accostare i tre capitoli all’interno di un unico progetto consente di cogliere la continuità della vicenda e, al contempo, le profonde differenze fra i linguaggi musicali che l’hanno interpretata. Rossini affida alla brillantezza ritmica e alla travolgente inventiva comica la storia del barbiere sivigliano; Mozart approfondisce le sfumature psicologiche e sociali della commedia; Milhaud conduce i personaggi verso un orizzonte drammatico nel quale il passato presenta il conto e la riconciliazione diventa una conquista difficile.
La saga di Figaro si trasforma così in una riflessione sulla libertà, sul desiderio, sul potere e sulla responsabilità. La sua ricomposizione scenica offre allo spettatore l’opportunità di seguire un’intera parabola teatrale, riconoscendo le metamorfosi dei personaggi e la modernità delle questioni affrontate.
Il barbiere di Siviglia: l’intelligenza che sconfigge gli ostacoli
Nell’opera buffa di Rossini, su libretto di Cesare Sterbini, Figaro mette il proprio ingegno al servizio del conte d’Almaviva, deciso a conquistare Rosina, giovane donna sorvegliata dal tutore don Bartolo, che vorrebbe sposarla per interesse.
Travestimenti, equivoci e astuzie si susseguono in un intreccio nel quale l’intelligenza riesce a scompaginare i progetti di chi pretende di controllare il destino altrui. La musica rossiniana, sostenuta da una straordinaria vitalità ritmica e da una scrittura vocale virtuosistica, esalta l’energia del protagonista e trasforma la vicenda in una celebrazione della libertà individuale.
La rappresentazione prevista al Rendano il 13 novembre, con replica il 15 novembre, offrirà al pubblico l’occasione di ritrovare uno dei titoli più celebri del repertorio buffo. La locandina segnala anche una prova generale aperta alle scuole il 12 novembre alle ore 10.
Le nozze di Figaro: il sentimento contro i privilegi
Con Le nozze di Figaro, Mozart e il librettista Lorenzo Da Ponte approfondiscono le tensioni che attraversano i rapporti sentimentali e le gerarchie sociali. Figaro e Susanna stanno per sposarsi, ma il conte d’Almaviva, marito della contessa, tenta di sedurre la futura sposa del proprio servitore, facendo leva sulla propria posizione.
Una giornata vorticosa di travestimenti, malintesi e rivelazioni mette a nudo le contraddizioni dei personaggi. Le donne dimostrano una particolare lucidità nel fronteggiare l’arroganza maschile, mentre la musica mozartiana conferisce alla commedia una straordinaria profondità psicologica. Sotto la leggerezza dell’intreccio si dispiega un’indagine sulla gelosia, sulla dignità, sulla fedeltà e sul potere.
Il titolo andrà in scena al Rendano l’11 dicembre alle ore 20.30 e il 13 dicembre alle ore 17, con prova generale aperta al pubblico il 10 dicembre alle ore 19. Il progetto permette così di proseguire il percorso narrativo avviato con Rossini, avvicinando il pubblico a una lettura complessiva della vicenda di Figaro.
La mère coupable: il capitolo raro che rende unica la stagione
Il terzo capitolo della saga introduce un’atmosfera più grave e meditativa. Nella vicenda musicata da Darius Milhaud su libretto di Madeleine Milhaud, i personaggi si confrontano con le conseguenze delle proprie azioni e con segreti che hanno segnato profondamente gli equilibri familiari.
La contessa d’Almaviva porta il peso di una vicenda dolorosa legata alla nascita di Léon; il conte è tormentato dai sospetti, mentre Figaro e Susanna cercano ancora una volta di districare una trama nella quale verità taciute, colpe e responsabilità si intrecciano. La commedia lascia spazio a una dimensione drammatica nella quale la possibilità del perdono diventa centrale.
Il titolo La mère coupable, traducibile come La madre colpevole, richiama il peso morale delle decisioni e la complessità dei legami familiari. La vicenda completa il percorso di Beaumarchais, spostando l’attenzione dall’abilità di conquistare la felicità alla necessità di affrontare le conseguenze delle proprie scelte.
La rappresentazione è prevista il 19 dicembre alle ore 20.30, con prova generale aperta al pubblico il 18 dicembre alle ore 19. La locandina presenta l’appuntamento come prima rappresentazione assoluta in Italia e quarta nel mondo, attribuendogli un valore di eccezionale rarità. La coproduzione scenografica con il Museo Multimediale Studios Città di Cosenza accompagna un allestimento che, secondo il programma, impiegherà strumenti tecnologici e soluzioni visive innovative. La regia è affidata a Paolo Panizza, la direzione musicale a Giancarlo Rizzi e le scenografie a Gianfranco Confessori, con il coinvolgimento della visual art e dell’intelligenza artificiale.
L’eccezionalità del progetto risiede proprio nella possibilità di completare, all’interno di una medesima programmazione, l’intero arco teatrale di Figaro, riservando al capitolo meno frequentato un’attenzione artistica e produttiva di particolare rilievo.
La visione artistica: l’unicità come identità artistica
La scelta della direttrice artistica del Teatro Rendano Chiara Giordano risponde a una precisa idea di programmazione: distinguere il teatro attraverso progetti dotati di una forte identità, capaci di superare la semplice successione di titoli e di offrire al pubblico esperienze culturali riconoscibili.
La trilogia di Figaro rappresenta l’espressione più evidente di questa impostazione. La sua forza deriva dalla costruzione di un percorso unitario, nel quale tre compositori, tre epoche e tre sensibilità musicali concorrono a raccontare la medesima storia. L’operazione acquista un valore ulteriore grazie alla presenza di Milhaud, autore assai meno frequentato nei cartelloni italiani, e alla rarità della rappresentazione annunciata per il Rendano.
La programmazione introduce inoltre un dialogo fra tradizione e innovazione. Alla centralità della partitura e del lavoro interpretativo si affiancano strumenti visivi e tecnologici, con l’intento di ampliare le possibilità espressive della scena e di avvicinare anche nuovi spettatori a un’opera complessa.
L’unicità, dunque, non coincide soltanto con la rarità di un titolo. Si traduce in una scelta culturale che mette in relazione il repertorio, la ricerca e la capacità di costruire un progetto coerente. In questa prospettiva, il Rendano si propone come luogo di produzione e diffusione artistica, con un’identità capace di dialogare con il panorama nazionale e internazionale.
La visione di Chiara Giordano trova nella saga di Figaro la sua manifestazione più emblematica, ma si estende all’intero cartellone. L’unicità diventa una scelta di metodo: selezionare progetti capaci di distinguersi, restituire centralità a repertori poco frequentati e costruire intorno agli spettacoli una rete di occasioni culturali. Per Cosenza, la stagione 2026 rappresenta così una possibilità di consolidare il ruolo del Rendano come teatro di tradizione aperto alla ricerca, alla contemporaneità e al confronto internazionale.

